24 marzo 2026

Dopo la vittoria del "no". La cosiddetta Società Civile continui ad essere attenta a frenare il potere dei partiti

Come membro del Comitato  della  Società Civile per il No del nostro territorio sono ovviamente contento di questa vittoria, che ha bloccato una pericolosa riforma della Costituzione che avrebbe alterato i delicati equilibri costituzionali tra il potere esecutivo e quello giudiziario, rafforzando il primo a scapito del secondo.

Ma vorrei cogliere questa occasione per una breve riflessione su cinque referendum costituzionali che si sono succeduti dal 2001 ad oggi.

Dal 1948 quando la Costituzione fu approvata e fino al 2001 (per oltre mezzo secolo quindi) nessuno aveva realmente provato a modificare la Carta, più preoccupati forse di renderla operativa in parti fondamentali, quali ad esempio la istituzione della  Corte Costituzionale (1956), la legge istitutiva del CSM (1958) o l’istituzione delle Regioni (1970).

Dal 2001 in poi vi è stata una sorte di “bulimia costituzionale” con una riforma o un tentativo di riforma ogni 5 anni, tutte arrivate al referendum confermativo: forse un po’ troppe!.

Nel 2001 fu il Centrosinistra a volere la riforma del titolo V sul rapporto Stato Regioni. Vinse il SI con il 65% dei consensi, ma con affluenza alquanto bassa (34%).  All’epoca votai a favore, salvo poi pentirmene, visto che ne uscì un testo confuso che ha portato ad infiniti contenziosi tra Stato e Regioni.ancora oggi non risolti. 

In occasione degli altri 4 referendum ho sempre fatto parte dei comitati pere il NO con un risultato a “mio” favore di 3 a 1.

I tre tentativi di riforma più pericolosi perché toccavano di fatto ogni volta gli equilibri tra i poteri  sono stati nel 2006 la riforma proposta da Berlusconi, nel 2016 quella di Renzi e nel 2026 quella di Meloni.  Tutti con buona partecipazione al voto (otre il 50%) e con risultati netti a favore del NO.

L’unica riforma che ha vinto nel referendum confermativo fu quella del 2020 proposta da Movimento Cinque Stelle sulla riduzione del numero di parlamentari. Era a mio avviso anche questa una riforma sbagliata, perché si prometteva maggiore efficienza del parlamento, migliore selezione della classe politica e riduzione delle spese, senza in realtà che ce ne fossero le premesse. Nulla di tutto ciò infatti è successo e in compenso abbiamo perso rappresentanza territoriale, aumentando la distanza tra il “Palazzo” e il Paese reale. E’ passata a larga maggioranza (70-30) grazie anche all’ondata antipolitica, in quegli anni particolarmente forte. Essendo però una riforma “puntiforme” non ha creato danni più che tanto.

Spero che da questo ultimo e chiaro risultato, tutte le forze politiche imparino a portare maggiore rispetto nei confronti della Carta fondamentale, che regola la nostra convivenza civile, e non dimentichino mai la lezione che ci viene dalla storia della Costituente: le regole del “gioco” si scrivono insieme, così come avvenne allora tra forze politiche molto diverse tra loro.

Il luogo per una eventuale riforma costituzionale deve essere il Parlamento dove, secondo l’articolo 138, si deve raggiungere una maggioranza dei 2/3 in entrambe le camere. Solo così gli Italiani potrebbero essere disposti ad accettare una modifica ad una  Costituzione, cui hanno dimostrato di essere motto e giustamente attaccati. E il Governo (ogni governo) se ne stia fuori da ogni proposta di riforma, come già raccomandava Piero Calamandrei, durante i lavori della Costituente!

Questo dovrebbe valere anche per la legge elettorale (altra importantissima regola del “gioco”), legge concettualmente (ma purtroppo non realmente) di rango costituzionale.

E speriamo che la cosiddetta Società Civile continui ad essere attenta a frenare il potere di partiti, che hanno la tendenza a farsi prendere la mano, una volta conquistato il potere.

già Sindaco di Cremona

Paolo Bodini


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commenti


Bruno

24 marzo 2026 10:59

Ha vinto il NO al tentativo di mettere in discussione l’autonomia della magistratura, cardine della nostra democrazia costituzionale. È un voto contro la corruzione, le mafie, la demagogia razzista e forcaiola. È ora di smetterla con i tentativi di stravolgere la Costituzione.

Erika

24 marzo 2026 11:38

Il nostro, caro Bodini, è un Paese ingessato dalle corporazioni e dai partiti incapaci di adeguare il sistema istituzionale alle nuove esigenze. È una sconfitta di 60 milioni di cittadini ed una vittoria dei restanti 5 che campano o hanno campato da sempre di politica. Una visione miope che prima o poi qualcuno pagherà a caro prezzo (e come Trump ha chiuso i rubinetti, prima o poi lo faranno anche i paesi del Nord Europa verso chi le riforme non le fa e non crea le condizioni per un migliore e più profittevole sviluppo, costringendo i giovani ad andar via). Questa è l'eredità che la sua generazione sta lasciando ai posteriori. Si rallegri pure per il NO, lei che è stato parte del sistema finchè qualcuno non l'ha fatta accomodare fuori!

Nicola

24 marzo 2026 11:59

Ho letto. Con sorpresa. Soprattutto l'ultimo pensiero:"E speriamo che la cosiddetta Società Civile continui ad essere attenta a frenare il potere di partiti, che hanno la tendenza a farsi prendere la mano, una volta conquistato il potere." Sembra un discorso introspettivo, dottore. Sicuro che lei, da Sindaco per 2 mandati, abbia sempre osservato l'auspicio? Forse che il PD Cremonese non abbia avuto un peso preponderante nell'indicazione di ruoli chiave, indipendentemente dalle competenze per puro esercizio di potere? Forse che le scelte ambientali e di pubblica sanità non siano state piegate ad interessi economici ben ricompensati?
Mi sembra più un mea culpa travestita da ipocrisia istituzionale da terza età di chi è stato ed ora non è più!
Ciò che si semina, prima o poi si raccoglie.