8 gennaio 2022

Inquinamento Tamoil: non basta la magistratura. Occorrono strumenti di controllo indipendenti!

La recentissima notizia che tuttora la barriera idraulica sul lato sud dell’area Tamoil non riesce ad impedire l’inquinamento della falda e delle aree circostanti la ex raffineria è merito dei consulenti tecnici nominati dal Tribunale di Cremona in sede di Accertamento Tecnico Preventivo su sollecitazione della Società Canottieri Bissolati.

I dati dell’inquinamento verificati da questi consulenti sono piuttosto gravi: “presenza di idrocarburi in galleggiamento sulla falda con spessori che arrivano ai 70 centimetri e contaminazione dei terreni fino ai 9 metri di profondità. Presenza di Soil Gas sprigionato dagli idrocarburi costituenti il surnatante, gas pericoloso da inalare e perché esplosivo”.

Quello che colpisce in questa notizia è ovviamente la gravità della situazione di un inquinamento che danneggia la salute umana e l’ambiente circostante: la Bissolati è a poche decine di metri e il Po scorre lì vicino.

Ma quello che colpisce ancora di più è che la rivelazione e la rilevazione di questi dati non venga da chi istituzionalmente ha il compito di monitorare la situazione, di vigilare sulle fonti di inquinamento, di tutelare la salute dei cremonesi.

Ancora una volta è l’iniziativa privata di una Società come la Bissolati, ancora una volta è l’intervento della Magistratura a fare da supplenza a quello che dovrebbe essere il compito primario delle Istituzioni locali: tutelare cittadini, salute e ambiente.

Se anche questa volta gli amministratori cremonesi non colgono lo “scandalo” che sta in questo fatto, se anche questa volta la politica si rifugia nel cinico realismo di accettazione dell’esistente, vuol dire che a Cremona la fuga dalle responsabilità amministrative e politiche proprie e collegiali è irreversibile.

Ma non è l’ARPA che dovrebbe intervenire a tutela dell’ambiente? Non è l’ATS che dovrebbe preoccuparsi dei rischi per la salute? Non è il Sindaco della città autorità sanitaria? Non è l’Amministrazione comunale nelle varie articolazioni – Giunta, assessori, consiglio comunale, commissioni comunali - a dover dare garanzie ai cittadini e ad utilizzare gli strumenti più adeguati per la conoscenza, la prevenzione e il controllo delle fonti di inquinamento?

Di fronte a questi compiti, le Istituzioni dovrebbero svolgere sempre un ruolo prioritario, continuativo, efficace.

Perché questa volta non è accaduto?

Mi auguro che ci sia una vera riflessione sui limiti enormi che stanno dimostrando le Istituzioni locali, ciascuna nel proprio campo specifico e, nel loro insieme, per le evidenti interdipendenze dei diversi ruoli nel campo della prevenzione e del controllo sanitario e ambientale.

Anche perché la Magistratura potrà comminare pene specifiche a singoli eventuali colpevoli e imporre con sentenze giusti risarcimenti, ma la risposta ai danni e ai problemi irrisolti del nostro territorio può venire solo dal corretto e adeguato funzionamento delle Istituzioni locali.

Come nel caso di SIN nazionali come la Caffaro a Brescia, Sito da bonificare di interesse nazionale, anche la Tamoil, SIR, Sito di Bonifica di interesse regionale, presenta due esigenze strutturali: la bonifica completa di impianto e terreno da realizzare nel medio-lungo periodo; la messa in sicurezza in stato di emergenza da realizzare nell’immediato visto il mal funzionamento della barriera idraulica.

È questo della messa in sicurezza il compito cui stanno clamorosamente mancando sia la proprietà della Tamoil sia Il Comune di Cremona che ARPA e ATS nel loro ruolo di controllori.

Anche le associazioni ambientaliste sono chiamate ad un salto di qualità, soprattutto per quanto riguarda il loro ruolo dentro i tre “Osservatori” istituiti dal Comune di Cremona: Osservatorio Tamoil, Osservatorio Rifiuti, Osservatorio acciaieria Arvedi rinominato delle Attività metallurgiche.

Bisogna riconoscere ad alcuni cittadini il coraggio della denuncia e il ricorso alla Magistratura oggi e in anni passati: sul caso Tamoil ha iniziato con esposti Ezio Corradi e poi, in modo più incisivo, Gino Ruggeri con risultati confortanti grazie al supporto professionale di avvocati coinvolti dai Radicali e da Legambiente .

Ma il compito delle associazioni è anche quello di contribuire a trovare risposte e soluzioni efficaci ai problemi aperti, soprattutto in un tempo di lotta ai cambiamenti climatici e di transizione ecologica. Per questo non può essere più soddisfacente il ruolo secondario loro attributo dentro gli attuali tre Osservatori.

Gli Osservatori Tamoil, Rifiuti, Arvedi andrebbero riformati per renderli davvero utili, efficaci, operativi.

Se troppo faticoso riformarli, almeno potenziarli nel loro potere di verifica e controllo. Lasciamo pure l’alto numero di membri chiamati a farne parte, aumentiamo almeno la periodicità della loro convocazione, ma soprattutto affidiamo a ogni Osservatorio la possibilità di utilizzare competenze terze e indipendenti con un Fondo apposito messo a disposizione dal Comune di Cremona.

Insomma facciamo in modo che gli accertamenti indipendenti di tipo scientifico ambientale e sanitario non siano possibili solo ricorrendo alla Magistratura. Facciamo in modo che le associazioni ambientaliste all’interno dei tre “Osservatori” abbiano il diritto di proporre loro esperti e di ricorrere a Organismi e Centri di ricerca indipendenti, visto che tra l’altro non hanno alcun conflitto di interesse.

Così si rafforza la democrazia partecipativa e si recupera forse quella credibilità istituzionale che logiche politiche poco coraggiose, interessi economici sfacciatamente di parte, narrazioni solo propagandistiche hanno fatto perdere.

Coordinamento Stati generali Clima, Salute e Ambiente

Marco Pezzoni


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commenti


anna maramotti

9 gennaio 2022 00:38

Condivido pienamente quanto scritto. Ritengo sia necessario poter contare su organismi di controllo indipendenti che forniscano dati oggettivamente controllati e controllabili. Il controllo e la salvaguardia della salute e del territorio non possono più essere affidati ad interessi di parte e neppure alla superficialità di chi dovrebbe intervenire sulla base di conoscenze e, al contrario, è totalmente "disinteressato" alle questioni più pressanti che incidono sulla vita dei cittadini. Le associazioni hanno necessità di essere supportate da chi sappia fornire una lettura attenta ed oggettiva del territorio. La "superficialità", se ci limitiamo ad usare questo termine, non può essere classificata come spensierata ignoranza. L'ignoranza della legge, se non è ammissibile per il cittadino, tanto meno lo è per gli amministratori. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Grazie di aver sollevato una questione che deve essere affrontata con estrema serietà.