12 gennaio 2026

Se n'è andato Sergio Tarquinio, un grande dell'arte cremonese conosciuto in tutto il mondo. Aveva 100 anni. Pittore, incisore, grande fumettista. La collaborazione con Hugo Pratt e i fratelli Bonelli

Se n'è andato Sergio Tarquinio, uno dei grandi dell'arte cremonese, conosciuto e stimato in tutto il mondo. Pittore, incisore, fumettista aveva 100 anni compiuti lo scorso ottobre. Nato a Cremona nel 1925, Tarquinio è una figura di rilievo nella storia del fumetto italiano e internazionale, oltre che pittore e incisore di grande raffinatezza tecnica. La sua carriera attraversa più di mezzo secolo, coniugando la forza del disegno e l'attenzione al dettaglio con la capacità di sperimentare linguaggi diversi, dalla pittura all'illustrazione, dal fumetto all'incisione. In occasione del suo centesimo compleanno il Comune di Cremona ha organizzato al Museo Civico una mostra con una selezione di opere tratte dalle 415 stampe originali donate dall'artista al museo e conservate nel Gabinetto delle Stampe. I lavori in mostra, realizzati tra il 1942 e il 2001, raccontano la varietà e la profondità della sua ricerca: dalle prime xilografie alle acqueforti, dalle puntesecche alle litografie, fino a opere che rivelano un segno ormai maturo, capace di trasformare luoghi e volti in immagini intense e universali.

Sergio Tarquinio è nato a Cremona il 13 ottobre 1925. Precocemente mostra doti notevoli per il disegno e già ottiene premi durante la frequenza della scuola elementare. Dopo la scomparsa del padre, nel 1936, viene iscritto ai corsi della Scuola Arti e Mestieri “Ala Ponzone”, rinomata, in città per la preparazione settoriale fornita agli allievi, tra i quali, proprio in quegli anni, si annoverano i nomi di Cordani, Naponi e dei più anziani Coppetti e Priori. Frequenta, all’interno dell’Istituto i corsi di “perito industriale” ottenendo brillanti risultati. Nel 1942 vince i Ludi Juvaniles per il Disegno, e frequenta la scuola superiore d’Arte applicata di Milano. Nello stesso periodo inizia ad occuparsi di incisione e, durante il periodo bellico, si avvicina alla pittura. Nel 1948 parte per l’Argentina, dove lavora per la Surameris, casa produttrice di film e fumetti. Rimane a Buenos Aires quattro anni, stringendo amicizia con numerosi artisti e uomini di cultura sudamericani e con il collega Hugo Pratt, cui rimane legato anche in seguito. Tornato nella città natale all’inizio degli anni Cinquanta, continua a lavorare nel campo della grafica pubblicitaria e della editoria, legandosi per anni al gruppo editoriale Bonelli. Successivamente, lascia l’attività di disegnatore e concentra le sue energie nel lavoro, originale ed individuale quanto il suo carattere richiede, di incisore e pittore. Coltiva amicizie e interessi culturali, viaggia e produce opere che vengono esposte in Italia e all’estero, particolarmente interessante e vasta è la produzione incisa ma non secondaria è la realizzazione pittorica, organizzata attorno a temi, sovente ripresi per angolazioni e approfondimenti diversi nell’arco della sua più che quarantennale attività, di forte assunto sociale.

Sergio Tarquinio è popolarissimo nel mondo del fumetto, così il sito della Casa Editrice Bonelli lo ha ricordato in occasione del suo 98° compleanno riproponendo a Lucca la ristampa della sua prima storia di Tex, “Ombre di morte”. E alcune sue opere

Sergio Tarquinio è nato il 13 ottobre del 1925; ha suppergiù ventitré anni quando si ritrova sul ponte di una nave che attraversa l’Atlantico verso la “Terra dell’Argento”, l’Argentina, il Paese che nei cinquant’anni precedenti ha accolto milioni di connazionali in cerca di fortuna.

A Buenos Aires, il Nostro affina il tratto e forgia una straordinaria autodisciplina professionale. In realtà la sua vera ambizione – oggi ampiamente realizzata – era essere un pittore, ma si è messo al servizio delle nuvole parlanti al fine di “sbarcare il lunario”. Quello che parrebbe niente più che un prosaico ripiego, però, nelle mani di chi è mosso da un’incontenibile passione per ciò che fa può, viceversa, mutarsi in ricerca, perfezionamento, scoperta. Ed è così che Tarquinio, in quegli anni, studia e sperimenta, attraversando i più vari registri espressivi.

Nel 1957 entra nell’orbita di Gianluigi e Sergio Bonelli, collaborando con il padre di Tex Willer intorno alla serie d’importazione “Dick Daring” (Giubba Rossa, in Italia). Nel 1968 i due torneranno a incontrarsi sulle pagine di Rick Master, personaggio per certi versi “sperimentale”, che vede la Detective Story intrecciarsi al Western texiano, ma il grosso degli anni Sessanta è saldamente nelle mani di Guido Nolitta, che gli affida due sue creazioni: Il giudice Bean e Il ribelle.

È proprio in quello stesso decennio che Gianluigi lancia a Tarquinio la sfida di Tex, la quale però, una volta raccolta, si perde misteriosamente nei sotterranei di quel labirintico castello che è la storia più intima e inafferrabile delle nuvole parlanti, mentre all’orizzonte la ciclopica impresa di Storia del West comincia a troneggiare come un totem nella bibliografia del cremonese.

Al principio degli anni Novanta, Tarquinio saluta l’universo del fumetto dopo averne accompagnato il percorso per un lungo, lunghissimo tratto. Migliaia di tavole, decine – se non centinaia – di personaggi, avventure e testate editoriali rimangono a testimoniare la sua incancellabile presenza e il contributo non meno importante che ha dato a questa strana, meravigliosa, deliziosamente folle e spesso incompresa arte. Da allora, si dedica a riannodare il filo delle sue passioni di gioventù: la pittura, l’incisione e le più varie forme dell’espressione grafica sono sempre il cibo di cui si nutre, e lo fa con successo e pubblico riconoscimento; tant’è che, nel dicembre 2013, gli è stato conferito il titolo di Cavaliere.

Oggi, per un giovane artista, la vita non è molto più facile di quanto fosse nel 1948 – anche se per motivi diversi, evidentemente. Ma Sergio Tarquinio può smettere di preoccuparsene. L’infaticabile lavoro che ha riversato per decenni sulla carta è stato premiato dall’affetto di tanti, tantissimi lettori e dalla stima di editori e colleghi – un blasone di cui pochi possono fregiarsi".

E così aveva raccontato l'arte di Sergio Tarquinio, la critica d'arte Tiziana Cordani su La Cronaca del 2009: leggi qui


Nelle foto Sergio Tarquinio al lavoro e una sua xilografia e il disegno pubblicato dalla Bonelli in occasione del suo 98° compleanno


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commenti


Chicca

12 gennaio 2026 11:02

🙏🕯r.i.p !! Grande persona!