Cremonese alla ri-scossa: la Cremonese si riscopre all’altezza del suo “sogno salvezza”, ma la strada resta in salita
Serviva una scossa, ed è arrivata con Giampaolo in cabina di regia. La Cremonese rialza la testa nel derby del Po contro un Parma che, nel finale di campionato, si riscopre fragile — e in questa fase della stagione esserlo può diventare estremamente pericoloso, soprattutto quando i tuoi tifosi, invece di sostenerti, iniziano a fischiare già dalla fine del primo tempo fino al triplice fischio.
Al Tardini, però, si è visto qualcosa di più di una semplice reazione psicologica: la vittoria per 2-0 contro il Parma non è stata solo un successo di nervi, ma il frutto di una visione lucida, coraggiosa e, per certi versi, spiazzante.
Era fondamentale voltare pagina con una vittoria, non solo per riagganciare il treno salvezza, ma anche — e soprattutto — per ritrovare fiducia e serenità, in vista delle due settimane che separano i grigiorossi dalla prossima sfida: quella contro il Bologna allo Zini, il 5 aprile.
Il coraggio di cambiare: scelte tecniche e nuove soluzioni tattiche
La prima riflessione non può che partire dalle scelte iniziali del tecnico, che hanno fatto discutere non poco prima del fischio d’inizio. Vedere Thorsby, Djuric, Vardy, Barbieri e Okereke seduti in panchina poteva sembrare un azzardo in una partita da “dentro o fuori”.
Eppure, la prestazione finale ha dato ragione all’allenatore. Giampaolo si è preso la responsabilità delle sue decisioni e la squadra lo ha ripagato con una prova che lui stesso ha definito “emozionante”.
Determinante anche la gestione dei cambi, con i subentrati capaci di mantenere alta la pressione proprio nel momento in cui il Parma provava a rientrare in partita.
Si è visto un nuovo assetto, un progetto tattico rinnovato: uno schieramento più aggressivo, sostenuto da una difesa a quattro apparsa finalmente solida e armoniosa rispetto al recente passato.
La Cremonese non si è limitata a difendere, ma ha saputo compattarsi, recuperare palla e palleggiare con qualità, trovando spazi per ripartire con velocità e verticalità — armi che si sono rivelate letali per il Parma.
Questo atteggiamento ha permesso ai grigiorossi di non subire passivamente l’iniziativa avversaria, trasformando la fase difensiva nel primo mattone di un’azione offensiva fluida e propositiva.
Orgoglio e sacrificio
Ciò che più ha colpito è stata la capacità della squadra di mettere in campo quell’orgoglio e quella volontà ferrea richiesti da Giampaolo in conferenza stampa.
È stata una prova corale di solidità e concretezza che non si vedeva dalle prime battute del campionato.
Nel post-partita, il tecnico ha sottolineato quanto fosse fondamentale evitare di subire gol, che avrebbe potuto riaprire la gara e riportare a galla quei fantasmi che da tempo condizionano la squadra.
Ed è proprio nei minuti finali — quando la Cremonese ha abbassato il baricentro a difesa del risultato — che si è rivisto il valore di una linea difensiva ritrovata, anche grazie al passaggio alla difesa a quattro.
Una difesa che ha inciso anche nella costruzione dal basso, coinvolgendo attivamente Audero e inducendo il Parma ad alzare il pressing, liberando così spazi e profondità in cui le ripartenze grigiorosse si sono rivelate estremamente efficaci.
Perché, oltre ai due gol, restano negli occhi anche l’occasione di Vandeputte nel primo tempo e quella di Pajero nella ripresa, senza dimenticare il gol annullato a Bonazzoli.
Benedetta sosta
La sosta di due settimane per gli impegni delle nazionali arriva nel momento giusto per i grigiorossi. Consentirà a Giampaolo di lavorare con maggiore continuità, concentrandosi soprattutto su quelle due o tre indicazioni chiave già emerse al Tardini e affinando meccanismi che si sono solo intravisti.
L’auspicio è anche quello di ritrovare due pilastri come Baschirotto e Collocolo: il loro rientro potrebbe garantire quella spinta ulteriore necessaria per affrontare al meglio la volata finale.
Una vittoria non fa primavera, ma l’avvicina
Sull’onda dell’entusiasmo, però, sarebbe un errore pensare che la strada possa mettersi in discesa. Al contrario: il percorso è sì più corto, ma resta estremamente ripido e pieno di insidie.
Ciò che appare chiaro, al netto dei risultati delle concorrenti, è che il destino della Cremonese resta nelle mani della squadra. E se lo spirito sarà quello visto al Tardini, allora nulla è davvero precluso.
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