4 ottobre 2026

Una fetta di salame, una festa di salame

Inizio a scrivere: Km 0 della cyclette.
L'innegabile vantaggio di pedalare in cyclette è di non beccarsi i moscerini negli occhi, di farlo senza mani e soprattutto col frigorifero vicino, così il ristoro di tappa è nelle vicinanze. 
La borraccia è lambruschiforme e l'apporto calorico che accompagna il liquido nel suo breve viaggio verso sud - non sia mai che ciò avvenga in tanta e desolante solitudine- me lo tengo stretto con appropriati lacci suin generis. 
 
Il salame, ha all'attivo secoli di onorata carriera, tesa a zittire appetiti atavici, svolta con grande umiltà e raggiungendo gli obbiettivi prefissati, come arredare in maniera acconcia, le pareti desolantemente vuote dello stomaco. 
Ora, assurge agli onori della celebrità, con festa apposita, che lo sdogana dal ruolo avuto in cantina, per attribuirgliene uno da salotto, dopo lo stage -durato anni- nelle corrusche vetrine delle salumerie che lo esponevano come gioiello della corona del re porcello. 
 
Per il salame c'è gente che ci perde la testa (oddio, anche il quadrupede apposito lo fa, ma obtorto capocollo) e ad imperitura memoria è infatti effigiato a testa in giù, nell'antelamico bassorilievo dei mesi sul protiro del duomo, nel mese di spettanza.
Contandoli, i mesi, da destra, occupa la casella N° 8. Perché mai? 
 
Perché l'anno ecclesiastico, illo tempore, iniziava con l'annunciazione miracolosa della Madonna (cade sempre, senza mai farsi male, il 25 marzo) la quale, prosaicamente, dopo nove mesi (proprio il 25 dicembre) spesi a interessarsi di maieutica, in un locale termoautonomo green, dà alla luce un pargoletto che darà qualche grattacapo a chi non ne seguirà i rudimenti e che si salutano con salàm. 
Ecco spiegato, iniziando l'anno da marzo, la posizione (per il suinide comunque sempre scomoda) occupata dal portatore sano di lardo.
 
Era pertanto novembre il mese del suinicidio, perché necessitava un po' di freddo affinché tutta l'operazione principiasse con l'intento di proseguire coronata da successo, il resto lo faceva l'equilibrio di droghe, spezie, sapienza, sapere, ingegno e con la miseria in cattedra a bacchettare gli sprechi che consapevoli di ciò, nemmeno si presentavano all'appello.
 
Il salame è l'ingegno contadino che combatte la fame di un anno con l'abbondanza di un giorno, razionandone i benefici facendone percolare, dalla clessidra della miseria... prìma i òss, dòpu la fritùura, i gratòon, èl tastasàal, èl cudeghìin, li salaméli, la ciüta, èl (i, plurale, guai altrimenti) salàm, la pansèta, la cùpa, la marióola* e solo scrivendone, giunto al km 24,42 mi si è alzato il colesterolo.
 
*marióola: è il salame nel budello più grosso, il budello gentile, graziosamente marezzato al suo interno di vene di grasso che ne ottundono l'invecchiamento, abbracciandolo in una omeostasi a difesa dei danni climatici esterni e affinché giunga a noi ben vispo, dopo il sonno più prolungato degli altri, perché sarà il prodromo della prossima imminente salamagione.
Il nome marióola lo deve al fatto che lo si sfratta dalla cantina, appunto alla festa di Maria, l'8 dicembre. 
Direttore, sono preparato? [Posso suggerire una risposta affermativa?]
 
L'ingegno contadino summenzionato si attiene al niente che ha e con questo niente si porta a spasso il porcello tutto l'anno, d'accordo non più intero, ma lo fa durare un anno. 
In Esquimya, gli esquimyesi, perché mai dovrebbero tritarlo, conciarlo, insaccarlo, stagionarlo? Lo lascerebbero fuori dall'igloo per approvvigionarsene alla bisogna e senza pericolo niuno di interruzione della catena del freddo. Decisioni climatiche trumpiane, permettendo.
 
A Kremonya, i kremonyesi, devono dapprima convincere il morituro a lasciarci le cotiche, poi spolparlo, rifilarlo, insaporirlo, dosarlo, porzionarlo, confezionarlo, appenderlo, aspettarlo e finalmente papparlo. 
L'éera ùura!
 
Logico fare la festa del salame a Cremona, sotto l'aspetto salumistico, è da considerarsi zona protetta, infatti è sempre stata a favore della mammella.
Comunque ritengo la più adaTTTa alle feste di Cremona, quella della terza T e la terza è già una buona misura. 
Si può dire che sappiamo affrontare le cose di pettto (tre t) senza avere le fette di salame sugli occhi.
 
'Ndùm innàans. Una volta, la fretta, non aveva fissa dimora nella quotidianità, erano tempi in cui le quattro stagioni (che ancora non erano di Vivaldi) scandivano l'evolversi dei lavori e non erano nemmeno una pizza. 
Il "tutto e subito" di oggi, era "un po' alla volta e forse", si usava quel che il nonno aveva costruito e si costruiva per i nipoti: il beneficio era la continuità e il tempo era lì a scandirlo. 
La povertà la si divideva con tutti e non la si lasciava in esclusiva agli altri, secondo i dettami di alcuni esemplari bipedi, appartenenti alla specie, in via di distinzione, poi d'estinzione, come nel caso del politicus avidus insatiabilis malphidentis permalosus bellicosus putiniensis. 
 
Costoro, quando profondono danari -non loro, ergo, nostri- in una attività, vogliono vederne i frutti con una certa celerità; prima, ad esempio, che la magistratura (o un giornalista) voglia mettere il naso dove loro mettono le mani. 
Questo è il meccanismo che il progresso ha ben oliato: non si fa più una cosa pensando alla prossima generazione, ma alla prossima tornata elettorale, quando la sola promessa mantenuta sarà quella del voto di vastità territoriale nell'emiciclo o quanto meno una promessa smisurata, ovvero, una promessa fuori dal bollo di circolazione.
 
Succede la stessa cosa al salame: non si pensa più a stagionarlo perchè duri fino al prossimo porcello da salamare, ma a renderlo vendibile subito, con maquillage tendenti a scimmiottarne la stagionatura, vedi la muffa finta artatamente applicata al suo esterno, come il cerone steso sul volto di chi ha, tanti capelli biondi suprematisti e molte reti di una sua personale informazione corretta (un giornalista gli ha chiesto: corretta o libera?) e raccontarci fiabe, che non iniziano con c'era una volta, ma con cerone una volta (anche due). 
 
Km 57,17 pausa con bacio della miss al traguardo volante di tappa.
Il salame targato Cr matura piano piano, dapprima come baco da seta, quando si presenta come luganega, poi bozzolo quando l'impasto viene racchiuso nel canonico tre fette*.
Il budello-scrigno che lo protegge è l'insieme delle cuciture di tre diversi budelli e mentre scrivo (km 59,67) mi ritorna in mente l'afrore d'aceto che permeava la casa, quando col filo le donne facevano filò -e qui risiede la funzione socializzante del salame- cucendo i futuri salami, dopo svariate abluzioni nell'aceto che, per intuito, vorrei ne comprendeste il motivo**, dato il traffico abitualmente dirimato dall'involucro. 
 
*tre fette: budello composto dalle cuciture di tre budelli dal diametro circa di una decina di cm. Più il budello è piccolo, più stagiona (seccando più velocemente l'insaccato) per questo la gamma dei budelli del salame ne segue la stagionatura fino ad arrivare alla mariola, che ho dapprima menzionato. Se non sei stato attento, dietrofront!
 
**comprendereste il motivo: dovrei citare Cambronne ed addentrarmi nella scatologia. Li evito [di solito lo uso quando faccio il pane]
 
Le ali della farfalla salamata che nascerà, auspico siano generosamente spesse e tagliate virilmente col coltello; ammiratene i colori facendole posare su rurali scodelle di lambrusco e fatele volare tra i denti, senza cerimoniose posate, a desco molle, prendendole con le dita e rimpiangendo d'averne solo dieci da succhiare in seguito, a farfalla volatilizzatasi. 
 
Uno degli ingredienti più introvabili per far bene il salame, è il tempo. Lo ripeto: c'è chi ne scimmiotta la, chiamiamola similcircamenoquasi stagionatura, addossandogli una parvenza di muffa artificiale, una sorta di impiastricciatura di farina, tesa solo a minchionare il grullo* che non sa quali afrori sviluppi il tempo. 
Considerate questo artificio industriale di invecchiamento apparente come elemento disambiguante per decidere ed evitare quel salame cammuffato da vecchio.
 
*grullo: chi si crede intenditore perché ha mangiato e bevuto sui libri (ho fatto un un peccato di superbia, dovevo scrivere che lo legge su internet) è m@stercheffato nel cervello, crede negli agritur dove i contadini fanno il bagno di suoni aprendosi il chakra, dove il pane col grano arso non è il frutto della spigolatura nel terreno bruciato, tesi di laurea di vera povertà, ma grano abbruciacchiato appositamente per i tonti. Son scatt spiegatt bbuono?
 
Lasciamoli, quei salami finti, sui banchi degli spennagrulli, facciamoci guidare dal naso, quando il profumo di aglio èl sè inzibìss e èl tè dìis... "Sunti chì!" o sei a Cremona, o stai incrociando Mantova, o ti ha catturato la zia ferrarese (si chiama proprio così!!!!!) chissà come mai tutti luoghi afferenti il Po: certi vedono il Po dividere, taluni invece come una cerniera che unisce, io come un bacio tra due sponde. 
Solo i confini degli uomini dividono.
 
Firmo al km 74,19*
Lilluccio Bartoli che adesso va ad aprire il frigo e a tajàasè na fèta dè salam. Fùm dò.
*74,19 km = 1050 calorie equivalenti a un etto dè panbèscùtt, trè fèti (anche se avevo detto dò: sono prima bugiardo, poi goloso) dè salàm [mija picènini] e 'na scùdêla dè Lambrüsch!
Lilluccio Bartoli


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commenti


Rosella

5 ottobre 2026 10:00

Molto interessante questo arricolo che Bartoli ci ha apparecchiato con l' ironia e l'irriverenza che lo contraddistinguono, rinnovando il profondo attaccamento alle tradizioni cremonesi di cui si conferma convinto e sempre originale paladino; a dimostrazione che le cose semplici sono sempre le più apprezzate. Il salame è un prodotto trasversale, che unisce le generazioni di oggi e di ieri diventando un vanto dei territori rivieraschi; non a caso persino Battisti gli ha dedicato una canzone. Avanti così Lilluccio!

Jim Graziano Maglia

5 ottobre 2026 16:07

Sempre ottimi e ' gustosi' i tuoi articoli,originali,mai banali e culturalmente ineccepibili...Fanno rivivere atmosfere, luoghi e sopraffini cibarie della nostra storia e tradizione.. sperando che i vari "kebab'" e affini..non ci facciano la festa ... già per altro in corso.. Grazie infaticabile Mr Lillo e grazie a Cremona sera per la gradita e piacevole (soprattutto gastronomica) pubblicazione.Evviva!