Quella vecchia foto e l'infanzia a Pieve Gurata: una delle parrocchie più antiche
Ci sono foto patinate, magari ingiallite, del tempo in cu ancora si usavano i rullini e non esisteva il colore (e lì bisognava essere capaci di far foto, oggi invece con un pezzo di ferro fanno decine di scatti per tirarne fuori uno quasi mai nemmeno decente), talvolta sgualcite, altre volte perfettamente conservate, che giacciono nel “cassetto” dei ricordi, ma che in realtà raccontano la storia, anzi le storie, e ne sono testimoni lampanti. Se ognuno dei nostri lettori tirasse fuori dai cassetti di casa foto d’epoca, di tempi passati, si potrebbero ricavarne pagine e pagine di storia, talvolta anche meno conosciuta, che è quella dei nostri paesi, delle nostre campagne, delle nostre cascine e dei nostri villaggi di fiume. Per molti potrebbe essere un bel “compito” per l’estate: quello di frugare in cassetti e bauli, alla ricerca della storia e delle storie, da condividere e far conoscere.
Jim Graziano Maglia, attore, regista e pedagogista teatrale di Motta Baluffi ne ha tirata fuori una, eccezionale, che la storia la racconta eccome. Lo si ringrazia, innanzitutto, per averla messa a disposizione, affinchè i lettori vedano e conoscano. La foto, scattata a Pieve Gurata, è datata 1953 e vede immortalato Jim Graziano Maglia da bambino, sua madre Clara che lo rincorre divertita davanti ai suoi primi passi (“che erano già indirizzati verso la Libertà” ricorda Jim Graziano Maglia), ma si notano anche la torre della chiesa dedicata a San Pietro, le rotaie della storica littorina che collegava Cremona al casalasco, e le mura della cascina Aschieri. Lui, Jim Graziano Maglia è nato proprio lì, all’ombra della chiesa che, come noto, è abbandonata da una cinquantina d’anni ormai. Chiesa nella quale i suoi genitori si sono sposati il 2 settembre 1950. Si chiamavano Clara Luzzara,ed era di Casalmaggiore, ed Omobono Maglia nativo, invece, proprio di Pieve Gurata. Paese, questo, dove Jim Graziano Maglia ha trascorso i primi sei anni di vita.
Quindi nel 1957, il giorno di san Martino (11 novembre), come si usava una volta, il trasferimento della famiglia a Motta Baluffi dove papà Omobono si mise in proprio come fabbro meccanico. “Nella stessa cascina (quella a fianco della chiesa) – ricorda Jim Graziano Maglia – è nata, a maggio 1957, anche mia sorella Antonella. A Motta Baluffi vennero ad abitare pure i due nonni paterni, Mario e Rosina”.
Ogni tanto Maglia fa ritorno nel luogo del suo primo vagito, dei suoi primi sorrisi, dei primi abbracci dei genitori, semplicemente per rivedere, osservare e vivere quella cascina in cui è venuto al mondo e, talvolta anche senza accorgersene dal tanto che sorge naturale, una lacrima gli solca il volto. Ma a queste emozioni si aggiunge anche il dolore, la frustrazione nel vedere la bella, grande chiesa di san Pietro ridotta in quelle condizioni. Abbandonata, lasciata al proprio destino nonostante si tratti di un luogo prestigioso essendo una delle parrocchie rurali più antiche del cremonese. Non se ne conosce la data esatta di fondazione, ma se ne ha notizia a partire dall'anno 876. La torre romanica, con l'aggiunta successiva della cuspide gotica, è stata eretta nel 1164, risultando quindi più antica del celebre Torrazzo di Cremona. La chiesa originale fu distrutta e ricostruita nel XVI sec. E, quella attuale, pur nel suo silenzio, continua a “vegliare”, a custodire, le gioie e i dolori di tanti cremonesi. A custodire il suo passato, che è composto anche da quel giorno del 2 settembre 1950 quando le campane suonarono a festa per salutare il matrimonio dei suoi genitori, Clara e Omobono. Ha sempre la speranza che, prima o poi, la chiesa, oggi di fatto ridotta a una piccionaia (il finestrone della facciata squarciato lo fa capire tranquillamente), torni ad essere sistemata e riportata al suo originario splendore ma sa anche che i tentativi che ci sono stati, finora, non hanno prodotto nulla e questo crea ulteriore frustrazione. C’è anche chi ha provato a inserirla tra i “Luoghi del cuore” del Fai con risultati impietosi, con appena poche decine di voti (per ottenere contributi occorrono migliaia e migliaia di voti ed un progetto pronto) ma almeno il tentativo c’è stato. Per salvarla e rimetterla in sesto occorre inevitabilmente l’impegno di tanti, magari con la creazione di una associazione. Non lontano da lì, ad Ardola di Polesine Zibello, la storia racconta che la costituzione alcuni anni fa di un comitato ad hoc ha permesso di salvare e riportare la chiesa ad essere di nuovo utilizzata.
La storia fresca ci racconta di un’altra chiesa, quella delle Spine di San Giuliano Piacentino, dove si è recentemente formata una associazione, guidata dal giornalista e scrittore cremonese Roberto Fiorentini, che si sta impegnando per sistemarla. Anche in quel di Pieve Gurata, chissà, con l’interessamento della gente, potrebbe nascere una esperienza simile.
Jim Graziano Maglia, che potrebbe per altro esserne un eccellente “timoniere”, ci spera e intanto si prepara ad essere di nuovo sul palcoscenico. Lo farà sabato 13 giugno, in occasione della “Tre Giorni Mazzolariana” (evento che ogni anno celebra la figura di don Primo Mazzolari), alle 21,30, nella Casa della Gioventù di Bozzolo, con lo spettacolo “Raccontando don Primo Mazzolari” accompagnato dalle musiche dei Plus A. Quartet. Col pensiero e il cuore sempre rivolto a quel piccolo paese di campagna dove, chissà, da una vecchia foto potrebbe germogliare un “miracolo”.
Eremita del Po
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commenti
Jim Graziano Maglia
10 giugno 2026 14:18
Che dire? Innanzitutto un immenso grazie per lo stupendo articolo dedicato a Pieve Gurata,alla Sua Chiesa,al suo inestimabile valore storico,artistico e spirituale.E poi ai miei (nostri ,unitamente a mia sorella Antonella)indimenticati genitori.E poi alla mia prima infanzia,ai luoghi che porto indelebili nel cuore.Luoghi semplici e rurali..La 2^ guerra mondiale era da poco passata,solo 6 anni...Ma tanta era la ricchezza e voglia di crescere ,di vivere.Carissimo Eremita del Po,come ringraziarti ,per il tuo speciale quanto emozionante spaccato di Vita? Una fotografia (e tu te ne intendi alla grande..),che basti dirti questo: non sono riuscito a trattenere qualche lacrima... Soprattutto pensando a quella ricchezza storico-artistica patrimoniale dove regna sempre più il degrado,l'incuria e all'indifferenza. Bisogna passare all'azione,magari con un gruppo di persone sensibili e promuovere progetti "ad hoc"...Io ci sono e da subito.Grazie mille ancora Paolo..La foto iniziale con mamma sotto la Torre Romanica di Pieve Gurata, chissà se sarà di buon auspicio produttivo..Quante emozioni!Che dire altro? Bravissimo(e non è retorica) tu e altrettanto Cremona sera a rendere pubblico il tuo 'reportage storico-affettivo' che mi ha lasciato basito(e che non merito più di tanto).Grazie mille ad entrambi, tu 'penna felice,ispirato e sempre coinvolgente.A Cremonasera,sempre più attenta e precisa nei suoi vari unici ed originali servizi giornalistici e non solo!E in questi tempi di AI non è poco,dove spesso vige 'trucco'(o fake) e non le vere capacità professionali individuali e non quelle presunte.Un caro saluto di ogni bene e ancora un grazie.