8 aprile 2026

"Cremona, quella città decaduta del nord Italia": 1949 così in America vedevano la nostra città

“Cremona is a decayed city of Northen Italy” che tradotto, anche se si può intuire facilmente, significa “Cremona è una città decaduta del nord Italia”. Charles O. Hearon è stato il direttore ed editore di un giornale statunitense, lo Spartanburg Herald, che aveva sede a Spartanburg, in Virginia. Con una media quotidiana di circa 50000 copie al giorno vendute l'Herald rappresentava, soprattutto nella prima metà del '900 con Hearon come direttore, il punto di riferimento della informazione locale. Lo storico responsabile del quotidiano, puntiglioso e poco incline all'ironia come quasi tutti i direttori, si era speso per decenni per il benessere locale; rompeva gli zebedei ai politici quando qualcosa non andava, metteva la firma su articoli che erano rivolti al miglioramento della vita della collettività, cercava di dare valore al futuro soprattutto per le generazioni successive. Insomma il fatto di rompere le sfere, ma non quelle di cristallo, alla politica locale e cercare di valorizzare i bisogni della concittadini aveva reso Hearon un direttore quasi amato dai lettori, magari poco simpatico a molti ma diretto ed essenziale e in grado di spendersi per dare maggior valore a quella piccola parte degli Stati Uniti.

Nel marzo del 1949 Charles si mette a frantumare le scatole anche alla città di Cremona, definendola come decaduta, fatto che non lo rende di certo simpatico ma che, osservando il susseguirsi di alcuni suoi articoli per diversi mesi, ha un senso logico, magari poco ortodosso ma logico. La risposta ad una affermazione del genere andrebbe fatta in maniera sintetica e in dialetto cremonese come fece Ugo Tognazzi a Vittorio Gassman durante la loro fuga nel film “La marcia su Roma” ma, per mantenere la comunicazione su binari civili ed evitare di finire in tribunale, diventa più consono un elegante “fatti gli affaracci tuoi caro Charles e non rompere, qui a Cremona di problemi ne abbiamo – e ne avremo – sempre da vendere, inoltre vorremmo capire su quale base definivi nel 1949 come decaduta la città del Torrazzo”.

Il direttore non era uno sprovveduto per arrivare ad una definizione del genere, negli Stati Uniti dello sviluppo a tappe forzate del dopoguerra la speculazione edilizia nella sua regione aveva messo gli occhi su una bellissima foresta che, secondo la politica, andava abbattuta per dare più spazi edificabili a Spartanburg. Hearon si oppose fin da subito, la foresta era un polmone verde che dava legna per vari utilizzi tra cui quello rivolto agli strumenti musicali, era parte della storia locale che andava rispettata e valorizzata, non abbattuta e dimenticata.

La Cremona decaduta raccontata dal direttore era quella in cui, dopo la scomparsa di Antonio Stradivari e per circa due secoli, la città sul Po dimostrò di dimenticarsi dell'enorme talento dei maestri liutai cremonesi e dell'incredibile valore, storico e culturale, che il loro lavoro aveva prodotto. Aveva fatto i compiti l'insopportabile Charles; nel XIX secolo persone come il console onorario statunitense W. Alden e lo storico inglese R. Haweis erano arrivati a Cremona alla scoperta della liuteria senza trovarla per poi raccontare ai più importanti quotidiani al mondo le loro rocambolesche, e a volte spassose, avventure cremonesi. In città la inimitabile combriccola dei violini era completamente scomparsa dai radar e dalla storia cittadina tanto che i cremonesi rispondevano ai turisti o agli appassionati con un secco “Antonio Stradivari chi?”, fatto che Hearon conosceva molto bene e che aveva deciso di prendere come spunto per definire Cremona come città decaduta. Simpatico come correre nudo in mezzo ad un campo di ortiche velenose il direttore Charles Hearon aveva, in realtà, ragione da vendere; inutile negarlo, dimenticarsi e non valorizzare la storia di una città ha come unica possibilità la decadenza, sociale e culturale, della stessa. Il futuro è quello che guarda al passato come punto di partenza per dare valore a ciò che circonda, non quello dei grandi progetti buoni per soporiferi monologhi, aiuole da tirare via e slide colorate. A Hearon venne dedicato uno snodo stradale alle porte di Spartanburg, la sua personale battaglia per salvare la foresta aveva avuto la meglio e la città si era sviluppata tutelando anche Madre Natura, mentre a Cremona manca anche una misera o miserrima targa sulle due abitazioni di Claudio Monteverdi, eppure sulle slide colorate o nei noiosissimi monologhi sul futuro cittadino il suo nome esce sempre più spesso.

Ci accontenteremo quindi di un futuro che sulle slide sarà sempre più luminoso ed illuminato, non come i tabelloni luminosi spenti agli svincoli della città, perché di quelli Charles non poteva saperne nulla nel 1949.

Marco Bragazzi


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