22 marzo 2026

Le lacrime per Lazzaro. E il volto di Gesù nel quale vediamo il volto amorevole di Dio per ciascuno di noi

Al cuore del racconto del ritorno in vita di Lazzaro che si legge nella quinta domenica di Quaresima c’è una dichiarazione di Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno” (Gv 11,25-26).

Queste parole aiutano a capire che quello che spontaneamente chiamiamo miracolo, ha in realtà il valore di un segno (cfr. Gv 11,47) che, accanto a tutti gli altri che il Cristo ha compiuto, a partire da quello dell’acqua tramutata un vino a Cana di Galilea (cfr. Gv 2,1-11), orienta la fede di chi ascolta il racconto del Vangelo a credere in Gesù.

Al di là del racconto e dei suoi molti passaggi, al di là del senso per cui lo si legge all’interno del cammino battesimale di questa quaresima, è significativo per noi recuperare le parole di Marta, “Io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo” (cfr. Gv 11,26-27), come il traguardo a cui ci conducono le letture di queste domeniche, per chiederci se crediamo davvero che Gesù sia la “risurrezione e la vita”, se crediamo davvero che Gesù sia “il Cristo, il Figlio di Dio che viene nel mondo”. 

È questo un pensiero che mi sta molto a cuore. Nella società in cui viviamo, composta da persone che hanno provenienze culturali differenti e diverse religioni, il lodevole scopo di costruire comunione e unità, porta talvolta a farci dire che “tutti crediamo in un unico Dio”, “Dio è lo stesso per tutti”, “non ci sono grandi differenze nella fede, per cui possiamo pregare insieme e riconoscerci alla fin fine tutti ugualmente credenti”. 

È vero che Dio è unico e tutti coloro che credono si affacciano all’unico mistero che Egli è per tutti gli uomini della terra. Ma questo non significa che cercare Dio percorrendo la strada di una fede piuttosto che un’altra sia la stessa cosa, perché quando preghiamo Dio lo preghiamo sempre attraverso il "Nome" che qualcuno ci ha insegnato a pronunciare. Pur essendo vero che in quanto unico, non ci sono altri dei e tutti allo stesso Dio ci rivolgiamo, appartenendo a religioni diverse non tutti lo si conosce nello stesso modo. 

È importante per noi, nel nostro cammino di quaresima, ricordarci che crediamo in Gesù, che Egli è il nostro Signore, Colui che ci ha insegnato a conoscere Dio chiamandolo Padre e che con la sua morte in croce ci ha mostrato quanto è profondo l’amore di Dio per gli uomini, fino a dare per noi la vita di suo Figlio un tempo e a dare sempre di nuovo lo Spirito Santo come sua presenza stabile nel mondo.

Credere in Gesù, inoltre, significa credere che la sua risurrezione dice qualcosa alla nostra vita e ci apre alla speranza di fronte alla morte di coloro a cui abbiamo voluto bene su questa terra, perché in Lui, che è la risurrezione e la vita, essi non smettono di essere vivi, anche se in modo diverso rispetto a come siamo ora noi in vita. 

Infine mi piace cogliere le lacrime di Gesù come gesto meravigliosamente umano del Figlio di Dio che essendosi fatto uomo prova anche Lui, come noi, le stesse angosce della vita, le stesse fatiche che segnano le nostre storie. Dio ci ama dall’interno della nostra esistenza e nel suo amore abbraccia anche le situazioni pesanti che incontriamo. Dio guarda la nostra esistenza non con l’indifferenza di chi relativizza quel che si vive, perché tanto non conta nulla se tutto sarà superato nel suo amore; Dio guarda la nostra esistenza con la serietà di chi si è messo in comunione con noi, facendo sua la nostra vita affinché la sua vita diventi la nostra. Nelle lacrime di Gesù c’è il mistero della compassione che sa accogliere le fatiche altrui facendole proprie senza dire, “pensa a me”, ma semplicemente stando accanto e dicendo a chi soffre e vive una situazione difficile: “ti sono accanto e ora, vicino a te, penso solo a te e a quello che stai vivendo, perché ti voglio bene”.  

Nella foto La Resurrezione di Lazzaro (Bernardino Campi - 1569). Cattedrale di Cremona

 

Francesco Cortellini


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