Dopo il referendum: non basta esultare
Con l’esito del referendum la magistratura non può limitarsi ad esultare ma deve comunque riflettere sulla necessità di una autoriforma dal suo interno per recuperare la sua credibilità che, nonostante la vittoria resa possibile più dagli sbagli altrui che dai meriti propri, resta molto bassa, più bassa che in qualsiasi paese europeo.
Penso all’oligarchia delle correnti nel CSM che irreggimenta e schiaccia, se vuole, ogni magistrato che non ne faccia parte. Penso alla necessità che gli inquirenti, che oggi escono vincitori, comprendano di evitare in futuro avventure giudiziarie come il processo Stato- Mafia a Palermo e il processo Eni a Milano, solo un esempi di uno stile di indagini azzardate e venato di protagonismo.
Penso ad una riforma della giustizia disciplinare che escluda il rapporto tra giudicanti e giudicato come già succede per l’avvocatura ove la Corte Disciplinare è separata dal Consiglio dell’Ordine.
Soprattutto nessuno parla di un progetto di riforma del reclutamento dei magistrati, oggi insufficiente sul piano qualitativo. Avviene infatti attraverso un concorso puramente fondato sulla conoscenza di norme e sentenze ma da solo inadatto a fornire figure professionali e umane di alto livello come dovrebbero essere i magistrati destinati per tutta la vita, senza più alcun controllo successivo, a giudicare i diritti fondamentali di tutti
Il voto, una sorta di scontro finale tra Governo e magistratura più che un giudizio, non facile, su una legge, era sin dall’inizio una guerra civile che, come tutte le guerre civili, si doveva evitare nell’interesse di tutti. Senza rinunziare a riformare alcuni istituti, la legge elettorale del CSM soprattutto, ma cercando qualche spazio possibile di condivisione tramite una legge ordinaria, e non costituzionale, discussa e redatta da giuristi ed esperti autorevoli.
Ora la prospettiva nel mondo della giustizia è la conservazione dell’esistente unita a possibili iniziative di rivalsa della magistratura ormai assurta pienamente con il voto a soggetto politico. Certo da tutta questa storia, in cui non ci sono innocenti, non verrà alcun bene né per i cittadini nè per la credibilità del nostro Paese.
Dimenticavo. Ho votato scheda bianca : non so se fosse la scelta giusta, certo era la meno sbagliata
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