23 luglio 2024

Rassegna (nel senso rassegnati a leggerlo) su marubini & bolliti

Un giorno (Fausto Giorno, chiamiamo le cose con nome e cognome) mi giunse questo invito da un sanguisugante ente per la promozione enogastroturistica dele nòostre bàande, che ha lo scopo di movimentare la medesima, ma che indugia -a$$ai- a movimentare i movimenti dei propri conti con movimenti asciugaportafogli altrui e con una particolare predilizione per il salvadanaio pubblico.
 
Copio & incollo...
 
L'occasione è gradita per invitare la S.V. alla serata gastronomica dedicata al MARUBINO e al GRAN BOLLITO, nell'ambito della rassegna del FESTIVAL DEL GUSTO CREMONESE, presso Villa Sommi Picenardi - Torre de' Picenardi.
Confidando nella Vs. presenza, porgiamo cordiali saluti.
La Direzione 
 
Ho risposto in diverse versioni.....
 
*Banale. Ringrazio per l'invito a Torre de' Picenardi al castello dei fratelli Carboni.
*Inglese improbabile. Reengraz vèri uèll fòr de ynveet at Castle  Peech & Nardy's Tower dei Carbon Coke Brothers.
*Dialètt. Fijàa, sà sunti cuntènt dè 'ndàa a li Tur al Castel dèi du fradei Carbòon!
*Telegrafico. Giuntomi invito desco Torre de' Picenardi. Obbedesco.
*Aulico. Qual lieta novella giuntami! Fraterna agape conviviale alla magione di Claudio Carboni da Torre de' Picenardi e del suo germano Sergio, anfitrioni della più bell'acqua, nelle sale ridondanti stucchi della magnificenza de' loro castello.
*Comm&rciale. In data odierna ricevo circolare invitantemi presentazione serata dedicata al marubino e al bollito. Colgo l'occasione per dare la mia adesione correndomi l'obbligo di ringraziare l'estensore dell'invito. 
*Burocratico. Presa visione dell'invito in oggetto di cui al paragrafo 3 comma 2, constatatane la fattibilità ai sensi dell'articolo 47/5 bis, visto il nulla ostare do immediata disponibiltà a presenziare.
*Errorato. Happena ò l'etto lì nvito e mi sì è prssentata l'apsibbillità dì mangiar& a grati$ ci ho dètto si.
*Puerile. A me mi è arrivato un bell'invito di andare al castello di Torre de' Picenardi dove incontrerò il principe Marubino. Io non so se mi piaceranno tanto i marubini azzurri.
*Slang. Ca##o, mi hanno invitato ad un bollito party, in un castello. Che storia!  Ci sto dentro una cifra al pelo, speriamo che non scada il noleggio del cervello.
*Contabile. Come da vostro ordinativo, abbiamo, in data odierna, provveduto ad evadere la richiesta di presenziare alla cena. Provvederemo con la consueta sollecitudine, partecipando con fame in scadenza a vista.
*Nostalgico. Italiani! Giunta è l'ora delle decisioni irrevocabili. Abbiamo consegnato stamane la nostra adesione alla cena. Faremo noi vedere a loro di che pasta siamo fatti, altro che i marubini.
*Indeciso. Io non so, ma a me piacerebbe, se non fossi di troppo disturbo, ma qualora lo fossi, non vorrei mai abusare della cortesia, e allora io penserei di venire, se a voi dovesse far piacere, forse.
*Farmaceutico. Invito a cena. Contiene marubini in brodo. Assumere per via orale, durante i pasti. Avvertenze: se assunto con alcool può, nei soggetti più golosi, dar luogo al "bever in vìin". Dosi consigliate: accordarsi col fegato. Controindicazioni: inoizacidniortnoc.
*Dislessico. Marubini invitato in brodo al castello de' Carboni fratelli dei Picenardi. Mia adesione presenza do la.
*Militare. Giunto dispaccio invito cena. Attacco previsto con forze preponderanti di marubini e bolliti. Aprirò fuoco di batteria sui fornelli, rinforzando i succhi gastrici. Il nemico peggiore è il vino. Chi fugge innanzi al nemico è un vigliacco.
*Finanziario. Il mercato dei marubini, dopo la flessione degli anni scorsi, dovuti alla scarsa propensione degli investitori a seguirne il trend, ha realizzato un significativo rialzo, puntando sull'invito a Torre de' Picenardi che sottoscrivo.
*Metereologico.  Prevedo che ci sarò. Tempo previsto al castello di Torre de' Picenardi: precipitazioni di grana grattuggiato su marubini in brodo. Brodo leggermente mosso con cucchiaio forza 7. Temperatura in calo se non si mangiano subito.
*Sintetico. Sarò sintetico, scriverò in acrilico. Vengo. 
*Timido. Verrei; posso? 
*Latinun maccheronicus. Sorpresa magna (et bevi) est invitum castellum Turris Picenardorum. Papilles, in attesa sbafatio, trepidans.
*Post scriptum (scritto dal postino)
Il latino non è maccheronico, casomai marubinico.                           
 
                                Resoconto. È il titolo.
 
Da leggere solo se siete degli impenitenti ghiottoni, se non siete astemi, se pensate di dare un ritocco all'insù al colesterolo e soprattutto se il vostro veterinario non vi ha ancora abbattuto.
 
Dissertazione che parte da una cena dedicata al marubino e al sontuoso bollito felicemente svoltasi nel castello di Torre de' Picenardi. Se si fosse trattato di una rassegna sui dolci da dessert, la dissertazione diverrebbe dessertazione.
Premesso che le mie letture preferite sono i menù, passo alla spiegazione dalla serata che si dipana... (...non mi viene la frase per finire, caro lettore finiscila tu).
 
Rassegna, manducatoriamente dedicata alle paste ripiene e al gran bollito, protagonisti del Festival del gusto cremonese che i fratelli Carboni hanno vestito a festa, incorniciandola nel castello Sommi Picenardi in una serata di pioggia; perfetta per tenere i piedi, all'asciutto, sotto il tavolo.
L'occasione non è sfuggita ai vari produttori di padanerie varie che si presentano come sponsor e un dubbio mi coglie (come si chiamano quelli che cogliono?): sono sponsor e ciò che li reputa tali, è che, "a gratis", offrono i loro prodotti per averne un ritorno d'immagine o i partecipanti al festival devono avere assolutamente quei prodotti (ergo comprare, ergo pecunia esborsare) e allora la voce "sponsor" è fuori l(u)ogo?
Via al resoconto sulla marubin-bollit-fest che toccherà nel suo itinere altri tasti, diversi dai vari #§[^?=)/&%!"§]@ç\|#°;....
 
L'ouverture di cotechino, ciccioli (gratòon) e piedini bolliti ha fatto si che l'aperitivo non compisse il suo breve viaggio verso sud in tanta e desolante solitudine.
L'aver poi servito in una delle più belle e ricche sale del castello un asciolvere così povero, ha sottolineato la nobiltà del porco. Questo stridore di impari stile, i francesi (ed io che non mi limito a mangiare la erre) la chiamano mesaillance.
Essendo dedicata la serata al marubino, io avrei messo all'ingresso una brodosantiera, con l'effige di Sant'Ambrodo. Anzi, tre brodosantiere, dato che erano i tre brodi, sicuramente fatti con tre dadi diversi, uno dei quali, correva voce, sembrava facesse coccodè.
Sicuramente il marubino meritava i tre brodi, ma anche tre tris, come il risott(imo) che lo si poteva chiamare trisotto. Meritava anche le foto di un bravo fotografo, vedi sopra, dove sono ritratti nelle varie fogge. Daghè n'uciàada (il bravo fotografo sunti me) e vedrai che ci sono quadrati, rotondi, ad anello: così accontento le varie scuole, io propendo, very decisament, per quella rotonda con le punte richiamante i raggi del sole.
 
Marubino, emblema
"cremonesissimerrimo" a tal punto da poter sostituire la palla d'oro in mano a Zanèen. Spiegazione per i non addentro alla magna phaselus, e questo nome richiama il fagioliforme periplo della città che col dicotiledone e codesta digressione botanica, non c'entra -tanto per restare in tema- un fico secco. Quasi come chiedersi se si può cogliere una gamba d'insalata nell'ortopedico o se un grappolo che scappa dalla vite, se la svigna.
 
Zanèen è il nome d'arte di Giovanni Baldesio che, in tempi in cui gli imperatori non dimoravano ad Arcore, ma ugualmente pretendevano balzelli -gabellandoci- per una loro perniciosa attrazione al danaro, si prese la briga d'alleviare la città da un oneroso tributo di una palla d'oro che, annualmente, la cupidigia del signor8 (ma il numero andrebbe inna£zato di mo£to,oo) dell'epoca, pretendeva.
In singolar tenzone, il Giovanni alias Zanni quindi Zanèen (Giovannino) diminutivo affibiatogli perché, quando pioveva, era l'ultimo ad accorgersene, vinse, sgravando la città dalla palla d'oro e lasciandone due in giostra
all'imperatore.
Da allora lo stemma, dapprima a strisce rosse e argentee -ecco perché il grigiorosso della squadra locale, militante in svariate vitamine,  A al tempo, B now,  è corredato da una mano che solleva una palla d'oro. Se qualcuno si chiedesse cosa ci fa quella palla d'oro in cima al torrazzo ora potrebbe smettere di chiederselo.
 
Continui pure invece a chiedersi, cosa abbiano fatto di male i cremonesi, per meritarsi i giardini di P.za Roma, che già l'idiozia umana rovinò nell' '800, quando il municipale consiglio volle amenità di piante e fiori ove fu luogo dell'inquisizione. Traduzione: la giunta ha abbattuto il centro storico per fare un giardino corredato di montagnole finte con casetta, tendente all'austriaco, casomai tornassero, dato che la loro compagnia -o, meglio, le loro compagnie- ci avevano privato della loro presenza solo qualche anno prima, non salutati dal ciao delle caprette mentre tornavano dalle loro Heidi. Quella volta non solo i monti sorrisero, ma anche le pianure.
 
Pianure che di piatto hanno parecchio, ma non i piatti e le loro donne. Donne che profondono energie, quando impastano la sfoglia per i marubini, racchiudendo al loro interno il ripieno di brasato, grana, uova, salamella, spezie e alcune variabili che nemmeno sotto tortura svelerebbero. Sono stati segnalati casi di donne che stoicamente non hanno ceduto, pur private -per una settimana- dal vedere decerebranti Beautiful et similia. All'ottavo giorno parecchie hanno capitolato, quindi torniamo al capitolo marubini.
La forma dei marubini: dalla tortura passiamo ad una stortura. Un disciplinare vuole il marubino quadrato; personalmente sarei in pessima forma se fossi un marubino, dato che -come fotografo- il mio mestiere è quello di inquadrare e non di essere inquadrato.
 
Presto detto il perché: il marubino veniva ritagliato con uno stampo circolare, dentellato, che sigillava il ripieno e questo stampo era addirittura dato in dote alle spose, ma questo stride, coi tempi della moderna gastronomia, che si ritrova ad avere scarti eccessivi (chiamasi sfrido) ovviabili, facendoli quadrati. 
Un tempo quei ritagli venivano reimpastati (succede anche ai governi) e grattuggiati (ma questo succede solo ai contribuenti) dando luogo alla pasta trida, oppure serviti tali e quali come "straciamùus", una sorta di maltagliata pasta e fagioli che, instabile sul cucchiaio, provvedeva a giustificare il nome datole in vernacolo; letteralmente: schizza-muso.
Questo piatto, attinto, anche da altri, alla copiosa fonte padana (ostrega, se mi leggesse Salvini!) ha nomi simili; come lavagrugn (lava-grugno) o scottabarbuzz (scotta-mento) per ovviare al quale scottamento, prudentemente, si consiglia di irrorarlo di poderoso, rurale lambrusco, che avrà il potere di abbassarne la temperatura e trasformare, sia straciamùus che marubini, in sorbir, in cremunèes: bevèer in vin.
Potere del vino, il cui colore non piace al potere.
 
Il procedimento penale aveva inizio con un mandato di cottura -trattando del brodo, non posso chiamarlo mandato d'arrosto- che veniva eseguito in concomitanza con altri elementi di spicc(hi)o d'aglio, carota, sedano cipolla, gallina, manzo e salame: i famosi tre brodi. Tre, come i (t)re mangi.
 
Lodevole è stato vedere la collaborazione tra ristoratori e macellai che non si sono risparmiati nell'erogare energie e questo alla faccia degli individualismi. Basta sostituire, ad una barca nel brodo, i remi coi cucchiai ed immaginarli a vogare per averne un'idea.
Oltre che lodevole, anche godevole, la presenza di un esemplare bipede, con zerogonna tonsillare, al cui passaggio, una hola di silenzio, zittiva il brusìo.
 
Un tempo, per la scarsità delle scarselle, non tutti si potevano permettere la carne (cosa complessa o compbollita?) ma una provvida occasione veniva incontro ai bisognosi: quando si azzoppavano dei capi, veniva sbrigativamente valutato il costo della riparazione e rispediti al creatore, liturgicamente bolliti. Come nel film "Torna(te) a casa lessi".
Era questa l'occasione per vendere carne di bassa macelleria, quindi macelleria scritto in caretteri minuscoli, a prezzi -ovvio- bassi. Addirittura esistevano macellerie adibite solo a questo genere.
Ora si trovano solo sui vari fronti di guerra e la carne di bassa macelleria è sempre a buon mercato. Si fa spesa passando alla cassa. Da morto.
 
Le occasioni per trovare questi piatti in tavola erano limitate quanto le finanze: a Natale, a Pasqua e il giorno della sagra; questo con grande gioia dei bipedi che con l'approssimarsi di quelle festività, lasciavano trasparire un malcelato disappunto che si traduceva in notti dal sonno impercettibilmente leggero.
Avevano due sole altre occasioni per dar luogo a lagnanze: quando erano ammalati (un bagnetto caldo, li avrebbe alleviati dalla malattia) o quando si ammalava il loro padrone, che li avrebbe sottoposti ad una abluzione extra. In due parole, quando il padrone rischiava il piumaggio, lo perdeva il pennuto.
Come quando si va in guerra. 
 
Crapulone impenitente e incursore delle parole.
Lilluccio Bartoli


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti