Un’immersione che rivela Dio e l’uomo
La festa del Battesimo di Gesù chiude le celebrazioni natalizie e compie il mistero dell’Epifania: dopo che Gesù si è manifestato a tutti gli uomini della terra attraverso l’incontro con i Magi, ora si fa conoscere nella sua identità profonda: Gesù è il Figlio del Padre consacrato con l’unzione dello Spirito Santo. L’umanità di Gesù, che tutti vedono, nasconde e rivela il mistero di Dio: lo nasconde perché di Gesù si può pensare che sia semplicemente un uomo come tutti gli altri, lo rivela perché, come dice un passo del Vangelo secondo Giovanni, «Mai un uomo ha parlato così!» (Gv 7,46). Veramente Dio e veramente uomo, Gesù ci parla di Dio e di noi. Attraverso l’immagine dell’immersione (traduzione letterale del termine “battesimo”), proviamo a fare nostro quanto questa festa ci regala.
Gesù è il Figlio di Dio che si immerge pienamente nella nostra umanità. Gesù raggiunge Giovanni partendo dalla Galilea, dal luogo della sua vita ordinaria e quotidiana. Nessuno di Lui dice e sa nulla prima che Egli inizi a predicare e ad annunciare il Vangelo, eppure Egli è fin dalla sua nascita il Figlio di Dio fatto uomo. Prima di farsi conoscere Gesù ha vissuto un tempo di nascondimento, di preparazione, di condivisione della vita normale, identica a ogni altro uomo del suo tempo. L’immersione di Gesù nella nostra umanità ci parla dei tempi dell’uomo, della necessità di un periodo per “formarsi”, perché nessuno “nasce imparato”. Anche Gesù, veramente uomo, ha vissuto il suo apprendistato per imparare come vivere la sua missione. Spesso si legano le immagini delle parabole a questo tempo in cui Gesù, guardando e condividendo la vita delle persone, vivendo con loro e come loro, ha imparato le similitudini per annunciare il Regno attraverso i gesti della quotidianità. In questo modo il Signore Gesù ci insegna ad immergerci nella concretezza della nostra esistenza, del concreto che siamo, che stiamo vivendo. Questo non significa abbandonare sogni e aspirazioni, desideri di cambiamento e di miglioramento, significa che anche questi passaggi sono da vivere gustando il cammino che stiamo vivendo: anche se orientati verso una meta che è ancora da raggiungere, la vita è comunque adesso e merita di essere accolta e riconosciuta.
Gesù è il Figlio dell’uomo immerso pienamente nel mistero di Dio. Le parole del Padre e la discesa dello Spirito Santo ci parlano della profonda comunione che è la Trinità e ci mostrano come in Gesù si manifesti in pienezza il Padre, si mostri il luogo in cui cercare e poter incontrare Dio.
Desiderio dell’uomo biblico e desiderio dell’uomo di ogni tempo è quello di conoscere il volto di Dio, di vederlo “faccia a faccia”: “Il mio cuore ripete il tuo invito: ‘Cercate il mio volto!’. Il tuo volto, Signore, io cerco” (Sal 27,8). Ora questo volto ci è donato, si è manifestato e reso visibile in Gesù. Per questo se Gesù ha annunciato il Regno, la Chiesa ha annunciato Gesù, perché ha riconosciuto in Lui la presenza del Regno di Dio, la presenza di Dio. Per questo la Chiesa ha sempre creduto che Gesù è il Cristo, perché nella sua vita si è resa visibile la presenza di Dio. Benché il titolo di “figlio” fosse attribuito a figure importanti dell’Antico Testamento, nessuno è Figlio come lo è Gesù. Conoscere Gesù significa conoscere Dio, cercare Dio significa rivolgersi a Gesù, Parola di Dio e sua piena manifestazione.
Gesù è il Figlio di Dio e dell’uomo che si immerge nella storia di tutti gli uomini per riscattarla. L’evangelista Matteo ci tiene a sottolineare come sia strano il gesto di Gesù che va a farsi battezzare da Giovanni. Il dialogo fra i due esprime il dubbio di ciascuno di noi: Perché Gesù si sottopone al gesto penitenziale di Giovanni pur non avendone bisogno? Gesù stesso ci dà la risposta: perché in quel gesto si manifesta la “giustizia di Dio”. Giustizia che è riconoscimento della verità: “Tu sei mio Figlio”, espressione che riprende il Salmo 2 (cfr. Sal 2,7) e ci dice chi è Gesù. Giustizia che è offerta del Padre che consegna il Figlio all’umanità: Gesù è il Figlio amato, come Isacco chiesto da Dio ad Abramo in offerta (cfr. Gn 22,2) e così ci viene detto fin dove arriverà la missione di Gesù. Giustizia che è perdono delle colpe dell’umanità, poiché Gesù è il Figlio in cui Dio pone il suo compiacimento, come il Servo di Dio dei canti di Isaia di cui viene richiamato l’inizio del primo canto (cfr. Is 42,1) e così ci viene detto perché Gesù annuncia il Vangelo, ci viene detto cosa Egli sia venuto a donare all’uomo di ogni tempo.
Immergendosi nel Giordano Gesù accoglie il disegno di Dio e fin dall’inizio della sua missione di annuncio si immerge nella volontà del Padre, imparando a ricevere dal Padre tutto sé stesso, fidandosi di Lui e consegnandosi senza riserve nelle Sue mani. Gesù insegna anche a noi a fare lo stesso, per accogliere nella nostra vita la giustizia di Dio, la pienezza di una vita che in Dio trova tutta la bellezza di cui è capace e le è possibile, la bellezza che guardando al Padre, imparando da Gesù e lasciandosi guidare dallo Spirito può esprimersi anche nella vita di ciascuno di noi.
nella foto il Battesimo di Cristo (Giulio Campi 1569), prima campata lato sud Cattedrale di Cremona
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