4 gennaio 2026

La poesia delle grandi nevicate nelle foto di Ernesto Fazioli. Le sue immagini dedicate alla neve hanno fatto il giro del mondo

C'erano una volta le grandi nevicate ed Ernesto Fazioli ne è stato il loro grande cantore. Le grandi nevicate sono state un tema dominante nell'arte del grande fotografo cremonese del secolo scorso. L'immagine straordinaria dello spalatore davanti al portone del palazzo vescovile ha fatto il giro del mondo. La coltre bianca che copre i mattoni rossi della città ha sempre affascinato il suo obiettivo portando alla produzione di immagini tanto straordinarie quanto immediate, attimi rubati e resi eterni. Tutta la città al tempo di Fazioli, dagli Venti agli anni Cinquanta veniva spalata a mano. La neve veniva caricata sulle carrette, altra veniva scaricata in appositi tombini posti nei punti strategici della città finendo nel Marchionis o nella Cremonella. La spalatura spesso rappresentava l'introito di molti avventizi che attendevano con ansia la chiamata del Comune. Attorno agli anni Trenta, quando Ernesto Fazioli andava a caccia di novità per la sua documentazione cittadina, non gli sfuggiva nessuna occasione per creare dal nulla anche la foto artistica. Anzi il suo occhio di reporter, di giornalista dell'immagine, lo spingeva a girare le strade della città con qualunque tempo. Meglio se durante la notte fosse caduta una bella nevicata.

Così coglieva ingenue ma significative scenette, come quella dei bambini infagottati con sciarpe e cappotti di lana, a giocare nella neve di piazza del Comune, diventata un po' il ritrovo dei ragazzi prima di entrare a scuola. Oggi queste immagini sembrano uscite dal libro di Collodi o da "Cuore" di De Amicis, ma i ragazzi di settanta anni fa erano ancora semplici e senza complessi. Si riunivano nel pomeriggio e si portavano in piazza del Comune per costruire il fantoccio di neve, col vecchio cappello in testa e la pipa in bocca. Una cronaca del quotidiano di molti anni fa, ha raccontato dell'avventura di un gruppo di ragazzi alle prese non con un semplice fantoccio di neve, ma addirittura con dodici pupazzi che erano stati fabbricati dopo molte ore di lavoro. L'impresa aveva ricevuto i complimenti persino del primo cittadino ed i ragazzi andarono a casa con un bel mucchio di caramelle donate dai commercianti. Ma al mattino l'amara sorpresa: nel corso della notte dei dodici pupazzi non erano rimaste che poche briciole costituite dai cappelli sgualciti e dalle pipe di legno. Un'altra immagine storica di nevicate è "La prima messa". In essa c'è tutta la poesia e l'immagine della fede che anima la vecchiolina che, pur tra le neve altissima, avanza aggrappandosi alla balaustra dei leoni stilofori del battistero per guadagnare la porta d'entrata del duomo ed assistere alla prima messa della giornata. La foto risale probabilmente al 1937. Ed infine l'immagine invernale del cortiletto del Torrazzo, con la neve che cade ad imbiancare l'impassibile Zanen de la bàala.

I vecchi spartineve usati un tempo nel cremonese

In passato - in taluni posti fino agli anni '60 del Novecento - le strade venivano liberate dalla neve con mezzi a trazione animale. Il veicolo usato con funzione di spartineve o spazzaneve era denominato, in dialetto, "caladùur" ( pure nome dell'operatore) , "caladùura" o "càla" a seconda dei luoghi. E l'atto compiuto dallo stesso si diceva "calàada" o "róta". Ogni anno i comuni del cremonese dovevano provvedere per tempo ad un programma di intervento stabilendo il passaggio dello spartineve in determinate vie o piazze. Il lavoro veniva assegnato al "caladùur" che faceva il prezzo più basso o a persone di cui si era già sperimentata l'accuratezza nel lavoro.

A Bonemerse, nel 1926, la "Rotta delle nevi" venne eseguita da due incaricati diversi che si aggiudicarono l'appalto. La "rotta n. 1" venne affidata alla ditta dell'ingegner Giuseppe Pagliari incaricata di tenere pulite dalla neve le vie conducenti alle cascine Carettolo, Capitolo e Mulino Nuovo; la "rotta n. 2" fu assegnata a Francesco Piva ed interessava le vie per Farisengo, Argine, Gambara, il tronco di Conziolo e dal centro del paese al confine di Bagnara. Alle operazioni di spartineve in quest'ultima località si riferisce una bella fotografia del 1938 scattata da Amulio Lampugnani (1920- 2005) di Bonemerse. Buoi e cavalli trainavano lo spartineve, un mezzo triangolare in legno, spesso di fattura artigianale che serviva per spingere ai lati della strada la neve man mano che il mezzo procedeva. Le due assi, tenute in verticale, misuravano da trenta a sessanta - settanta centimetri di altezza ed erano solitamente in legno di rovere o di altro tipo resistente all'acqua. Venivano inchiodate l'una all'altra secondo un'angolazione variabile solitamente tra i sessanta ed i novanta gradi e trattenute, internamente, da più traversine o assi fissate alle due sponde e collegate tra loro da un'altra asse di rinforzo posta perpendicolarmente alle stesse. Nella parte anteriore dello spartineve, appoggiata ai due lati del mezzo triangolare, si metteva una balla di paglia a forma di parallelepipedo che serviva da sedile per il guidatore. In genere sull'ultima asse, nella parte più svasata del triangolo, venivano appoggiati pezzi di granito o pietre pesanti per fare aderire meglio lo spartineve al terreno.

Il guidatore, quasi sempre un bifolco con buoi oppure un cavallante in proprio o alle dipendenze di qualcuno, era provvisto dell'immancabile cappello e del tabarro. Spesso camminava ai lati del mezzo per sgranchirsi le gambe e per facilitare la circolazione sanguigna. Ogni tanto, lungo le vie dei centri abitati, si fermava per spargere alcune badilate di ghiaia collocata a mucchi in punti prestabiliti per riempire eventuali buche o in funzione antiscivolo.

A quel tempo, nella campagna cremonese, si usavano pure le slitte da neve al posto dei carri. Presso la maggior parte della popolazione detta slitta veniva chiamata "ninsòt" o "linsòt". I ragazzi, sulla scia dello spartineve o della slitta, giocavano facendo abili scivolate, le cosiddette "liscàade".

Le fotografie della neve di Ernesto Fazioli e l'ultima è lo spazzaneve di Bonemerse (foto Lampugnani)

Angelo Locatelli


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commenti


PPriori

4 gennaio 2026 15:51

Foto bellissime e cariche di ricordi.
Una domanda: se salgo gli scalini del Battistero, come posso guadagnare la porta del Duomo? Io non ci riuscivo.