15 gennaio 2022

Canale inquinato e autodenuncia Vernisol, il sollecito dei cittadini nel 2019 alla Regione e al Ministero dopo anni di silenzio

La vicenda dell’inquinamento della Vernisol a Spinadesco è emblematica dei ritardi e dell’inerzia degli enti pubblici italiani. E’ l’ennesima dimostrazione di quanto i controlli e le procedure, specie in un ambito delicato e importante come quello ambientale, siano deboli sul versante pubblico e di quanto siano invece attenti e attivi i cittadini.

La prima segnalazione corposa circa l’inquinamento lungo il Canale Navigabile è del 27 settembre 2017, come abbiamo riportato nei giorni scorsi (qui l’articolo). All’epoca il Comitato di Quartiere 3 (Cavatigozzi - Picenengo - S. Predengo) inviò una segnalazione molto dettagliata della situazione, di cui si era a conoscenza anche in amministrazione provinciale sin dal 2013, al Comune di Cremona, alla Prefettura, alla Provincia di Cremona, ad Arpa Lombardia, all’ATS Valpadana, al direttore del Dipartimento Prevenzione Medica della Regione Lombardia e per conoscenza all’assessore regionale all’Ambiente, Claudia Terzi, e al Ministero dell’Ambiente.

Non avendo ricevuto alcuna risposta, il 10 novembre 2019 il Comitato di Quartiere 3 scrive una nuova lettera, questa volta alla Regione Lombardia e per conoscenza al Ministero dell’Ambiente e all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

L’oggetto recita: “Siti contaminati falde acquifere”. Scrive il Comitato: “come da lettera del 27 settembre 2017, il Comitato di Quartiere 3 del Comune di Cremona aveva sottoposto all'attenzione la situazione di superamento della Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) per le acque sotterranee in alcune zone del quartiere (nello specifico a Cavatigozzi) nel Comune di Cremona, nell'area industriale posta nei pressi del Canale Navigabile Po-Cremona-Milano. Per la contaminazione da TETRACLOROETILENE, che ha raggiunto anche livelli importanti, la Provincia di Cremona, il 25 ottobre 2013, avviò delle indagini (...), per l'individuazione del responsabile di tale contaminazione. Ad oggi non siamo in possesso di documenti che dimostrino l'individuazione del responsabile né che sia stata messa in opera una bonifica. Dagli ultimi dati in nostro possesso, risalenti da un accesso agli atti di aprile 2019, la contaminazione è ancora presente”.

Oggi sappiamo bene che il fulcro dell’inquinamento è lo stabilimento Vernisol di Spinadesco e lo sappiamo solo a seguito dell’autodenuncia presentata dalla nuova proprietà il 13 dicembre 2021 (qui l'articolo). L’inquinamento delle acque, tuttavia, risulta ben più esteso e non interessa unicamente l’area dell’azienda.

Annota ancora il Comitato nella lettera del 2019: “Per i superamenti delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione per due composti organoclorurati (CLORURO DI VINILE e 1,2 DICLOROPROPANO), per i quali gli enti di controllo ritengono che l'origine della contaminazione sia ascrivibile a fenomeni di tipo antropico, la Provincia di Cremona il 22 giugno 2016 ha provveduto ad avviare le indagini (…)”. Precisando che “Non siamo in possesso di documenti relativi all'esito delle indagini”, il Comitato aggiunge che “tali siti contaminati NON risultano presenti nell'elenco dei siti contaminati/bonificati predisposto da Regione Lombardia”.

Di qui la richiesta alla Regione e per conoscenza al Ministero: “chiediamo a Regione Lombardia spiegazione di tale mancanza e nel caso, tramite ottenimento delle informazioni dagli enti locali a Cremona o da ARPA Lombardia, l'inserimento nell'apposito elenco, avendo però cura di vigilare sull'individuazione del responsabile e sulla relativa bonifica dei siti”.

Da allora non si è saputo più niente. E questo nonostante sull’inquinamento del Canale sia intervenuto più volte, raccogliendo le segnalazioni del Comitato, anche il consigliere regionale Marco Degli Angeli (M5S) con diverse interrogazioni in Regione. Solo nel novembre del 2021 - dunque a nove anni dai primi riscontri - la Provincia di Cremona, scrivendo al consigliere Degli Angeli, fa sapere di aver “inviato a Regione Lombardia l’aggiornamento dei programmi d’intervento” e che “la Giunta Regionale ha approvato il programma in parola”. Si tratta, in sostanza, dei programmi di intervento per la definizione “dei plumes di contaminazione riscontrati nelle acque sotterranee e per la ricerca delle potenziali fonti di contaminazione”. In parole povere: si procede ancora con la ricerca della causa di un inquinamento che risale a quasi dieci ani prima.

Un iter burocratico, come si può vedere, assurdo, farraginoso e lento. E a sbrogliare i primi fili della matassa è solo l’autodenuncia dell’azienda del 13 dicembre 2021, a seguito della quale si apprende finalmente quale è il fulcro dell’inquinamento. E tutto questo nonostante i cittadini si siano mossi tramite il Comitato di Quartiere sin dal 2013.

Federico Centenari


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