Quando si era poveri da non avere nemmeno l'alito caldo, imbastire il pranzo con la cena era un'impresa improba.
Mancava sempre il propellente per mettere in moto la màchina dè sgagnàa 'l bróot* soprattutto quando v'era da fare carburante alle nidiate delle progenie scaturite dalle macchine per fare i bambini nudi.
Queste, di scarsa fruizione, non soffrivano. E così sfoggio pure la litote.
Quell'agognato brodo, occhieggiante di grasso (lamentarsi del brodo grasso è proverbialmente abominio) doveva però essere archiviato e la speme di goderne veniva censurata nei giorni di magro: ogni venerdì, ogni quaresima, ogni giorno di penitenza e quest'ultima era puntuale all'appello ogni giorno.
* Arzigogolata espressione stante ad indicare la bocca con la sbarra del Telepast alzata in attesa di qualsiasi cosa in transito.
Di magro veniva considerato il pesce; sfuggivano a questa nomenclatura lumache, ai targati cierre impossibile spiegare che invece sono chiocciole (ma data la velocità dei gasteropodi, sfuggivano per brevi tratti) rane, presenti ranamente (che bell'errore!) in menù (più sovente nelle fiabe, disvelandosi, dopo l'osculazione di prassi, prìncipi pittati con la stessa vernice della nazionale di calcio).
Quel pesce, causa palanche ovunque impresenziate, non aveva eccessiva diffusione, data la sua scarsissima attitudine all'immarcescibilità.
Per procurarlo, Bartolomeo Stefani, cuoco dei Gonzaga (quìindi ànca dè Vescuàat) affermava che bastava "avere buona bor$a et valorosi destrieri" per ovviare a tale sconveniente problematica.
Era sufficiente la gradevole presenza, nell'estratto conto, di una striscia con cifre vergate non in un rubino colore.
Oggi vengono scritte a stelle e strisce.
Il pesce ha 24 qualità ed ogni ora ne perde una: come si sopperiva al periglio, protraendone la conservazione, quando si viveva in bianco e nero?
Non frigoriferandolo, ghiacciandolo, freezzerandolo, ma ajòonandolo, salandolo, sottoliandolo, affumicandolo (no, non sono i nomi dei 7 nani)
Nel nostro mare di guai sguazzavano sotto sale solo merluzzi, sardine, aringhe, acciughe: si sapeva che pesci pigliare e anche come ammannirli.
Merluzzo. Il cremonese non sta a dare nomi diversi allo stoccafisso o al baccalà; sono entrambi merlüs (o merlös, merleus) perchè entrambi merluzzi (naselli, da giovani) il primo essiccato, il secondo sotto sale.
In vernacolo, confuso negli evanescenti e liquescenti confini ad acquerello di Cremona provincia (120 km lunga [Roncadello / Spino d'Adda] 13 km stretta [Cremona / Robecco]) l'ho sentito nominare anche bertagnìin, bertagnì o ragno, dal nome della marca della ditta importatrice.
In gioventù l'ex nasello, ora merluzzo, non si fa prendere facilmente per il nasello. Per lui non c'è il divieto di pesca e nemmeno di albicocca.
'Na pàart dè mèrlüss rùstìit (mandato, metodo Maria Montessori, a farsi friggere) ogni venerdì, nelle osterie, era obbligatoria.
Riceveva l'estrema unzione a base di strutto e il celebrante vinivendolo (talvolta annacquivendolo, più autorizzato di altri a dire "prendete e bevetene tutti") eucaristicamente, lo porgeva ai fedeli, previo esborso dè 'na spiciòorla (a Cremona, non a Modica, vuol dire di poca spesa) e l'invenduto veniva messo sott'aceto in ajòon.
C'è una singolarità, targata Ci Erre (chiedo scusa a Crema, ma obtorto collo è targata così) che contorna il merluzzo con un "contorno" di fichi cipolle e aceto: il pociafìich o fìic malàt.
Talvolta la povertà non ammetteva il merluzzo e la polenta ne diveniva il succedaneo col vantaggio di essere già diliscata, così formando e sfornando un salato & dolce, un brusco & dolce decisamente desueto e sconosciuto ai + (ma non ai - ÷ ×).
Foto documentanti la derrata in questione, scattate dallo scattante scrivente, debitamente didascalizzate a dovere (e non a Dovera) sono da vedere sopra l'articolo.
Potrebbe sorgere spontanea (poi tramonterà forzatamente) la domanda: se la classe non è acqua, dove vanno a scuola i pesci?
Aringhe, acciughe*, alici o sardine (ho conosciuto una sarda che si chiamava Alice) venivano riannegate, ma stavolta nell'aceto, in coabitazione con transilvaniche dosi di aglio e prezzemolo, dando vita (dopo aver tolto la loro e qualche spina ma neanche una presa) al gösafèr, una salsa figlia legittima del garum** romano, data la vetustà di Cremona, romana dal 218 Avanti C'è posto.
* Differenza tra acciughe e alici? Acciughe = sotto sale
Alici = ancora fresche, quindi nel mondo delle meraviglie.
** Anche nell'albero genealogico della bagna cauda c'è il garum, pestilenziale salsa di pesce fermentata al sole. Facilissima da trovare al buio.
Ab antiquo, il sale, era un conservante prezioso*. Addirittura le delazioni durante l'ultima guerra (e spero che la numerazione si fermi al paio** [spiegazione dell'asterischitudine in fondo, a destra, si capirà poscia il perché]) venivano premiate con 5 kg di sale e promesse, anzi prom-esse-esse (poSSo autocompiacermi della celia?) a chi volesse far deragliare su una sinistra strada di destra, partigiani e compagni(a bella).
* Infatti quando qualcosa è costoso è salato, si percepisce un salario, si è salariati e perchè mai a Cremona c'e Via del Sale?
Phacetia, messa qui in mezzo a caso: l'ho sempre detto e lo ripeto e lo ripeto e lo ripeto (voilà, tolta l'eco) non c'è bisogno dell'oroscopo, per capire che i pesci vanno d'acquordo con l'acquario.
Ho conosciuto una coppia felice: lei dell'acquario, lui idraulico, trumbèer, in dialètt, cosa che non guasta all'intesa di coppia.
** (parlando di guerra ed auspicando che la sua numerazione si fermi al paio...) Scrivo in fondo a destra, dove sono tutti i cessi, un pensierino al riguardo della guerra, perchè trovo consono il luogo della ritirata (questa la capiscono in pochi).
Gli USA e jet, i più grandi e$portatori di tutto,oo, guerre comprese (la vendita delle armi è più redditizia, reddicaia e reddisempronia della droga) parlo di quelli che sanno subito distinguere tra chi ha torto e chi ha il petrolio, avevano Barack Obama alla casa bianca, questa era del colore* non intonato al presidente, ma aveva una vocale eccessiva, ora con l'ipertricotico è tornata casa banca.
* Strana cosa questa del colore: vogliono cacciare tutti quelli che non sono bianchi, ma solo da quando non sono più schiavi, prima andavano a prenderseli.
P. S. E. L. (Post Scriptum Extra Large)
Parlando di pesci (anche se i pesci sono muti come pesci) mi scappa di scrivere un'altra fisheria delle mie fisherie.
Alcune sono intelligenti -c'è chi ha l'acume e chi ha lacune- ed al3 autentiche sfarloccate, come quando, non sapendo che pesci pigliare, piglio di mira il pesce sega (Onan vulvaris) trattandolo trattandolo, cioè bistrattandolo, dato che -col nome che porta- sembra non abbia dimestichezza con l'altro sesso e men che meno con il suo, perlomeno!
Notare, please, il "men che meno", non male, come motto, per un pesce sega, manòn (non ò sbalìato ha scrivere) meniamo il pescecan per l'aia (perché dovremmo prima riempirla d'acqua) e andiamo avanti -a zig zag- col pesce sega e la sua scarsa dimestichezza con l'altro sesso, ormai imparata a memoria, direi a menadito.
Infatti non avendolo a portata di mano (sto parlando dell'altro sesso, non del suo: il suo è a portata di mano, eccome!) deve industriarsi e questo accade fin dalla notte dei tempi.
Da quando cioè, Noè (piaciuta la rima?) per una semplice abluzione ai piedi, dimenticò il rubinetto aperto scatenando il piediluvio universale e dimenticandosi di salvare in coppia 'sto povero pesce, che non potè far altro che darsi una mano da solo.
Che poi Noè si sia premurato di salvare anche una coppia di zanzare, questo rimane un mistero.
Provai a chiedere spiegazione di ciò a Don Attilio (sin da giovane era intenzionato a fare il prete, quindi un preterintenzionale) durante una cena -non l'ultima, e così ho accennato alla cena, solo un cenno- a base di pesce: capesante, un religiosissimo pesce San Pietro ed alcune orate frates.
Chiesi anche spiegazioni su come due maschi, della ditta Adamo & Va, diedero continuità all'umanità o -dato che tutto è partito da lì [babà e 40 ladroni]- come sia possibile non essere prodotti da un incesto.
Non seppe che pesci pigliare, pensai "Ora mi prende a pesci in faccia" ed ebbi l'impressione che il suo principale se la cavasse assai meglio coi pesci; non solo sapendoli pigliare, ma anche moltiplicandoli, camminando sull'acqua e trasformandola in vino!
Se mai, un giorno, incrociassi Gesù (ma mi pare abbiano già provveduto) gli chiederei due cose: come si fa do re mi sol a fare i miracoli senza chiamarsi Donald e se è vero che, dopo più di 2000 anni di lavoro inchiodato a un posto fisso e non santuario (quindi celebratissimo e sempre sugli altari) gli avevano offerto di sponsorizzare un deodorante, per la festa dell'ascellsione, col nome di Diodorante.
Don Attilio mi apostrofò 12 volte: Oh Gesù ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' ' (Gesù e i dodici apostrofi) mettiamoci una croce sopra!
Andò in tilt, farfugliando che la classe non è acqua santa; che in classe era inclassificabile e il voto più brutto era quello di castità; che nel suo locale si serve solo una minuscola piadina sottilissima particola(re) e vin santo; che questo non era pane per i miei denti (per via del tartaro: Gengiv Khan) e concluse poi con una domanda: perché le donne non sono un'acquasantiera?
Trovai la domanda logica, per tutti gli uomini di buona voluttà. Cascò dalle nuvole -rompendosi l'osso sacro, quindi non solo spezzò il pane, ma anche il coccige- quando gli chiesi " E se Adamo avesse mangiato la foglia?".
Sulle nuvole, dove era salito per fissare, con le catenelle (piccole catene di S. Antonio), la stella cometa (con l'aiuto del suo amico Angelo Q. Stode) si ritrovò -cosa di una ovvietà scontata- con la testa fra le nuvole (se l'ovvietà non era scontata, sarebbe stata a prezzo pieno, ovvio).
Precipitando con le catenelle, fu notato dalla gente che, come un fulmine a ciel sereno, si precipitò fuori esclamando "Piove a catenelle!"
Era difficile portare Don Attilio fuori, non veniva mai di sua sponte; bisognava sempre portarlo: era un pret-a-porter e al ristorante non c'era verso di fargli provare gli strangolapreti, il pollo alla diavola, o una bottiglia di Inferno, d'annata o dannata che fosse. Pensierino sull'inferno: tutti vogliono andare in paradiso, nessuno vuole morire. Come la mettiamo?
La sua scelta, cadeva sempre sulla spalla di San Secondo (povero San Secondo, non ne poteva più d'arrivare mai per primo: per forza, era un antipasto!) una minestrina (una e trina) di capelli d'angelo custode e per secondo, dal vangelo secondo Matteo, terzo Luca (quarto divino rosso, ovvio, San Giovese) alcuni passi del vangelo: passo dello Stelvio, passo del Falzarego, passo e chiudo.
commenti
Lilluccio Bartoli
10 gennaio 2026 07:25
Ringrazio per il "puccino" di fichi, alias pociafìich o fìich malat, Ornella & Antonio del Bistek, ai quali va il mio Bene! Bravi! Bis! Tek! per avere accolto le mie suppliche e preparatami questa specialità, dopo aver raso al suolo* la loro pazienza, scartavetrandone le gonadi.
*raso al suolo: tappeto di stoffa delicata, ma anche uno che si fa la barba sdraiato sul pavimento.
Sono un loro fan, assieme a...
Tino Spezza
Chiara D'Uovo
Alba Tartufod
Ciccio Lee
Walter Ego
Lele Mòsina
Armando Lapistola
Mary N. Gata
P & Rino
Zia Lucre
Norma Sani Taria
Nando Rovi
Evita D. Farlo
Rita Soppe
Tito Consen
Enza Veemen
Tito Appesan
Carlo Innes (prende fuoco facilmente)
Tito Sfol
Lara Bafenice