21 ottobre 2026

Quattro le nostre Osterie con la chiocciola nella guida di Slow Food: Il Gabbiano, l'Alba di Piadena, Via Vai di Ripalta Cremasca e Osteria del Miglio di PIeve San Giacomo

Sarà in libreria dal 21 ottobre e lo è già online sullo shop di Slow Food Editore, la  trentasettesima edizione della celebre guida “Osterie d’Italia”  racconta la ricchezza e la diversità delle cucine regionali italiane. Si tratta di una delle guide alla ristorazione tra le più longeve, con un pubblico affezionatissimo, grazie alla sua affidabilità e a un’identità ben precisa.

Per l’edizione 2027 sono 23 le chiocciole assegnate alla Lombardia; quattro di queste a locali cremonesi, vale a dire: Il Gabbiano di Corte dè Cortesi con Cignone; Trattoria dell’Alba di Piadena Drizzona; Via Vai di Ripalta Cremasca e Osteria del Miglio 2.10 di Pieve San Giacomo.

La chiocciola, va ricordato, è il massimo riconoscimento assegnato ai locali che si distinguono in modo particolare per l’ambiente, la cucina, l’accoglienza in sintonia con Slow Food. Un bel riconoscimento per la cucina, i sapori ed i saperi dei nostri territori. Sono in tutto   1952 locali tra osterie, trattorie, agriturismi e ristoranti segnalati e raccontati da una rete di oltre 250 collaboratori sparsi in tutta Italia. Indirizzi scelti per la buona cucina territoriale, l’attenta selezione delle materie prime, l’atmosfera e l’accoglienza autentiche. Da quest’anno è tornato anche l’indice per orientarsi nella scelta dei locali se si ha voglia di assaggiare i piatti simbolo delle tradizioni regionali. Completano la guida gli inserti dedicati a specialità popolari come gli arrosticini, la pizza napoletana, i bacari veneziani, i trippai fiorentini e, infine, la sezione dei Locali quotidiani, posti semplici – tavole fredde, gastronomie con cucina, bar con tavola calda, enoteche con cucina –, dove gustare il territorio a prezzi accessibili. 

Un racconto gastronomico unico che mette al centro la ricchezza e la diversità delle cucine regionali italiane. Curatori della guida 2027 sono Marco Bolasco ed Eugenio Signoroni.  Ripercorrendo la storia va sottolineato che trentasei anni fa l’intuizione di Carlo Petrini e di un piccolo gruppo di sodali diede origine alla guida: si resero conto che c’era bisogno di una ricognizione delle osterie, che in quegli anni stavano scomparendo.

Quattro i capisaldi del sussidiario del mangiarbere all’italiana che hanno ridefinito da quel momento il modello di osteria e che non sono mai cambiati: cucina locale nel suo contesto autentico, uso di prodotti di qualità e del territorio, prezzi accessibili ai più e calda accoglienza. Queste linee guida sono rimaste le stesse da allora e hanno accompagnato un’evoluzione che ha riportato l’attenzione su questo modello di ristorazione a partire dagli anni ‘90, senza tuttavia uniformare una diversità di proposte che invece è parte fondamentale dello spirito della guida.

Di tutto questo non si può che dire “Grazie” a Carlo Petrini, che per la prima è purtroppo mancato alla presentazione della guida, a Torino, e che è stato ricordato in apertura con le parole di Piero Alciati, ristoratore e amico di Carlo sin dalla metà degli anni ‘70. Dopo il ricordo di Piero Alciati, a dare il via ufficiale alla presentazione è stato l’Assessore ai Grandi Eventi e al Turismo della Città di Torino, Domenico Carretta, che ha dato il bentornato a Torino, dopo Terra Madre, agli osti di tutta Italia. Fin dall’inizio la selezione delle osterie che compaiono nella guida ha comportato un lungo lavoro di studio, selezione e prove sul campo, nonché migliaia di chilometri percorsi, deviazioni dalle strade principali e molti incontri: nulla è cambiato dalla prima edizione (forse solo l’aiuto dei navigatori), e anche quest’anno la guida è la fotografia dei luoghi che conservano l’autenticità che da sempre la guida ricerca e premia. L’autenticità è proprio ciò che più si ricerca online, dove si moltiplicano profili e pagine che parlano delle osterie in guida, i bar di paese, i piatti di sostanza, semplici e golosi in una gara a trovare i luoghi più “nascosti”. Forse l’autenticità di questi tempi è una delle cose di cui abbiamo più bisogno. La guida è diventata così negli anni una sorta di strumento educativo: offre infatti a chi la consulta – e naturalmente a chi la fa, gli instancabili collaboratori della rete Slow Food – la possibilità di imparare divertendosi le materie che a scuola si insegnano sempre meno: la geografia, la storia, l’agricoltura, nonché l’economia e la sociologia, tutto ciò insomma che contribuisce a fare del nostro Paese un territorio complesso che ospita molte diversità. Una volta era il sussidiario che si portava nello zaino, ora è il sussidiario del mangiarbere, definizione inventata in quel lontano 1990 da Folco Portinari che ritroveremo anche più avanti, che si infila in borsa o si tiene sempre in macchina. Il primo dato della guida 2027 è è quello dei 1952  locali segnalati in questa nuova edizione, in cui campeggiano ben 175 Locali Quotidiani, ovvero i pastifici, le gastronomie, le enoteche con cucina, che per la prima volta compaiono come sezioni regionali e non più raggruppati in fondo al volume. In più, come ogni anno, gli inserti regionali, come già anticipato, con i bacari veneziani, i buffet triestini, le malghe trentine, i fornelli pugliesi, i trippai fiorentini e tanti altri locali tipici di ogni regione. In tutta Italia esiste la possibilità di apprezzare le forme più semplici di ristorazione popolare, e che questo modello continua a svolgere la funzione per cui è nato, e anzi è in grado di ampliare sempre di più la sua clientela, che proprio lì ritrova gli ingredienti e i piatti delle tradizioni locali.

Dei 1952 locali segnalati nella guida, sono 335 i locali a cui è assegnata la Chiocciola, che viene attribuita a quelle insegne che si contraddistinguono per l’eccellente proposta e per l’ambiente, la cucina e l’accoglienza decisamente in sintonia con i valori di Slow Food. Guardando alle regioni, quelle con più osterie segnalate sono il Piemonte (169), e subito dietro Toscana (158) e Campania (155), mentre diverso è l’ordine se si guarda al numero delle Chiocciole, che vede la Campania di nuovo in prima posizione con 34 locali: seguono il Piemonte con 31 e a pari merito con 26 l’Emilia-Romagna, la Toscana e la Puglia. In coda al volume una novità che in realtà è un lieto ritorno, ovvero la sezione Ho voglia di… Lo trovo a…, un indice da “sussidiario” presente nella prima edizione della guida Osterie d’Italia, quella del 1990, in cui Folco Portinari spiegava la sua idea. Si trattava allora, e si tratta ancora oggi, di un indice dei piatti e dei luoghi dove trovarli. Si parte dall’abbacchio e si arriva alla zuppa valpellinentze passando per il fritto misto, il coniglio in tutte le sue declinazioni, la brovada e tanti altri piatti da scoprire – e qui si torna alla guida come strumento per imparare senza tuttavia perdere la componente di gioco che consiste nel comporre un proprio itinerario basato sul piacere di scegliere. Da insegnare a scuola, come direbbe qualcuno.

«Carlo Petrini, oltre che uno degli ideatori della guida, era anche un vero aficionado delle Osterie. Quando avevo il privilegio di girare l’Italia con lui ogni tragitto era studiato (o allungato clamorosamente) per fermarsi in Osteria a pranzo e a cena, e percepivo nettamente l’affetto che lui provava per gli osti e quanto era sinceramente ricambiato. Non possiamo che ringraziarlo per aver immaginato questa guida meravigliosa e unica e cercare di fare al meglio per portare avanti il suo progetto» ha detto Carlo Bogliotti, amministratore delegato di Slow Food Editore e responsabile editoriale della guida, aprendo la presentazione alle OGR di Torino. Che ha poi aggiunto: «Mentre chiudevamo la guida in redazione, a fine agosto, pensavo che questo libro è uno strumento educativo formidabile. Con Osterie d’Italia si imparano la geografia, la storia, l’agricoltura, l’economia, la sociologia, tutta la diversità e complessità del nostro Paese, che un tempo si apprendeva fin dalle elementari disegnando le cartine fisiche e politiche delle regioni italiane, tracopiandole su carta velina dagli atlanti. Le Osterie sono piccoli ma indispensabili santuari di autenticità. Ecco la parola chiave, autenticità, quando la realtà attuale è sempre più rappresentata attraverso il maquillage dell’intelligenza artificiale e la velocità imposta dalla comunicazione frenetica che tutti frequentiamo. Nelle osterie, invece, si vive, si lavora, si mangia e si beve, si riattivano i sensi, si sta bene, insieme, senza filtri. E si impara. Si diventa aperti e tolleranti, gastronomi e cittadini colti e responsabili». Chiara Cauda, direttore editoriale della casa editrice ha posto l’accento su osti e ostesse, senza i quali non esisterebbe la guida: «I veri autori di questa guida sono innanzitutto gli osti e le ostesse. Sono loro, anno dopo anno, a scriverla attraverso il proprio lavoro, le scelte quotidiane, i piatti che portano in tavola e le storie che sanno raccontare. Sono custodi di ricette, certo, ma molto spesso anche custodi dei luoghi che abitano: paesi, vallate, campagne e quartieri che rischierebbero altrimenti di perdere una parte della propria identità. Osterie d’Italia continua a essere un libro vivo proprio perché raccoglie le loro voci».

In chiusura le parole con cui Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, ha salutato questa edizione e che ne condensano lo spirito: «Nelle osterie passano le nostre vicende private ma anche le grandi questioni collettive e globali: la crisi climatica-ambientale quindi agricola, con gli aumenti delle materie prime, i costi dell’energia e del lavoro, i cambiamenti culturali, la sostenibilità del mestiere. E se anche la giustizia sociale attraversa le osterie, merita menzione l’iniziativa lanciata dal nostro cuoco dell’Alleanza, Marco Morello, del Collettivo Gastronomico Testaccio, che molti di voi conosceranno, per sancire il lavoro di cuochi e operatori di mensa come usurante: temperature elevate, spazi spesso ridotti, strumenti potenzialmente pericolosi, carichi fisici ingenti e ritmi pesanti. Parlare di giustizia nel settore del cibo significa certo tutelare i produttori, ma anche chi trasforma la materia prima! Allora oggi è necessario mettere la ristorazione in condizione di continuare ad offrire qualità in cucina e in sala, assumendo di più e meglio, rendendo l’impresa appetibile e il lavoro dipendente nel settore qualificato e qualificante, oltre che sostenibile sotto tutti i profili. Soprattutto per le nuove generazioni. Abbiamo ricordato il nostro amatissimo Carlin, e sempre lo ricorderemo con gioia, che quarant’anni fa immaginava e dava vita a Slow Food: in quel mondo di idee che ne è scaturito, le Osterie sono state centrali fin da principio: luoghi di lavoro, di incontro, di relazioni ma anche di cultura e politica. Luoghi di vita e autenticità, come sottolinea il nostro Carlo Bogliotti. Luoghi incantevoli e imperfetti, come la vita. E come noi. Allegri ma a volte anche tristi, come la vita. E come noi. Nuovi di zecca o un po’ “sbucciati”, come la vita. E come noi. Poetici e prosaici, come la vita. E come noi. Luoghi che vogliono esistere, fare del loro meglio e che possono rendere il mondo un luogo un po’ migliore, come dobbiamo e possiamo fare tutti noi».

Ci sono stati, ancora una volta, anche i premi speciali vengono annunciati durante la presentazione ufficiale della guida e costituiscono l’occasione per dare risalto ad alcune delle tante e belle storie delle osterie che sono recensite ogni anno. Quelle messe in evidenza dai premi speciali sono espressioni di eccellenza gastronomica ma sono anche storie che testimoniano come le osterie siano un presidio per la comunità, non di rado in zone marginali, magari difficili da raggiungere, dove diventano un punto di riferimento per la ricostruzione del tessuto sociale ed esempi virtuosi di microeconomia. Ecco dunque i premi di questa nuova edizione con le motivazioni e il partner che accompagna Slow Food nell’assegnazione di ciascun riconoscimento. Il Premio Novità dell’anno, consegnato da Marco Budano, Responsabile Ufficio Stampa di Reale Mutua, è andato quest’anno a Radici di Vico del Gargano (FG) con questa motivazione: «Una novità che è una vecchia conoscenza della guida. Con questo premio celebriamo un locale che aveva avuto una lunga pausa di riflessione e una donna che ha trovato invece la forza di ripartire e tornare a proporre una cucina che spicca per qualità. Merita l’elogio affettuoso della nostra guida». «Dietro ogni eccellenza ci sono lavoro, sacrificio, competenze e una profonda capacità di fare rete. L’ Osteria RADICI incarna questi valori: custodisce le tradizioni culinarie, valorizza un ecosistema sempre più fragile e rafforza il legame tra impresa e comunità. Con questo riconoscimento Reale Mutua desidera premiare chi, ogni giorno, costruisce valore autentico e sostenibile, contribuendo alla crescita e alla vitalità dei territori» ha dichiarato Michele Quaglia, Responsabile Brand Communication Reale Mutua. Il Premio Giovane dell’anno “Vittorio Fusari” Franciacorta è stato consegnato da Emanuele Rabotti, Presidente del Consorzio Franciacorta a Carolina Vio di OrtOsteria da Renè di Bastia di Albenga (SV) con questa motivazione: «Partendo da una dispensa fatta di autoproduzione ed estrema prossimità, la cucina si basa su verdure e ortaggi d’eccellenza in uno dei territori più vocati d’Italia, vino e olio propri, pesce e carne locali. Una realtà forte e virtuosa, oltre che deliziosa, perché interpretata ai fornelli e nella trasformazione in conserve in maniera impeccabile». Emanuele Rabotti, Presidente del Consorzio Franciacorta ha commentato: «Sostenere il Premio Vittorio Fusari significa tenere viva una visione della cucina fondata sulla curiosità, sul rispetto dei luoghi e sulla capacità di trasmettere conoscenza. Vittorio è stato un amico autentico della Franciacorta e un riferimento per molti giovani cuochi. Insieme a Slow Food vogliamo continuare a riconoscere e incoraggiare chi affronta questo mestiere con serietà, sensibilità e uno sguardo personale, costruendo un dialogo vero tra cucina, produttori e territori». Domenico Rinaldini, presidente di RICREA, ha consegnato il Premio Ostinati a Pino Trimboli della Collinetta di Martone (RC) con questa motivazione: «Un premio a chi non cede alle pressioni della malavita e reagisce facendo rete contro l’illegalità e accogliendo nel percorso lavorativo ragazzi con disabilità. Oggi insieme ad altre imprese e produttori si oppone apertamente alla criminalità organizzata e resiste con orgoglio nel proporre un’autentica e ottima cucina di territori». «Sostenere Osterie d’Italia significa per RICREA contribuire a celebrare una ristorazione che, oltre alla qualità del cibo, mette al centro le persone, i territori e la responsabilità delle scelte quotidiane. Dalla valorizzazione delle tradizioni gastronomiche italiane alla lotta allo spreco, fino alla creazione di opportunità di lavoro e inclusione, il settore può contribuire concretamente alla crescita e al benessere delle comunità. Il Premio Ostinati pone l’attenzione proprio su questa dimensione della ristorazione, riconoscendo esperienze come quella di Pino Trimboli, in cui l’attività imprenditoriale si accompagna a un forte impegno per il territorio. Un esempio di responsabilità sociale che va oltre la cucina», ha dichiarato Domenico Rinaldini, Presidente di RICREA. Il Premio Interpretazione della cucina regionale è andato a Terra di Ea di Tortoreto (TE), «un gruppo di amici che opera nel rispetto dei principi che da sempre ispirano la nostra guida: ricerca,recupero, coltivazione sostenibile e allevamenti bradi, con trasformazione e uso dei prodotti in proprio. La fattoria e il ristoro hanno inoltre un importante ruolo sociale ed educativo: un buono che è anche assolutamente pulito e giusto». A consegnarlo è stato Aldo Cursano, Vice Presidente Vicario FIPE. «La cucina regionale è una delle espressioni più autentiche dell’identità italiana: un patrimonio vivo fatto di saperi, prodotti, tradizioni e comunità. Le osterie e i ristoratori che la interpretano con rigore, sensibilità e capacità innovativa svolgono un ruolo fondamentale nella tutela e nella trasmissione di questo valore culturale. Per questo FIPE è orgogliosa di sostenere, anche quest’anno, la Guida Osterie d’Italia di Slow Food e il premio dedicato alla migliore interpretazione della cucina regionale. In un contesto in continua evoluzione, custodire le radici senza rinunciare alla qualità e alla contemporaneità rappresenta una sfida decisiva per il futuro della ristorazione. Questo riconoscimento celebra chi riesce a trasformare la tradizione in un’esperienza autentica, capace di raccontare il territorio e rafforzare il legame tra cucina, cultura e comunità» ha dichiarato Lino Enrico Stoppani, Presidente FIPE-Confcommercio. Federica Trombetta, Head of Marketing & Online Operations Costadoro e Carlotta Trombetta, Head of Quality & Impact Costadoro hanno consegnato il Premio Dispensa in Osteria a Casa e ciliegie di Loro Ciuffenna (AR) con questa motivazione: «Un’osteria senza compromessi in un casale in pietra. Soltanto materie prime autoprodotte, locali e sostenibili, compresi i formaggi e il pane cotto a legna. Determinazione applicata su ogni piatto e ogni preparazione, a dimostrazione che un’altra via è possibile». «La presentazione della Guida Osterie d’Italia di Slow Food è per Costadoro un appuntamento entusiasmante: significa rinnovare un’alleanza di valori che sentiamo profondamente nostra. Crediamo in un caffè buono, pulito e giusto, come la cucina delle osterie che la Guida racconta ogni anno: dietro ogni piatto, come dietro ogni tazzina, c’è una scelta consapevole, fatta di cura delle materie prime, rispetto del territorio e attenzione alle persone della filiera» commenta Giulio Trombetta, CEO e Presidente di Costadoro, e continua «Quest’anno siamo qui anche con un’importante novità, il progetto Q System, pensato per portare la nostra qualità oltre il bancone del bar. Essere al fianco di Slow Food, anno dopo anno, significa continuare a raccontare un’idea di caffè che è cultura e responsabilità condivisa». Il Premio Piatto dell’anno è stato assegnato da Carmine Pagnozzi, Direttore Generale Biorepack, all’Hostaria Viola di Castiglione delle Stiviere (Mn) per il suo tris di paste ripiene, «un inno alla pasta ripiena, alla sfoglia che sa di miracolo per maestria, alla tradizione che in tutta Italia nobilita ripieni – spesso di recupero – e formati tra i più svariati. Un piatto simbolico per rappresentarli tutti, che delizia e sorprende nella sua apparente semplicità». «Sostenere la guida Osterie d’Italia significa per noi tutelare un modo di fare ristorazione che custodisce il legame tra cibo, territorio e risorse naturali. Un legame che non si esaurisce nel piatto: anche ciò che resta può tornare a essere una risorsa. È il principio alla base del riciclo organico, che trasforma in compost gli scarti alimentari e gli imballaggi in bioplastica compostabile correttamente conferiti, restituendo sostanza organica ai terreni. Con Slow Food condividiamo questa idea di circolarità: rispettare il cibo significa conoscere da dove viene, evitare gli sprechi e prendersi cura anche di ciò che rimane dopo il suo consumo» ha dichiarato Carmine Pagnozzi, direttore generale Biorepack. Ferdinando Marino di Mulino Marino ha consegnato il Premio Vino in osteria a Thomas Del Castello di Alla Ruota di Negrar di Valpolicella (Vr): «Un giovane sommelier già esperto, che oltre a saper selezionare il meglio e il semi-nascosto in un territorio ad altissima vocazione enologica, allarga la sua passione ad altre zone italiane e non: una ricerca costante, attentissima alla sostenibilità delle produzioni, per una proposta mai banale e sempre intelligente». 

«Sosteniamo da sempre Slow Food e quest’anno abbiamo scelto di essere al fianco della guida Osterie d’Italia» ha commentato Fulvio Marino di Mulino Marino «perché crediamo profondamente in un cibo buono, pulito e giusto generato da suoli e da filiere realmente sostenibili, per i prodotti ma soprattutto per i produttori. Sono temi sui quali la nostra famiglia si confronta da sempre, anche nelle tante discussioni con il caro Carlin. Oggi crediamo che la ristorazione rappresenti uno dei luoghi più innovativi e interessanti del nostro Paese: non è soltanto gastronomia, ma arte, territorio, agricoltura, relazioni e identità. Proprio per questo è diventata un punto di incontro e di interesse straordinario per tutte le generazioni e per chi ama ed è attirato dall’Italia da tutto il mondo così come per chi considera andare all’Osteria un grande momento gastronomico e culturale». Il Premio Birra in osteria è andato a Pork’n’Roll di Roma perché è «un pub dove, alla nobile scelta di servire i prodotti dagli allevamenti di famiglia si affianca l’evidenza di una grande passione per le birre. Ci sono quelle autoprodotte, ottime, una selezione a rotazione di piccoli artigiani alla spina e oltre 100 etichette, perfette per accompagnare piatti sfiziosi e sostenibili». A consegnarlo è stato Lorenzo Bossi, Marketing Manager QBA. «Per noi sostenere la guida Osterie d’Italia significa riconoscere il valore di quei luoghi in cui la cultura gastronomica italiana prende forma ogni giorno. L’osteria rappresenta uno spazio di convivialità e di scoperta, dove anche la birra può trovare un ruolo importante nel dialogo con la cucina. È proprio da questa visione che nasce il nostro sostegno al premio Birra in Osteria, dedicato alle realtà che dimostrano particolare attenzione alla birra all’interno della propria proposta gastronomica, valorizzandone la qualità, la varietà e la capacità di creare abbinamenti con il cibo. Crediamo nella possibilità di costruire attraverso la birra nuove occasioni di conoscenza, di abbinamento e di racconto del territorio, contribuendo a rendere l’esperienza in osteria ancora più ricca e consapevole». Giulia Maccone, Responsabile HoReCa S.Bernardo ha consegnato il Premio Bere bene a Taverna Nonna Vera di Latronico (PZ), locale che fa parte dell’Alleanza Slow Food dei cuochi, per «la scelta di creare una carta dei distillati e delle bevande che per ampiezza non ha nulla da invidiare a quella dei vini, peraltro anch’essa costruita con passione e competenza. Un riconoscimento che va alla capacità di rendere speciale qualsiasi momento in osteria, non soltanto quello del pasto». «Essere al fianco di Slow Food e della Guida Osterie d’Italia significa sostenere una visione della ristorazione che mette al centro qualità, territorio, persone e sostenibilità. Nel nostro anno del Centenario questo impegno assume un valore ancora più profondo. Negli ultimi anni il pensiero di Carlin Petrini ha rappresentato per S.Bernardo una fonte di ispirazione concreta, capace di orientare molte delle nostre scelte e di rafforzare la convinzione che il futuro delle imprese passi dalla responsabilità verso l’ambiente e le comunità» ha dichiarato Antonio Biella, Direttore Generale di S.Bernardo. «Continuare a sostenere Terra Madre, la Guida Osterie d’Italia e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo significa dare continuità a un percorso condiviso, valorizzando quellerealtà che custodiscono tradizioni, saperi e culture del cibo che rappresentano un patrimonio da preservare e tramandare alle nuove generazioni». Il Premio Oste dell’anno è stato assegnato quest’anno a Maria Dadomo Campanini dell’Osteria Campanini di Busseto (Pr) e lo ha consegnato Michele Sallustio, Direttore Commerciale Pastificio di Martino con questa motivazione: «Attraversare tre generazioni e diventare l’emblema di una cucina d’altri tempi, ma sempre attuale e sempre più rara. L’incarnazione dell’autenticità, fatta di creazioni che sono già nella storia della gastronomia italiana e che continuano a essere preparate personalmente da decenni, lentamente. Un inno ai miti di un territorio magico, ai suoi grandi personaggi tra arte, cultura, ingegno e con la tavola sempre al centro. L’instancabile vocazione di chi dispensa bontà a ben 90 anni». «Da anni frequentiamo osterie, trattorie e ristoranti che ogni giorno portano in tavola la vera ricchezza gastronomica del nostro Paese. È lì che vediamo vivere le tradizioni, i prodotti dei territori e il lavoro di donne e uomini che custodiscono un patrimonio culturale unico. Per questo abbiamo scelto di sostenere la Guida Osterie d’Italia: perché racconta luoghi autentici, fatti di accoglienza, relazioni e rispetto per la qualità. Facciamo nostro un principio che Carlo Petrini ha sempre sostenuto: le diversità sono la nostra ricchezza. Lo ritroviamo nelle storie degli osti che ogni giorno tengono viva la cultura della tavola italiana e in realtà come la Trattoria Campanini di Busseto, premiata come Oste dell’Anno, dove tradizione, memoria e legame con il territorio continuano a essere tramandati con passione e autenticità. Sono gli stessi valori in cui crediamo e che, come azienda, vogliamo continuare a sostenere» ha dichiarato Michele Sallustio, Direttore Commerciale Brand Italia Pastificio Di Martino. Nel corso della presentazione è stata assegnata anche la Menzione speciale FIPE, a un associato della Federazione Italiana Pubblici Esercizi presente all’interno della guida. La menzione, assegnata a Trattoria da Amerigo 1934, che aderisce all’Alleanza Slow Food dei cuochi, (a Savigno, Valsamoggia, BO) è stata accompagnata dalla seguente motivazione: «Slow Food compie 40 anni e vogliamo assegnare questa menzione speciale a un’osteria che non solo è presente in guida sin dalla prima edizione con la chiocciola, ma nei primi anni eroici dell’associazione Arcigola era anche sede della condotta locale. L’unica osteria in guida che è anche una stella Michelin senza aver tradito la sua vocazione per il territorio e la tradizione, inseguendo modelli altri. Un simbolo e un esempio per tutti noi». Quest’anno ai partner di Osterie d’Italia si aggiunge Tucano, che da quarant’anni progetta borse, zaini e accessori che accompagnano le persone quando partono: per lavoro, per piacere, per curiosità. «Il viaggio è la nostra materia quotidiana, ed è qui che nasce il legame con la guida Osterie d’Italia: la Guida è a sua volta uno strumento da viaggio, di quelli che si tengono a portata di mano, che orientano le soste, suggeriscono deviazioni e trasformano uno spostamento in una scoperta. Sosteniamo Slow Food perché condividiamo la stessa idea di qualità, fatta di cura e di legame con il territorio, e perché le osterie raccontate in queste pagine custodiscono l’accoglienza che rende unico viaggiare in Italia. Affiancare questo lavoro, edizione dopo edizione, è per noi il modo più coerente di sostenere una cultura che sentiamo nostra: quella delle cose fatte bene, pensate per durare». La Guida sarà disponibile in tutte le librerie e sullo store online di Slow Food Editore dal 21 ottobre. L’app Osterie d’Italia verrà aggiornata con i nuovi contenuti il 3 novembre nelle versioni italiana e inglese.

Eremita del Po

Paolo Panni


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti


lettore goloso

22 ottobre 2026 06:54

«La chiocciola, va ricordato, è il massimo riconoscimento assegnato ai locali che si distinguono in modo particolare per l’ambiente, la cucina, l’accoglienza in sintonia con Slow Food». Da incompetente, molto goloso, mi sembra che anche “da Giacomo” in Pizzighettone, abbia in modo eccellente da molto tempo questi requisiti abbinati ad una altrettanto eccellente cantina, ma la chiocciola non è mai assegnata. Quale altro non noto requisito occorre soddisfare?