Il referendum e i suoi postumi: l'ora dei conti da regolare
Qualcuno spieghi finalmente al Governo che i gol utilmente spendibili sono quelli tirati nella porta avversaria. Gli altri si chiamano autogol. E un po' troppi ne stiamo vedendo. Dimissioni colpevolmente tardive di Delmastro e Bartolozzi, nonchè l'arrogante indifferenza opposta dall'ex ministro Santanchè al disagio di un'opinione pubblica restata troppo a lungo in attesa del gesto di "sensibilità istituzionale" infine giunto per forza maggiore. Il tutto osservato con qualche disagio dai milioni di italiani per bene che, votando Si, hanno inteso sollecitare garanzie di una giustizia più terza e imparziale ma troverebbero moralmente inaccettabile ogni identificazione del centro destra con un modello di permissiva giustizia a maglie larghe e agevolmente aggirabili. Ma questa è per l'appunto la vita: un inestricabile intreccio di miseria e nobiltà. Nobiltà di principi e pochezza di uomini. E così, nobili bandiere sono spesso strumentalmente agitate da imperfettissimi sbandieratori. Fortunatamente le serie ragioni di principio restano e i cattivi sbandieratori passano. Si spera che fatti non archiviabili come marginali incidenti di percorso aprano finalmente la strada a una seria riflessione, politicamente trasversale, sull 'esistenza di una questione morale che sfregia credibilità e decoro di classi dirigenti e ceto politico. Deficit di integrità personale, inadeguatezza professionale, scorretta postura istituzionale: mix suicida per una democrazia che aspiri a decente longevità.
Ma non saremo tanto seriosi da negare che, nel complesso, referendum e postumi ci hanno imbastito ( con arte del tutto involontaria) una pièce teatrale degna del grande Eduardo Scarpetta. E partirò questa volta nientemeno che dall'alto dei cieli.
Se l'aldilà è davvero la luminosa 'camera con vista' che il credo cattolico promette, Umberto Bossi non ha smentito il suo leggendario tempismo. S'è presentato ai 'piani alti' giusto in tempo per godersi lo spettacolo: la foto area di un Lombardo Veneto dal perimetro eccezionalmente preciso e dal colore compattamente verde. Che in verità sarebbe il colore della speranza. Ma quella di un sistema giudiziario più moderno e liberale esce dal voto assai malconcia. Tuttavia qualche pungente sassolino o, per meglio dire, indigesto macigno sopravvive al voto e l'elusivo silenzio dei vincitori non basta a renderlo invisibile. Se il nostro sistema giudiziario ha incassato la fiducia di circa 14 milioni e mezzo di italiani è pur vero 12 milioni e mezzo questa fiducia gliela hanno negata. E si tratta dell'area produttivamente più dinamica del Paese, della maggior e più disciplinata fornitrice di gettito fiscale e, soprattutto, dell' evoluto tessuto civile che da almeno tre secoli attiva e sperimenta i decisivi processi storici della nostra modernizzazione. Non sono bruscoli. Ma fatti e numeri difficilmente derubricabili dall'Agenda pubblica. Persino la Milano del centro storico questa volta ha votato Si. Voto di pancia al posto del consueto e illuminato voto di testa gradito alle élites dei politicamente corretti? Chissà, forse il sindaco Sala non aveva a portata di mano i celebri calzini griffati cui usa affidare la diffusione dei suoi più nobili appelli umanitari.
Definire imprevisto l'esito del voto è riduttivo. Per potenza rivelatrice di insospettati ribaltoni geopolitici, si tratta di una scossa tellurica peggiore di quella che, trovandomi in Toscana, stamattina mi ha rovesciato il caffè latte. Due colpi di scena in meno di quarantott'ore. E voilà : la questione Meridionale scomparsa. La questione Settentrionale ricomparsa.
Gli italiani hanno infatti appreso dalla schiacciante forza dei suoi No che Napoli è la nuova Zurigo e che Fan club di Nicola Gratteri e Curva Sud del Pool Antimafia virtuosamente vivono e vegetano all'ombra del Vesuvio. Mi pare una buona notizia. Notevole anche la sorpresa pervenuta dal Nord. Se, come abbiamo appreso in dichiarazioni della vigilia, il Si avrebbe calamitato il voto mafioso, ne concludiamo che 12 milioni e mezzo di italiani concentrati al Nord sono oggi rei confessi. Un clamoroso caso di 'coming out' collettivo. I magistrati festeggino fin che possono, visto il superlavoro che li aspetta.
Se il responso di una consultazione popolare fornisce a tutti, vincitori e vinti, materia di riflessione e pagelle aggiornate allo stato dell' arte, direi che la più severa è quella recapitata al leader della Lega Matteo Salvini. Quel Lombardo Veneto caparbiamente verde nel mare di uno stivale rosso dice ovviamente molte cose. Ma principalmente denuncia una permanente e irrisolta Questione Settentrionale che Salvini, con fallimentare scelta strategica, s'era illuso di annacquare nel calderone di un immaginario partito nazionale. Senonché la Storia s'è presa la rivincita dimostrando che un insieme di peculiari esigenze maturate sulla lunga durata e inscindibilmente vincolate a un territorio, a un vissuto, a una collocazione geografica e a uno specifico assetto socioeconomico, non sono un 'pret a porter' disinvoltamente esportabile come una linea di elettrodomestici. Pensiero e nostalgia corrono alle grandi teste che alla questione settentrionale hanno dedicato vita e vigore intellettuale. Olimpionici del lancio del cuore oltre l'ostacolo. Dal lontano Carlo Cattaneo al più prossimo Gianfranco Miglio, autentico libertario che, ammiratore del modello federale svizzero, vide per qualche tempo in Umberto Bossi un redivivo Guglielmo Tell. Altri tempi e altra storia.
Ed eccoci in fine alla premiata ditta Conte Schlein, strana coppia della politica italiana e vivente incarnazione del noto adagio che consiglia di tenersi stretti i nemici per meglio prevenirne le mosse e...i pugnali. Come era prevedibile risultano già impegnati in riservatissimi corpo a corpo volti a misurare la compatibilità dei rispettivi appetiti in caso di elezioni anticipate. Questo a te. Questo a me e così via. Minuetto di millimetrica precisione condotto da indubbi professionisti. Lei svizzera, lui allenato da plurime metamorfosi nell'arte di ritrovare la strada del perduto potere quand'anche rinchiuso nel labirinto di Minosse. Auguri. E un consiglio. Mai vendere la pelle dell'orso prima di averlo realmente impallinato.
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