6 gennaio 2026

Jacqueline aveva voluto uno Stradivari per dar lustro al museo dedicato al marito. A Cremona l'angolo morto della Galleria Kennedy e Stradivari monco

Gli archivi e le lettere raccontano di come Jacqueline Kennedy, moglie del Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy, mosse mari e monti pur di poter avere un violino Stradivari da esporre nel museo, da lei inaugurato a Boston, dedicato al marito. La First Lady aveva le idee molto chiare sia sul museo che sugli ospiti da esporre; gli Stradivari erano opere d'arte e i coniugi Kennedy amavano la musica per cui il John Fitzgerald Kennedy Museum doveva inserire nella propria collezione uno degli strumenti del liutaio cremonese.

La targa in ottone, posta a debita altezza, è semplice ed essenziale, con una scritta nello stile da studio professionale dice soltanto “Galleria Kennedy”, invitando i passanti a prendere visione di un luogo che, mediamente, a Cremona ricordano in pochi. Anni fa la stessa galleria aveva una insegna al neon con uno sfondo bianco e le lettere colorate, insegna che ricordava un locale di strip-tease di terzo ordine degli anni '70, oggi la targa in ottone, con ragnatele annesse, è molto più formale ma di certo meno visibile, l'equilibrio è stato mantenuto almeno in materia di targhe ed insegne. E' il resto che rimane quantomeno preoccupante. Jacqueline Kennedy passeggia lungo corso Garibaldi, in quel piccolo tratto di strada segnato da porfido elegante, tra quattro panchine e un paio di fioriere che ispirano sentimenti contrastanti – o ben altro – per il commercio locale, la First Lady è alla scoperta di quel piccolo pezzo di mondo che riguarda suo marito e il suo museo. La galleria Kennedy, tributo cremonese al presidente ucciso nel 1963 a Dallas, non ha nulla da dimostrare, nel senso che da lustri versa in uno stato pietoso che sembra non rianimarsi. Dopo la solenne e strombazzata riqualificazione, nel senso di ennesima “riqualificazione” non come valorizzazione, quel tratto coperto a ridosso del centro storico lascia l'amaro in bocca – sensazione alla quale si sta facendo un po' troppo l'abitudine – ma non fa altro che confermare l'andazzo della zona e, in generale, in buona parte della città. Tra vetrine che sembrano il paradiso della polvere, coperte alla meglio con fogli di carta ormai staccati, rimangono le luci al neon che sembrano il retaggio della vecchia insegna colorata, il resto sembra quasi da dimenticare o da non vedere.

Jacqueline potrebbe avere sentimenti contrastanti ma non di certo di sano stupore per quell'angolo di Cremona dedicato a suo marito, lustri fa venne definito “angolo morto” della città, oggi non saprei neanche come definirlo, il problema è che si apre direttamente in una strada cittadina che già soffre di suo, se poi ci mettiamo anche gli angoli morti siamo a posto. Jacqueline esce dalla galleria con il pensiero rivolto, almeno, ai violini di quel liutaio che tanto ha apprezzato non soltanto quando era alla Casa Bianca. Casa Stradivari è giusto a pochi passi, dalla galleria Kennedy la divide soltanto il tempo di rendersi conto che la statua in mezzo alla strada è quella di qualcun altro, forse di un pirata caraibico o di un eroe di qualche battaglia, perché ridotta nello stato in cui si presenta, davanti ad una casa a lui dedicata, ricorda di tutto tranne che Antonio Stradivari. Manca un violino, manca la mano, manca tutto in pratica; lungo la strada rimane solo una statua che sembra fuori luogo lasciata a marcire come d'abitudine per tante altre cose. Anche qui la riqualificazione sembra non essere andata a buon fine, la First Lady cerca di capire come, nello spazio di poche decine di metri, un tributo ad un presidente e ad uno dei cremonesi più famosi al mondo possa finire nel modo in cui si presentano oggi.

La First Lady va rincuorata, anche la statua del liutaio nella piazza a lui dedicata è menomata, è una nuova strategia della riqualificazione urbana, attività che a Cremona sembra avanti nei secoli. Abbattersi serve a poco, farci l'abitudine serve ancora meno. Il viaggio alla scoperta di quel piccolo pezzo di città offerto ai presidenti degli Stati Uniti potrebbe continuare, magari in via Dante, strada che fino a circa un secolo fa era dedicata al presidente Thomas Woodrow Wilson ma che poi venne titolata ad uno dei più importanti uomini della storia. Il presidente Wilson non si può offendere di certo per questo cambiamento, Jacqueline Kennedy, invece, potrebbe provare un minimo di tristezza per quella zona dedicata a suo marito e ad uno dei cremonesi più famosi di sempre. 

Marco Bragazzi


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commenti


Tommaso

6 gennaio 2026 19:04

Ma ci vorrà mica un genio per togliere la panchina ignobile, restaurarla (con comodo, quando ci sarà un progetto e le risorse necessarie) e rimetterla al suo posto una volta in ordine? Così com'è è la triste fotografia dell'accidia cremonese: pigrizia, negligenza nel fare il bene comune, nel compiere i propri doveri di ruolo e di rispetto verso la collettività.
Andrea sveglia!!!!

Pasquino

6 gennaio 2026 21:12

Tutto a Cremona è...noia
Basta arrivare dal piacentino un viale grigio una strada quasi dissestata ai lati marciapiedi pieni di buche o di pozzanghere se ha piovuto il verde non curato l'aria inquinata e arrivi alla piazza con un traliccio arrugginito e una scritta ridicola rossa Porta Po voluto da un tipo forse stravagante e sempre ridente amante delle onde blu con la fontana vuota ed hai l'immagine di una città addormentata inutile grigia che peccato sia bellissima ma trasandata e gestita da incapaci da troppi anni

Michele de Crecchio

7 gennaio 2026 02:22

L'ingresso della galleria Kennedy e la galleria stessa (nonostante il tentativo di migliorarla operato un paio d'anni or sono), nonché il voluminoso moderno palazzotto nel quale sono entrambi inseriti, restano uno degli episodi edilizio-urbanistici più inopportuni, anche se abbastanza recenti, che siano stati realizzati, nel secondo dopoguerra a spese del centro storico cittadino. Osservata da sud ( e cioè percorrendo corso Garibaldi verso nord, in risalita da corso Campi verso porta Milano) la del tutto disambientata facciata del palazzotto che ospita tale galleria, nasconde infatti, ormai da alcuni decenni, la vista del bel campanile di Sant'Agata, campanile che, in precedenza, essendo ben visibile dai viandanti che percorrevano la porzione meridionale di detto corso, costituiva una essenziale e gradevolissima storica componente del paesaggio urbano locale.
La recente, e disastrosa, demolizione del contiguo (lungo via Milazzo) Supercinema, tra tanti ulteriori danni, ha provocato anche quello di mettere "a nudo", da tale via, la vista della muratura orientale dello stesso palazzotto, muratura della quale una volenterosa pittura murale ha cercato, recentemente, con modesti risultati, di almeno mitigare il rozzo aspetto. Il grave "guasto" urbano provocato da tale demolizione ("guasto" con tanto cattivo gusto intitolato, spero solo transitoriamente, "piazzetta Coppetti") invoca, da fin troppo tempo ormai, un adeguato risarcimento. L'attuale, stagionale, utilizzo a "plateatico" di una pizzeria presente nei pressi, non è certo adeguato a ridare dignità urbana al prezioso contesto.