31 dicembre 2025

Corso Garibaldi nel tratto dal Cittanova a Porta Milano: il deserto. "Papà com'era questa strada quando avevi la mia età?"

Ma come era questa strada quando avevi la mia età?” Mia figlia guarda fuori dal finestrino mentre, insieme a due suoi compagni di classe, la sto portando a scuola; siamo nei primi giorni di dicembre e piove a dirotto mentre procediamo verso la nostra destinazione. Quando il clima è decisamente inclemente raccolgo lei e due coetanei e li porto verso via Palestro sbucando in corso Garibaldi di fianco al Cittanova. La strada è disseminata di insegne sparite, non è possibile non notarle, insegne che sembrano voler ricordare tempi andati. In realtà i negozi chiusi, nel tratto dal Cittanova fino a San Luca, sono più di una trentina, divisi su entrambi i lati della strada. I tre ragazzi hanno 15 anni, osservano le vetrine chiuse con l'ottica di coloro che non hanno mai visto quella stessa realtà in maniera differente, la cosa inquietante è il fatto che, per tre adolescenti, è quasi naturale vedere il fiorire di cartelli “Affittasi” o “Vendesi” appesi sotto le insegne ormai scolorite.

Spiego che, 40 anni fa, non tre secoli fa, quel tratto di strada aveva una vivacità commerciale e sociale ben differente, era parte di una città che vedeva il futuro con l'ottica rivolta al cittadino più che ai fantomatici “grandi progetti” che sembrano non mettere al centro le persone e la loro quotidianità. Mentre il traffico procede con ritmi molto blandi racconto un minimo di storia di quel tratto che strada che nei pressi di San Luca, più di un secolo fa, si innestava verso il dazio di Porta Milano, cosa siano i dazi magari lo sanno, che ci fosse una entrata in città dedicata a chi portava dei beni in città per venderli non lo sanno di certo. E' normale e ovvio, meno ovvio il fatto di vedere quel tratto di strada, fulcro del commercio di allora, abbondare solo di vetrine lasciate alla polvere. Non riesco a capire se i miei passeggeri sono attenti o se, verosimilmente, ai tre non frega nulla di quel piccolo racconto che sto portando avanti mentre seguo il flusso delle macchine; probabilmente i tre compagni di classe saranno più nervosi e concentrati per un compito in classe di latino, matematica o inglese che neanche per un pezzo di corso Garibaldi. Non posso biasimarli, a 15 anni anche io avevo interessi di certo differenti da quelli legati al commercio cittadino ma almeno camminavo lungo corso Garibaldi osservando quella continuità di colori che, dazio o non dazio, mi offriva un senso di calore e tranquillità. Oggi quelle sensazioni sono sparite, il passare degli anni c'entra poco, è quel futuro diviso tra negozi chiusi e luci spente che dovrebbe far riflettere, è quella parte di cultura e storia che viene messa in fondo ad un cassetto con o senza naftalina perché ormai superata e, evidentemente, considerata come retrograda.

Mi metto il cuore in pace convinto del fatto che nessuno mi abbia ascoltato quando, forse complice la pioggia battente, il trio sembra risvegliarsi da quel silenzio che avevo scambiato per disinteresse. Mia figlia ragiona sul fatto che meno negozi significa meno lavoro per dipendenti e proprietari ma anche meno possibilità di scelta per un acquisto soprattutto se i pochi negozi vendono in pratica gli stessi prodotti, a questo si aggiunge un minore interesse per il turismo in una zona sprovvista di commercio al minuto. Nella sua banalità è un ragionamento che tiene, non propone soluzioni perché il tema è ben più complicato ma si rende conto che una situazione di questo genere, che si sta sviluppando anche in altre zone, andrà inesorabilmente a colpire la città e quel futuro che – dovrebbe – aprirsi tra qualche anno davanti ai tre compagni di classe.

Sono passaggi che dovrebbero far riflettere, perché quel futuro, sempre più vicino e sempre più buio, parte anche da quella trentina di vetrine ormai destinate ad altro. Guardandosi intorno non è possibile non notare che corso Garibaldi ha le luminarie presenti solo fino al Cittanova, da lì fino “al dazio” le luci natalizie spariscono. In una sorta di limite invalicabile che parte dal buio ormai decadente del Cittanova la strada si snoda in un silenzio che non è solo quello di una giornata di maltempo, è un qualcosa ormai strutturato che non rende giustizia a quella piccola parte di un mondo ben articolato. Rifletto con loro sul fatto che i tempi e le esigenze sono cambiate, ci mancherebbe altro, ma che alla fine i bisogni sono sempre gli stessi a prescindere dal fatto di appartenere a generazioni differenti. Mentre scarico i tre davanti a via Palestro mi viene in mente che in corso Garibaldi una vetrina è stata ricoperta con un decalcomania per renderla “più viva” nonostante la chiusura. La decalcomania pubblicizza la mostra del Genovesino presso la Pinacoteca cittadina, la data della mostra è il 2018, negli 8 anni successivi, però, il futuro di quella strada è stato rischiarato da qualche panchina e alcune fioriere, mentre venivano chiusi molti negozi oltre al Cittanova. 

Marco Bragazzi


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commenti


Betty

31 dicembre 2025 12:31

Era pieno di negozi seri,solidi...di luci ,di macchine...di gente serena che passeggiava serena e Noi ragazzine in gruppo felice e sicure.... Assolutamente GRATA di aver vissuto quel tempo....🩷🙏

Chicca

1 gennaio 2026 12:08

Betty concordo ! Tornerei a quegli anni, si stava meglio,c'era più rispetto! Buon anno!

Betty

2 gennaio 2026 20:00

Buon anno Chicca! 🥳 Non lo sapevamo ma abbiamo vissuto gli anni più belli... Banale ma VERO!🙏💕

Vincenzo

31 dicembre 2025 13:01

Caro Marco, la nostalgia è dipingere i ricordi con i pastelli a "c’era".
Oggi vale un'unica unità di misura: il denaro. Come lo fai, cosa costa farlo, che danni sociali può provocare farlo in un modo o in un altro poco importa. Homo homini lupus racchiude l'essenza della nuova ed antica frontiera: la natura umana è egoista, crudele e competitiva, e gli individui tendono a sopraffarsi a vicenda, proprio come i lupi che predano i più deboli.
Bisogna farsene una ragione ed insegnare ai propri figli ad esser lupi, perchè le pecore non sopravvivono.
La politica non ha più risposte da dare ed anche chi la fa ha un unico obiettivo: avere un buon salvagente quando la nave affonderà. Ce lo ha insegnato la Ferragni, ce lo ricorda tutti i giorni Virgilio. Il più furbo vince sempre, non il più competente. E se non ti va bene puoi sempre andare all'estero. Non si possono salvare tutti, come per il Titanic o Corso Garibaldi. Buon 2026!

Marco

3 gennaio 2026 09:18

Cari Vincenzo e c., devo sottolineare le citazioni colte, i voli pindarici, i paragoni pessimistici leopardiani, ma ti chiedo una cosa, perché infilarci a tutti i costi il sindaco? Come se Virgilio avesse a che fare con il tema del topic. Cioè, se non l'hai votato ci sta, ma il Corso in questione è così da tempo immemore... Direi da prima che Virgilio nascesse.
Buona giornata e felice anno nuovo.

Paolo

3 gennaio 2026 13:11

Caro Marco detto Andrea Leonardo, sono due mandati e più che la città sta spendendo somme indicibili senza avere evidenti benefici economici. Se la città non invertirà la rotta in termini di interventi, ci sarà a breve la depressione del centro non più attrattivo e problemi sempre più gravi in termini di frequentazione. Spero che qualche mente illuminata si desti. Chi ha ragione diventa relativo. Un Assessore per 2 mandati e un Sindaco in carica ha responsabilità e non è sempre colpa altrui. I lavori fatti male costano e li paghiamo tutti senza avere i relativi benefici. Tutti... compresi gli elettori del sindaco!
2 panchine, 2 fioriere, le onde azzurre, Stradivari monco (omaggio ai più fragili... e invalidi del lavoro, immagino) forse non bastano più.

Cristina

4 gennaio 2026 08:40

A chi pensa che gli atti dell'amministrazione comunale siano ininfluenti sugli esiti del commercio, ricordo che i lavori in via Bergamo sono durati 240 giorni (e non sono ancora finiti!!!). Una delle attività commerciali, la panetteria nella quale mi servivo, Il Forno Bio di Giò, ha chiuso i battenti in questi giorni dopo mesi di sofferenza. Ma a qualcuno non interessa nulla...
Un grazie di cuore!

Riccarda

31 dicembre 2025 13:18

Una volta stare dietro il bancone del negozio era una scelta di vita, di servizio per il quartiere, di entusiasmo, di ricerca del benessere. Oggi stare chiuso in un negozio è una scelta folle, da pirla, tra magri incassi, incombenze fiscali, rischio rapine. È meglio fare il disoccupato, tra sussidi, isee basso con agevolazioni per casa, sanità, rette scolastiche e tutta la giornata libera o occupata solo per lavori saltuari rigorosamente in nero.
In alternativa c'è sempre l'influencer, un pirla sfaticato che lucra su dei pirla danarosi incapaci di scegliersi da soli un paio di scarpe da pirla da comprare rigorosamente on-line!

Stefano

4 gennaio 2026 14:02

Quoto in toto

cLaudio

31 dicembre 2025 19:22

... e pensare che la via era un centro commerciale...

Marco Pelloni

1 gennaio 2026 09:25

40 anni fa, non andavi a far acquisti o gita al Centro commerciale. Si andava in centro città.
Ormai non si torna indietro.

Michele de Crecchio

3 gennaio 2026 02:12

Condivido questi ricordi. Anche se non molto interessata dalle "vasche" che i giovani, partendo e tornando dalla "galleria", allora baricentro dei loro interessi socializzanti del tardo pomeriggio, erano soliti percorrere, anche la parte di corso Garibaldi tra il Cittanova e i portichetti di porta Milano era, sino a non molti anni orsono, molto più vivace ed attrattiva di quanto non sia, purtroppo, oggi. Animatori di tale vivacità erano sicuramente i commercianti e gli artigiani che, non di rado svolgevano attività, attualmente scomparse, ma che qui erano presenti da tempo immemorabile: ricordo un fabbricante di candele ed un fumista. Ancora oggi sono presenti su tale via, non solo uno degli ultimi artigiani capaci, in città. di riparare qualsiasi tipo di orologio, ma anche quella che credo sia l'ultima bottega cittadina di carne equina ancora attiva nel nostro territorio Ricordo quando, per iniziativa degli artigiani e dei commercianti operanti su tale tratto di corso cittadino, la illuminazione di tutte le vetrine, nell'approssimarsi delle feste invernali, fu arricchita da pur semplici lampade a mensola, tutte identiche tra di loro. Non erano certamente gran cosa, ma integrando la più tradizionale illuminazione natalizia "a festoni" di luci colorate che attraversavano la sede stradale, ne arricchivano l'effetto, testimoniando nel contempo, tutte uguali tra di loro come erano, il senso di solidarietà e l'ottimismo con il quale i commercianti e gli artigiani di questo tratto di corso vivevano questa particolare fase della vita cittadina. Talune vetrine conservarono poi a lungo qualche esemplare di quelle lampade, ben oltre il ridotto periodo di tempo festivo per i quale erano state ideate! Ancora oggi, a distanza temporale, credo, di più di trenta anni, qualcuna di quelle lampade dovrebbe essere ancora melanconicamente presente "in loco"!

Gianmarco

3 gennaio 2026 11:37

Da ragazzo frequentato oratorio San Agata....ricordo la panetteria con le focacce vicino alla gioielleria Acerbi e la tabaccheria della signora Lella fornita di dolciumi.....con 50 lire focaccia o dolcetti...

Sabrina

3 gennaio 2026 13:05

Caro signore, spieghi ai giovani che la popolazione di Cremona è rimasta praticamente invariata e la gente mangia e si veste e compra regali...ma che grazie ai centri commerciali va al calduccio d 'inverno e al fresco d'estate...e ringraziamo anche la globalizzazione irreversibile che ci propina catene di negozi tutti uguali nei centri commerciali decretando la desertificazione delle città e l'omologazione totale..li aspetta un mondo davvero poco edificante...

Carlo

3 gennaio 2026 14:35

Ora aprono solo i minimarket di extracomunitari ( loro non temono rapine ) vendono alcool ai minori e stanno aperti tutta notte.
Ps: non pagano un centesimo di tasse

Stefano

3 gennaio 2026 20:05

Non sapevo che i negozi di extracee non pagano un centesimo di tasse. Che prove ha per dirlo?

Paola luigia

3 gennaio 2026 19:51

Credo che la comunità potrebbe fare molto per i piccoli negozi, è chiaro che se tutti vanno a fare acquisti al supermercato o peggio ancora online il negoziante non può sopravvivere, anche destinare risorse pubbliche per il sostegno ai piccoli negozi non ha molto senso, se poi nessuno entra ad acquistare. Certo anche i negozianti devono fare la loro parte....

Mattea

5 gennaio 2026 20:36

Ovunque i negozi chiudono perché ormai le persone comprano on line. Voi no?non avete mai fatto un acquisto arrivato in consegna tramite corriere? I vostri figli lo sanno e lo fanno molto bene . Ovunque nel mondo questa è la ragione primaria della difficoltà di attività commerciali che reggano.Solo a Cremona è colpa del sindaco.Siete ridicoli come questo articolo che puzza di vecchio, banalità e bla bla bla.Iniziate l'anno con il piede giusto:puntare il dito e criticare anche a costo di fare figuracce...questo si insegna ai propri figli!E anche per il 2026 grande Cremona Sera che si candida subito ancora e come ogni giorno al primo posto in qualità di cassonetto raccoglitore di lamentele e accuse da "piaga da decubito in salsa cremonese"Avanti tutta!Buon anno nuovo

Michele

5 gennaio 2026 21:33

Forse ha ragione. È questo il compito della politica: creare le condizioni per uno sviluppo armonico della società. È molto più facile e porta più soldi assecondare i grandi gruppi che arrivano, ortano cementificazione, assumono 200 persone, ungono chi devono ungere e poi, quando se ne vanno perchè non è più conveniente stare, lasciano detriti urbani e umani dietro di loro. Cremona ha scelto di accodarsi al trend ed è comprensibile, scontato. Ma il centro muore e la città, lentamente, con lui. Questo è il vero amore per la città. E la politica di questi anni lo ha dimostrato benissimo!

Mattia

6 gennaio 2026 09:37

Oggi sarete i primi a varcare la soglia di un supermercato per acquistare quella cosa di cui vi eravate scordati ma che fa comodo e serve assolutamente.Nel frattempo pensate a quale articolo di alto livello fare uscire domani per la rassegna "piaghe da decubito cremonesi" : un esempio potrebbe essere "le panchine d'inverno sono fredde servirebbe un sindaco di destra che certamente le scalderebbe una ad una ",oppure "le siepi e le fioriere non si inchinano quando passa un cremonese ed è colpa del sindacato".Sono anni che andate avanti così magari potreste avere altri propositi per il nuovo anno.Smettere di lamentarsi e rendersi ridicoli ai limiti dell'imbarazzo potrebbe essere un buon proposito.

Tommaso

6 gennaio 2026 16:01

Non vedere i problemi e non volerli risolvere solo per puntiglioso orgoglio, non fa bene a tutti. Le critiche non sono tutte infondate mentre le scuse, a prescindere, sempre perchè si rischia di non "guardare al bene dei cittadini" come afferma il mentore ma al solo ed unico vantaggio personale o di squadra. E giocare da soli spesso è svantaggioso: si perde sempre.