Chiudono tante serrande, ma una nuova, a Grontardo, Ha (poi si capirà l'H) aperto da marzo: in piazza, H-nto (dopo si capisce la fesseria) al comune, Ha aperto il BarHacca, una compilésciòn (so scrivere anche in stranyeroh) tra osteria (senz'H, diffidare delle Hosterie, non capiscono un'H, servono tutto nel conto e niente nel piatto) ma anche forneria, enoteca, salumeria, alimentari vari, alimentari rari, formaggeria (riduttivo: Hanno bagòss e rarità da malga di latte di v-H che un pòta-tore sano, triumplino, rigorosamente monoglotta, consegna loro a cadenza ebdomadaria) e dulcis in ultimum (so anche il latinorum) tentazioni di biscotteria, birrallaspineria, pescinscatoleria* e via gozzovigliando.
*pescinscatoleria: non troverete il pesce martello che non battendo chiodo è andato a farsi consolare dal pesce sega.
È H-duto: il comune lo Ha esatto (esigiuto è un po' scorretto, posto come conditio sine qua non, è più corretto*) per l'affitto in loco dei locali del locale, che vi si scaffalasse, come nei paesini di un tempo, anche derrate come nelle osterie barra botteghe di un tempo, dove trovavi dallo spillo al transatlantico.
*corretto: irrinunciabile il caffè della casa, se hai due patenti.
Prova a venirci di martedì, giorno di mercato, non di supermercato, dove tra bancar-L (non volevo far sentire da sola l'H) di mercanzia, mesticheria, fioreria, indumenteria, merluzzofritteria, verdurortoleria, formaggeria con indicibili prodotti da tv di scarsi effluvi ed altri dagli afrori montanari di maschia natura ircina, troverai quello che fa... per me!
Si può comprendere per quali propendo? La tua risposta affermativa, qual è?
Bene, è un martedì o un giorno (non lunedì*) qualsiasi?
Entra.
Primo caso. GHèet èn scartòss dè merlöss rustìit?
Mentre ti domandi perchè tutti si arrovellino a dirimere la vexata quaestio stoccafisso o b-H-là (quando noi very sbrigativly èl ciamùm merlöss e s'ciàu) chiedi un bicchiere di vino o una birra defaticante ed il pesce, mandato a farsi friggere (e ritornato subito) te ne sarà grato.
*lunedì: giorno in cui l'oste si rimira la patente non ritirata
Caso secundum: entri con quel languorino (a me H-de spesso) che ti solletica il velopendulo e vuoi zittirlo?
Voilà del lardo invecchiato 5 anni (gli anni che Ho, esagerando, in testa) del salame fuori norma da accorciare per metterlo a norma, del taleggio stagionaterrimo dalla possanza marziale e non da mammoletta col fisico da giocatore di dama, pan cagnetta (un panbiscotto con la farina dè melègòt) il tutto servito su carta da bottega a sottolineare che ci sei dentro, ad incorniciarti in un'osteria, a condividere l'asciolvere con chicchesia perché nell'osteria avviene la disgregazione dell'io*.
*Io: singolo ovvero solitudine, l'ideale per il bar, dove entri, consumi, paghi e te ne vai dopo aver fatto rifornimento. Tutto il contrario (ottuT) dell'osteria.
In dialetto, il lemma SOLO non esiste. Si dice dè pèr me, senza gli altri. É talmente inconcepibile** che appunto nel lessico vernacolare èl gHè mija. Se si mangia una cosa sola, la sè màangia sùurda, sorda, menomata, non completa.
**inconcepibile: ovvero prendere la pillola. La maggiore efficacia contraccettiva si ottiene tenendola strettissima tra le ginocchia.
Ed ora, non vorremo, dopo che i denti si son messi a fare la Hola, lasciare papille e pupille gustive in asciutta, veroooooooooooooooOOOOOOOOOOOOOOOOOOO?
Sugli scaffali ti tenteranno bottiglie millanta, tu non tentennare. Non ce n'é una sbagliata, sei in una H-demia.
Ciascuna ha il prezzo alla mescita o da asporto (siamo in un'osteria barra bottega) e tutte compatibili alla misura dei vari portafogli, da que££i a fi$armonica a quelli che hanno appena fatto il pieno alla maccHina.
Si possono anche rompere le scatole all'oste rompendo le scatole di acciughe del Cantabrico (quindi scat olé!) aringHe affumicate, salme di salmone e tante altre scatole da non poter dire che due scatole, al contrario di quelle che ti faccio venire adesso, data l'imminenza del primo aprile e del pesce d'aprile che non è un primo perché abitualmente si serve come secondo.
Non sapete che pesci pigliare? Scorfano, nasello, o una piccola cernia spagnola, una cernita?
Siete indecisi tra la quadriglia (con 4 pinne e poco raccomandabile in gruppo, vedi squadriglia) e la triglia (con 3 pinne da prendere con la briglia se si striglia)? Vi prende la briga di prendere la biglia (con due pinne o, sottovoce, la bisbiglia, con due pinne doppie)?
Oppure indugiate tra la maniglia (con una pinna) e la quisquiglia (senza neanche una pinna) domandandovi se un pesce giapponese che fa sci d'acqua lo fa su sci o sushi?
Anch'io non sapevo che pesci pigliare nello scegliere le foto (sono fotografo dalla nascita e oste subito dopo) da mettere in rete, allora ho fatto una retata nel mare di foto che ho e mi sono imbattuto nel mare(sciallo) impegnato anche lui in una retata; si era preso la briga(diere) di farla pescando di tutto: una stella marina, in compagnia della stella alpina, che, con una cozza e la piccozza, andavano per mari e monti, un palombo, una palombara, un tonno, una tonnara e un ghiozzo col singhiozzo che, per lo spavento, gli era passato e non sapeva più come chiamarsi.
Pescò anche una foca piuttosto brutta ma buona, quindi una focaccia con le olive, servita poi con un Martini.
L'essersi trovati, quel giorno, da quelle parti, era loro costata molto cara, poco biniere.
Durante il controllo dei documenti, le due stelle risultarono appartenere al firmamento dello spettacolo; erano due stelle del cinema: se fossero state tre stelle avrebbero lavorato per la guida Michelin.
In questo firmamento, allora, un cielo pieno di firme cos'è: un referendum? Si o no? Al 22/23 marzo l'ardua sentenza. Lo vedremo, lo vedromolo.
Chiesi questo, nel seggio, non prima d'essermi lamentato della distanza della cabina dalla spiaggia, a Don Attilio, chiamandolo reverendum, ma non capì.
La luce delle due stelle, siamo tornati nel firmamento, brillava non poco, forse perché ubriache di luce: pertanto, brille. Una stella faceva l'attrice, era molto calcolata, una calcol-attrice dai molteplici ruoli, che non sopportava essere impiegata per moltiplicare pani e pesci (prerogativa che sembra essere ad esclusivo appannaggio di un Signore) anche perché era una star di Broadway, il famoso Broadway Star.
Essendo calcol-attrice, addizionava party su party sottraendo parti alle al3. Molteplici erano i ruoli che ricopriva dividendosi sui vari set, arrivando a dividere un set, in due da tre e mez. L'altra stella, più propensa a ricoprire ruoli maschili, si dava troppe arie: un ventil-attore che faceva girare molto le pale ai registi, per la sua manìa di fare versioni hard di film come "Robin Hood", intitolato, nella versione hard "Robi Nud". Un fiasco; e non di Chianti! Certo non vivevano d'aria e con la diaria dividevano (usando la calcol-attrice) una camera della loro amica Daria: la camera Daria.
Questa Daria, un pallone gonfiato, aveva fondato una vera holding: condizionatori Daria, correnti Daria, trombe Daria, bolle Daria (e se bolle, butta la pasta!). Sgobbava tantissimo per una società che si era ritrovata sul gobbo: la Dromedaria, società insabbiata da parecchi scandali e che si era arenata. Salvò la Dromedaria con una linea di prodotti dolciari che chiamò "Dessert del Sahara".
Pausa pubblicitaria personale. Scatto solo all'improvviso e ritraggo quel che tutti guardano e non vedono. Daghè n'uciàada ale foto in sìma!
Se trovate una foto in posa mi gioco CENSURA o mi faccio una pizza yoghurt cachi e pastiglie Valda.
I miei prezzi, sto autoreferenziandomi, poi, sono inferiori alle foto fatte con l'autovelox. Anzi erano, ho attaccato le Nikon al chiodo (vedi foto)
Come si vede dalle foto, la classe non è acqua; ma se la classe non è acqua, dove vanno a scuola i pesci?
Una scuola dove poter imparare la storia del mitile ignoto senza nessuno che suggerisca, perché devono tutti star muti come pesci (ed ecco spiegato perché i sub indossano la muta) e dove il libro di testo più consultato era "20.000 seghe sotto i mari" di Julius Verme (originario del Vermont e dedito al Vermouth; scrittore da non confondersi con quello dei vermigli fior).
Una scuola dove si faceva luce (per forza...di sera) sulla pol-ittica dei pesci: dal pesce martello al pesce falce che formano il partito di Riaffondazione; dal pescecane che cerca un tetto con abbaino dove abbaiare, al tonno incerottato perché s'è tagliato con un grissino; dallo sgombro sfrattato all'alice di Sassari (quindi sia alice che sarda) disperata perché voleva fare il pesce d'aprile, ma essendo in scatola, doveva fare il pesce d'aprire; dal branzino che non vuole andare in bianco anche se tutti lo servono così, al pesce sega desolato per non trovare nessuna che abbocchi al ti amo per poi portarla in viaggio di cozze e che soffre in silenzio perché non vuole che si seppia in giro.
Una scuola dove apprendere tutto sulla storia dei pesci senza nessuno che ti cacci (non si può dire peschi) dandoti del verme dicendoti "Esca!", dove la prof. di geografia faceva domande strane chiedendo, ad esempio, "Come si chiamano gli abitanti di Bozzolo? Bachi!" dove Don Backy (il nome, per esteso, era Don Backy da seta), prof. di religione, indicava a tutti, come alunno modello, il pesce San Pietro.
Gli era apparso subito simpatico, quando, sulla sogliola della chiesa, avendo don Backy smarrito le chiavi, il San Pietro gliele trovò in un attimo fuggente: "Carpe diem".
Non solo gli ritrovò le chiavi smarrite, ma anche d eLLe pecor L idem.
Così ebbe inizio la sua attività pastorale non prima d'aver protestato e ritrovandosi a fare il pastore protestante. Don Backy aveva un debole per le orate, aveva fatto una casa tutta per loro, l'oratorio e non scordava mai di citarle ai fratelli (e sor L) durante la messa: "Orate frates".
In questa scuola, dove la pagella viene data a fine anno con grande gaudio per il pagello, durante le ore di storia (noiose e seguite con una certa sonno-lenza, smentendo così il teorema che chi dorme non piglia pesci) il pesce sega si interessava più o meno (propenderei più per il meno) a Ciro Menotti e Daniele Manin.
Era una sua convinzione che fossero molto alla mano, senza freni (a mano), maniaci -quanto lui- del fai da te e che si divertissero da soli col self service, applaudendosi a vicenda senza risparmiarsi, coi battimano, di mano in mano che approfondivano le loro conoscenze.
Era talmente convinto di ciò, che avrebbe messo la mano sul fuoco, senza mettere mano sulla vita (o sotto la vita?) di Menotti & Manin (per gli amici M&M come i cioccolatini che si sciolgono in bocca e -stranamente- non in mano). Sapeva anche che fossero dei fans della Manon Lescaut e -senza le mani in mano- impegnatissimi, 24 ore al giorno, alla 24 ore di Le Mans (battuta che avevo a portata di mano) con chissà quante fermate ai boxer per manomettere la manovella manovrandola a mano a mano che sfogliava il manuale di manutenzione.
Talvolta li aiutava, dando loro una mano imbiancando le pareti, soprattutto quando c'era da dare una seconda mano*, ricambiato in questo da altri piccoli favori. Si sa: una mano lava l'altra, questo si capisce vero, o 'un si capisce 'na sega?
Quello che non si spiegava, era perché il morbo di Parkinson arrivasse con la vecchiaia e non a 14 anni quando si saprebbe come ottimizzarlo.
Discuteva spesso di questo, al maneggio (che è un campo ippico) con l'ippocampo, tra cavallucci marini e cavalloni delle onde (potentissimi, come appunto i cavalli delle onde, delle Suzuki e delle Yamaha. Un vero mare-moto). Così, in compagnia del caval-luccio marino, conversava all'ombra degli ippocastani (diversissimi dagli ippobiondi ma anche dagli ippopotami).
Le conversazioni erano molto schiette, perchè l'ippocampo non era un ippocrita e lo aveva dimostrato quando aprì un ristorante in cui si cuoceva tutto ai ferri (di cavallo) e lo aveva chiamato "Al Cavallino, cucina tippica".
*seconda mano: vedi Muzio Scevola
Due soli i piatti non ai ferri: la paglia e fieno e l'insalata russa.
L'insalata russa? Svegliala!
Il pesce sega scaricava calendari dalla barca, sbarcando così il lunario e finito il lavoro, ritornava sulla barca barcamenandosi nella solitudine (tutto logico, per un pesce sega su una barca) tuffandosi poi nella lettura di codici amanuensi e libri vari (o meglio: manuali) tipo "Giornalisti di giorno e nottisti di notte" (della Onan editrice) accarezzando il sogno di venire (e può succedere, ma da soli.....) assunti un giorno, anzi una sera, dal Corriere della Sega (che si vende a man bassa) un giornale che ha fatto scuola...serale (vedi Corriere della sera. No, non sono autobus notturni).
Confondete il grigio perla col bianco e nero seppia?
Sperate, aprendo un'ostrica, di trovare una per la Madonna?
Siete indecisi tra pesci assolutamente uguali, i dentici, dubbiosi anche della provenienza della spigola, se dall'Angola o da chissà quale cantone?
Pensate che il merluzzo si vergogni a fare la figura del baccalà?
Siete convinti che la tonnellata sia una marmellata di tonno pesantissima?
Quando si prende un polipo di scoglio è scoglionato?
Pescia è in Carnia?
Uno che pensa a un cetaceo gli balena un'idea?
Qualche volta v'è capitato d'avere l'occhio da pesce lesso e avete usato, come collirio, la maionese?
Perché mi hanno chiamato Lilluccio?
E se i gamberi non hanno scampo, cioè sono fritti, perché si possono servire lessi e non scrissi?
Su che albero sono i frutti di mare? Si possono spremere? Questo è il succo del discorso.
Vedo di buon occhio i pesci (con il fish eye) anche se sono dell'ariete e sono convinto che i pesci vadano d'accordo con l'acquario: ho conosciuto una coppia felice; lei dell'acquario, lui idraulico. Un bel casino, anzi un casinò, per via di alcuni pesci con delle lische clandestine dove si gioca con le fish.
In definitiva non troverete tutti questi pesci a Grontardo, tra parentesi paées dè ranèer, ma in assenza dei batraci godetevi, al BaHacca, le sbapHatio suaccennate, i vini da polluzione notturna in pieno giorno e gli scHifoltosi adusi ad apericene, fingerfoodisti indefessi senza inde, gente che aborra i gratòon (ma basta metterli in menù, a prezzi impossibili, come petali di pata negra, crumble dell'Alto Adipe, pop corn di porcetto e allora l'allure diventa gourmet) mandateli in tempura!
commenti
Luisa
14 marzo 2026 12:58
Te me cupèt.. il tuo modo di giocare con le parole è fantastico. Bergonzoni ti darebbe una pH sulla spalla
Lilluccio
14 marzo 2026 17:49
Rispondo al complimentonissimo che mi vorrebbe epigono di Bergonzoni...
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996. Grazie
997. Grazie
998. Grazie
999. Grazie
1000. Grazie
(Deve averlo detto anche Garibaldi)
Lilluccio Bartoli
14 marzo 2026 21:47
Ricevo questi commenti, prima me ne compiaccio, poi li copio, li incollo e te li infliggo qui sotto...
Tu sei il mio _pasdaràn_ preferito!
Nessuno eliminerà testi lillucceschi.
Al limite verranno tradotti in _farsi_ [o persiano dell’Iran (c’è anche il persiano dell’Afghanistan, del Tagikistan ecc.)].
Lunga vita agli Achemenidi e ai Seleucidi!
❤️🌈
Sei troppo bravo Lilluccio! Non ho parole...
Direi una bella baracchata da leggere😂😂😂
Molto simphapit(a) da leggere..
Una buona compagnia in questo sabato lavorativo!
Haccidenti.
Fesseria sui pesci? H' nissciuno è ffesso
Mi ci vuole una settimana di ferie ( dalla pensione) per leggere tutto … ma le premesse sono carine… proprio da Bartoli !
Abbiamo letto con grande piacere il tuo scritto dal quale si evince per l’ennesima volta il tuo ludico riverberare nelle informazioni che puntualmente ci regali.👏👏👏👏
Oooooiiiiii Maestro.... Buongiorno... Ma che fesseria... Notizia stupenda. Allora ci si può accomodare al BarH...
Finalment se turna a biier been😎🤗🍾
Unico, inguardabile,indomabile,pura follia creativa.Thank you
Te me cupèt.. il tuo modo di giocare con le parole è fantastico. Bergonzoni ti darebbe una pH sulla spalla