29 marzo 2026

Non è sempre un bene avere le mani pulite

«Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell'acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: “Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!”».

«Non sono responsabile». Di fronte alle notizie che leggiamo sui giornali o ascoltiamo nei notiziari radiofonici e televisivi, mentre siamo in auto o in famiglia, penso che a tutti, almeno una volta, questo pensiero abbia attraversato la testa, permettendo alla nostra coscienza di autoassolversi di fronte al male di cui siamo stati informati. Effettivamente per tantissimi dei tremendi fatti che accadono intorno a noi «non siamo direttamente responsabili». Non lo è del tutto nemmeno Pilato, che in fondo in fondo cercava di liberare Gesù, come dice esplicitamente Luca nel suo racconto della Passione (cfr. Lc 23,20), o come sappiamo dalla richiesta che gli presenta la moglie, raccontata da Matteo (cfr. Mt 27,19).

Tuttavia a Pilato, pover’uomo in balia degli eventi, imputiamo la colpa gravissima di aver potuto e di non aver fatto; di aver voluto ma di essere stato vittima della sua paura a causa della folla che gridava contro di lui.

Eppure Pilato non è solo il governatore romano contemporaneo di Gesù. Pilato è ciascuno di noi, potremmo dire, ogni volta che possiamo fare qualcosa ma scegliamo di tirarci indietro, ogni volta che vediamo il bene possibile da compiere con le nostre mani, ma scegliamo di tenercele ben pulite, lontano dal rischio di un fare incerto, pericoloso, quasi certamente incompreso. Pilato è ciascuno di noi che di fronte al male che sente lontano resta indifferente e non si chiede se ci sia qualcosa che si possa fare anche a distanza.

L’acqua usata da Pilato non è difficile da trovare nelle nostre vite. Non c’è bisogno di fare molta strada, di andare ad un pozzo lontano per raccoglierla, né di andare ad un torrente, un po’ più vicini alla sorgente rispetto a dove siamo, perché l’acqua più buona è più in alto. 

L’acqua usata da Pilato è acqua pulita, già preparata accanto a noi. Potremmo usarla per dissetare chi ne ha bisogno, per irrigare i campi, per pulire casa o l’auto, per battezzare e benedire. Invece la sporchiamo immergendoci le nostre mani, illudendoci di lavarci la coscienza e poter così dire: «non sono responsabile». 

Parlandoci di Pilato, Matteo non ci mette sotto processo, per questo non vogliamo leggere il racconto della passione per sentirci in colpa, per sentire il dovere di mortificarci, perché fa parte della predicazione parlare ogni tanto del peccato, dell’inferno e della possibilità di finirci. 

Pilato è oggi davanti a noi, davanti ai nostri occhi in ogni prima stazione della Via Crucis, per ricordarci il dono della libertà, per dirci che noi possiamo essere lui ogni volta che usiamo l’acqua per lavarci le mani, anziché lavare i piedi ai fratelli. La coscienza si purifica rinunciando ad avere le mani pulite, scegliendo di sporcandocele nella comunione con la vita di chi ci è accanto, facendo quel bene possibile che per lui possiamo fare. 

Taluni hanno identificato in Pilato quell’anima che Dante scorge subito dopo aver varcato la porta degli inferi, quell’anima che per viltà fece il gran rifiuto. Se l’identificazione è quasi sicuramente scorretta, è significativo richiamarla oggi, per ciascuno di noi, poiché il peccato dell’indifferenza, del mettersi al riparo dalle scelte è possibile anche per le nostre vite, per cui quell’anima potrebbe essere uno di noi. Non possiamo scordarci che peccaminoso non è solo il gesto sbagliato che si compie; peccaminoso è anche il gesto buono che si rifiuta di fare, che si sceglie di non considerare possibile anche se è a portata di mano. È male anche l’indifferenza per quel che accade attorno a noi, ormai sempre a noi vicino perché tutti divenuti cittadini globali. E se è vero che spesso «non siamo responsabili», potremmo chiederci come poterlo essere, perché «non essere responsabili» non è garanzia di giustizia, è semplicemente un rifiuto. Non responsabile insieme a Pilato è stato Caino rispetto al fratello al quale ha tolto la vita, e davanti a Dio ha dichiarato di non esserne custode. 

Non essere responsabili non è un semplice fatto, è piuttosto una scelta, l’espressione della nostra volontà. Come lo è, all’estremo opposto, spogliarsi delle vesti per servire i fratelli.

Nessuno accanto a noi ha il diritto di accusarci, come noi non abbiamo mai il diritto di accusare qualcuno per quello che non ha fatto. Il Vangelo oggi parla di me e parla a me, interpellando la nostra personale coscienza, invitandoci a renderla pura, realmente e non solo apparentemente. 

Insieme con san Francesco, nell’ottavo centenario della sua morte, lodiamo il Signore Dio per sorella nostra acqua, che è molto utile, umile, preziosa e pura e chiediamo a Dio la grazia di saperla usare non per tenerci pulite le mani, ma per lavare le brutture che sono accanto a noi, immergendoci in essa in un vero bagno che sporcandoci di vita, ci purifica, un’immersione fatta di carità, servizio e condivisione. Immergerci in un vero Battesimo di vita nuova. Di questa scelta sarebbe bello essere quotidianamente responsabili.

Nella foto Cristo davanti a Pilato, navata centrale della Cattedrale di Cremona (Girolamo Romanino - 1519)

Francesco Cortellini


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