29 marzo 2026

Addio a Gino Paoli, l'amore fatto canzone

Lo abbiamo visto invecchiare alla grande, sempre incredibilmente uguale a se stesso, fino a passare i 90 anni come se dovesse vivere per sempre: baffoni bianchi, occhiali a goccia con le lenti sfumate, le immancabili camicie denim e le giacche di çamoscio o di pelle. Era se stesso da almeno 50 anni Gino Paoli, e sembrava davvero non doversene andare mai, il che per un mito della canzone è un vera iattura, perché per entrare nella leggenda occorre morire giovani.

Questa abitudine a vederlo come un monumento nazionale in pensione ci ha fatto un po’ perdere di vista che cosa è stato davvero Gino Paoli non solo per la musica Italiana, ma per gli italiani.

È per tutti indiscutibilmente il cantante dell'innamoramento Gino Paoli, l'autore che come nessun altro ha saputo descrivere il sentimento dell'amore nel suo esplodere passionale, senza mai scadere nella banalità o nel sentimentalismo.

Questa lunga storia d'amore, Ti lascio una canzone, Io ci sarò e molte altre, sono la dimostrazione incontrovertibile che nessuno come gli artisti riesce a tirare fuori quello che sta dentro l'umano, ciò che tutti noi proviamo ma non riusciamo a descrivere e che invece capiamo e riviviamo massimamente quando lo sentiamo in una canzone o le vediamo in un dipinto. Gino Paoli era una sorta di sublimazione perfetta dell'amore adolescenziale, quello travolgente e sconvolgente, che non conosce limite se non quello dello struggimento. Fin qui tutto come da copione.

Poi ci sono Sapore di sale e Il cielo in una stanza, che invece sono tutt'altra storia. Sono due canzoni che per una generazione hanno rappresentato molto di più. In quella Italia bigotta è borghesissima del boom economico, dello strapotere della DC fanfaniana e del severissimo PCI di Togliatti, Gino Paoli sconvolse i giovani con due canzoni scandalose, che oggi a noi in realtà sembrano più innocenti di un cartone animato ma che per l'epoca furono una vera rivoluzione. Quel sapore di sale “che hai sulle labbra quando esci dall'acqua e ti vieni a sdraiare” fu una vera e propria bomba sessuale, perché il sotteso erano le labbra che si assaporavano in un bacio e un corpo di donna bagnato che usciva dal mare e ti si sdraiava accanto…un vero e proprio sconvolgimento ormonale generazionale.

E poi, Il cielo in una stanza: probabilmente la canzone più romantica della storia della musica leggera universale, che ha fatto sognare e innamorare milioni di coppie di ogni età era stata scritta per una puttana. Gino Paoli ha sempre ammesso con burbero candore di essere stato un frequentatore seriale di case chiuse e prostitute, con cui sosteneva fossero le uniche donne con cui si poteva parlare liberamente. Era questo che faceva di Paoli un vero poeta e non lo faceva mai scadere nel romanticismo banale: non c'è poesia senza perversione diceva Prevert, e Paoli sapeva rendere massimamente romantico ciò che invece era quasi triviale, perché non era borghese. Era comunista, era un intellettuale impegnato, era oscuro e scorbutico, intelligente e severo, era incazzato e superiore nei confronti della società come riusciva solo ai comunisti di allora. 

Certo aveva le sue contraddizioni Gino Paoli: era milionario, aveva una splendida Ferrari cabriolet azzurra con gli interni in pelle rossa, splendide barche e anche i soldi in Svizzera, ma chi se ne frega…del resto anche la moglie di Bertold Brecht si faceva pagare i diritti in Svizzera se no la tassazione socialista della DDR le portava via tutto. 

Gino Paoli è la musica leggera italiana, ed è l'amore fatto musica per generazioni, tanto che sui social tutti, di tutte le età, gli hanno tributato un piccolo omaggio, sorprendendo anche chi scrive per la giovanissima età. 

Paoli se ne è andato, ma la sua musica è ancora tra noi e lo sarà per chissà quanto, eternamente viva e nuova come lo è sempre l'opera d'arte quando è riuscita. 

(La foto del professor Martelli è di Daniele Mascolo)

Sovrintendente agli Archivi del Comune di Milano

Docente di archivistica all'Università degli studi di Milano

 

Francesco Martelli


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