Uzéi scapàat, minéestra e pitàansa. Chiacchierata etimologica tra modi di dire e “pasti” di origine religiosa
Tralasciamo per questa volta in questa rubrica ricette e altro per pubblicare uno scritto di vent'anni fa del professor Gianfranco Taglietti tra modi di dire e origine dei sostantivi e relative opzioni dialettali in tema di "pranzo". Ne esce un quadro divertente.
Forse lo si dice più comunemente a Bergamo dove pulèenta e uzéi sono più comuni, ma anche da noi si dice di una certa pietanza. Se si va a caccia, e non si spara un solo colpo (oppure quell'unico colpo è andato a vuoto) si rimedia come si può. Si mette assieme un po' di carne, pancetta, salsiccia..., si fanno degli involtini, che si infilano in bastoncini, si mette al fuoco... e tutto è fatto!
Gli uccelli non ci sono ma è come se ci fossero. Con la polenta, un boccone prelibato! Non è proprio en bucòon de 'l prèet, ma poco ci manca. A quelli che aspettano si può dire, con solennità: “Venite, paratum est!”.
Alla fine del pranzetto si può dire "Consummatum est", soprattutto in casa di persone devote. Continuando nei giochi di parole da testi sacri, trovo: sùna el magnificat, per dire “è mezzogiorno”, in cui il magni richiama el magnàa, mentre l'è l'ùura de la majòlica - che pure significa “è l'ora del mangiare”, non si gioca più sul magnàa ma sul majàa.
Restando nell'ambiente - per così dire - religioso, ci spostiamo nei conventi, dove si trova l'origine della parola pitàansa.
L'origine di questo vocabolo (non lo crederete!) è da ricercare nella parola “pietà”, nel “pietoso” compito dei frati conventuali di offrire (ancora oggi) un piatto di minestra a quanti hanno fame . A proposito di “minestra”, il termine richiama appunto l'atto del “ministrare”, di servire ai poveri, ai pellegrini, ai viandanti. La minestra non è gran cosa, ma è “quel che passa il convento”. La minestra del convento è passata alle case dei contadini e degli artigiani e,da noi,ha- da sempre- sostituito la soupe francese, e la Suppe germanica, il pane intriso nell'acqua. Dàaghen na söpa è un'espressione non certo ammirativa, chè vuol dire 'annoia e con lunghi discorsi, cui sarebbe meglio dàaghe en taj. Né la pietanza, dunque, né la minestra hanno origine gastronomica, ma ancora più originale (e inaspettata) è la base della nostra colazione, sia la prima, sia la seconda - che poi è il pranzo del mezzogiorno -. Ricordando un po' di latino, “colazione” deriva da confero, contuli, collatum, conferre, che significa “portare insieme” (in questo caso “vari cibi”). La colazione (la prima), per i contadini di un tempo, era abbondante e sostanziosa, relativamente - si sa costituita magari da una fetta di polenta con una falda di lardo.
Andando più a fondo, si trova che il termine deriva dall'ambito conventuale. I monaci, alla sera, dopo aver ascoltato la lettura dei testi sacri, prendevano una fruga- le refezione. I testi sacri erano, in genere, una raccolta di vite dei Santi “messe insieme, raccolte insieme”, quasi sempre con il testo latino accanto a quello italia- no; per cui siamo ancora nel senso di “mettere insieme”. Riassumendo: “far colazione” era un'espressione dei conventi, che poi fu fatta propria da chi dai conventi viveva fuori; anche in Francia, dove collation è un pasto frugale, anche se (lo trovo stampato) è più usato per il pasto del mattino “prendre le dejeuner”, cioè “rom- pere il digiuno”. Sempre dall'ambiente conventuale vengono altri termini: il nome di un liquore, da me sconosciuto, ratafià, che deriva dal latino rata fiat, = sia de- cisa (una certa cosa) e, quand'era decisa, ci si beveva sopra, a suggellare la conclusione. Pure di origine religiosa è prosit, che i tedeschi, quando brindano, usa- no come formula di buon augurio. E’ proprio la fusione tra pro sit, sia “pro”, cioè “sia di vantaggio”: dalla liturgia è passato alla sacrestia e, da qui, all’osteria.
Ed ora, con un “prosit!” ai lettori, chiudo questa chiacchierata etimologica, per la quale ho attinto dall'articolo di una rivista arrivatami in omaggio e che ho reso alla mia maniera.
nella foto, Carracci, il mangiafagioli
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