20 aprile 2026

40 anni fa il disastro di Chernobyl e l'inizio dell'era Green

Era la notte del 26 aprile del 1986 quando il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl in Ucraina esplose, causando un disastro senza precedenti.

Venivamo dagli anni del terrore nucleare: dopo lo scontro tra Kennedy e Krusciov per i missili a Cuba l'incubo dell olocausto atomico ci aveva accompagnati per tutta la Guerra Fredda: film, documentari, perfino i cartoni animati ci terrorizzavano con la minaccia che la tensione tra USA e URSS sfociasse in una apocalisse nucleare.

Chernobyl cadde dunque nel momento peggiore, a confermare tutto il terrorismo psicologico che quei vent'anni avevano costruito, e l'effetto fu immediato e drastico.

Ricordo che per settimane ci venne di fatto proibito di mangiare insalata e bere latte a causa della nube radioattiva che si era sprigionata dal reattore e che vagava per l'Europa come un minaccioso spettro.

Chernobyl segno’ la fine dell URSS e parallelamente l'inizio dell'era Green: energie pulite e rinnovabili, cibo biologico e tutto ciò che oggi è di fatto l abc della nostra quotidianità e di cui prima di allora non si parlava. Portando con sé anche però il dannoso equivoco che l'energia nucleare non fosse pulita ma anzi la più pericolosa al mondo. Subito, in Italia, scattò il  referendum contro il nucleare, votato in massa sull'onda del terrore e venne chiusa la centrale di Caorso, che ci avrebbe invece garantito energia pulita a costi bassissimi. 

Da allora la nostra dipendenza energetica è diventata un dramma quotidiano a spese delle nostre tasche.

Ma Chernobyl non accadde per colpa del nucleare, accadde per colpa di un collasso strutturale dell URSS che era iniziato a metà degli anni 70 e che la abilissima propaganda sovietica aveva nascosto. 

Chernobyl fu anche dunque uno shock politico: per il mondo occidentale fu la prova provata e improvvisa che il blocco sovietico cascava a pezzi, e per il blocco comunista la tragica ammissione della fine di un sogno.

L'URSS era lentamente ma inesorabilmente invecchiata come Il suo leader supremo, quel Leonid Breznev che negli ultimi anni del suo regno sembrava un automa arrugginito circondato da una gerontocrazia incapace di uscire dal suo zastoj, la grande stagnazione.

Eppure, i geronti del PCUS sapevano bene quello che accadeva. Yuri Andropov, il grande capo del KGB, raccoglieva dal 1974  tramite le sue migliaia di spie centina di rapporti sull’andazzo generale: operai che fumavano invece di lavorare e dirigenti che giocavano a scacchi invece di controllare, e questo  non solo nelle fabbriche di ma anche negli  ospedali e, appunto, nelle centrali nucleari.

Toccò al povero Gorbacev raccogliere i frutti avvelenati di questi anni di pantano, al quale  non rimase altro che issare bandiera bianca. 

Fu l'inizio della fine della Guerra Fredda: nel giro di tre anni crollarono come pedine tutti i regimi del Blocco, nel 1991 l URSS si dissolse e noi restammo senza nucleare, comprando energia dalla stesse centrali francesi d oltralpe che siccome sono ben tenute non sono mai esplose. Ora il dibattito sul nucleare buono in Italia è riaperto, e speriamo porti buoni frutti. 

(La foto del professor Martelli è di Daniele Mascolo)

Sovrintendente agli Archivi del Comune di Milano

Docente di archivistica all'Università degli studi di Milano

 

Francesco Martelli


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commenti


PPriori

25 aprile 2026 04:51

A proposito di latte contaminato per “nube di Chernòbyl”. Dato che la fascia di popolazione più colpita è quella più giovane, per maggiore assunzione quotidiana dello iodio in bambini e adolescenti attraverso il consumo di latte, dove lo iodio-131 è presente, un’ordinanza del Ministro della Sanità, riguardante le prime settimane successive all’incidente, vietò -per effettiva comprovata esigenza- la somministrazione di latte fresco ai bambini fino all’età dl 10 anni ed alle donne in gravidanza e in aggiunta -per scrupolo- la vendita e la somministrazione di verdure fresche a foglia larga (es. lattuga).
Il divieto riguardava solo il consumo, non la produzione e neppure la vendita, quindi il latte non venne tutto distrutto, ma trasformato in formaggio da immagazzinare, soprattutto del tipo grana che per disciplinare richiede mesi, anni di stagionatura; così la radioattività dello iodio sarebbe completamente scomparsa. Poi, si dice, venne venduto a prezzi molto convenienti a paesi del nord Africa, tra i quali si vociferava, la Libia.
La misura della caseificazione in emergenza del latte -allora non normata- è ribadita in Documenti della Protezione civile nel 2022: “In una regione agricola contaminata …. Se esistono adatte aziende di trasformazione, ….l’immagazzinamento permetterebbe, per alcuni radionuclidi, come gli isotopi dello iodio, un decadimento radioattivo fino a livelli di sicurezza.” Viene anche aggiunta una novità: il congelamento del latte.
A causa della radioattività assunta con gli alimenti, la valutazione portò a concludere: la dose aggiunta a quella presente per natura, ha fatto sì che in quel 1986 ognuno di noi cremonesi abbia assorbito una dose totale come se avesse vissuto 2 anni; oppure, come se il 1968 l’avessimo trascorso, senza nube di Chernobyl, ad Ischia. Ovviamente sarebbe stato meglio così.