Herr direktor mi chiede se ho qualcosa di fresco: ghè pènsi n'àtìm... ca' mia!
Mi faccio condizionare dall'aria senza darmi delle arie (come certi attori quando interpretano il ruolo di ventilattori) accendo il condizionatore Daria* (la chiamo affettuosamente così) e al fresco artificiale, peschealvinomunito (pèrsèch, vìin rùss, cùn la méel [sé, pròpria cu§é in dialètt: la méel, mija èl méel] dotato di lapis moderno (tastiera dèl tantacul infurmàtic) comincio a scartavetrare la pazienza al direttore...
*Daria. Holding & brand che si occupa e comm&rcializza camere Daria, correnti Daria, condizionatori Daria, bolle Daria (quando bolle, cala la pasta) ma si cimenta anche nei dolci, come alcuni dessert del Sahara, col marchio Drome Daria.
Torniamo al fresco, in galera (ci lavorava anche Daria con la ditta Ora Daria) che prima era in Via Jacini ed ora a Ca' del Ferro (simpatici luoghi non esclusivi ma reclusivi, dove ti circondano -da cui case circondariali- e che non capirò mai perché, carcere-carceri, diventino femmine al plurale.
Edifici ermafroditi alla bisogna, dato che al singolare non possono darti altri momenti d'evasione.
Nel nostro clima estivo*, afoso*, umidoso*, appiccicoso* e zzzzzzzzzzzanzaroso*, la cucina devia dagli apporti lipidici per attraccare a piatti più salutari.
Qui interviene l'orto, come da rudimenti sanciti ed espletati dal cartello all'ingresso del mio: "Si può cogliere una gamba d'insalata nell'ortopedico?"
*clima estivo* afoso* umidoso* appiccicoso* zzzzzzzzzzzanzaroso* due punti: sòfèch. Punto.
Dall'orto, nella mia casa-osteria dal desco molle* (osteria sua di me medesimo, myself, personale, privata only for onnivor sòci, no vegan, no astem [éel ciàar che a ca' mia pódi fàa chèl che n'òo voja?] approdano al tavolo, dopo trasformazione fornellistica, i piatti desueti della nostra campagna, dei miei nonni, fatti di semplice autenticità, di fiera verace povertà, orgogliosamente contadina.
Come, ad esempio, curnètt in ajòon, peperoni verdi o gialli o rossi o semaforo con olio e grana, salàm e fìich, peperonata agrodolciosa con l'aceto (in dialetto la ceto) frittata con idem e abbondante aceto a fare da deuteragonista, pulèenta frèda (frèda: pronuncia del contado, fréda in cicòon citadéen) e cacio cunsàat cun óoli e zéet (o azéet) [o a§éet] {tanta, anche qui al femminile** perché "la" si faceva in casa e non gravava di ulteriore depauperamento palanche il flebile bilancio} farimbulàan o maribulàan o fanburlàan -alias prugne selvatiche- cotte nel vino, pere cotte idem, pomodori con basilicò (in dialètt è accentato così) e cipolle e panbèscutt e vìin (in estàat bèle divèntàat a§éet) tègnìit al frèsc in dèl sedél àla cadèna dèl pùss***. Diretùur, 'ndùm bèen con il qualcosa di fresco?
*desco molle: intuibile descrizione di tavola apparecchiata con garbata essenzialità, defronzolata, di rustica semplicità e non piatta sciatteria, àla vataciàava, dove ritrovarsi per un cenobitico asciolvere che potrebbe -eventualmente, in Via Eccezionale, angolo Piazza Succede Raramente- cangiare in una smodata paciàada da slifrucòon all'uso delle merende sinoire piemontesi.
Qualora non si trovasse esaustiva la spiegazione, digita "desco molle" su gugl e pò dòpu fàmèe savìi, sidünò fidètè e s'ciau.
**femminile: qualsiasi cosa inerente il rosa è sempre meglio del suo antagonista azzurro. Non è chiaro? Può bastare l'accezione figata e cazzata? La tua risposta affermativa qual'è?
***cadèna del pùss: frigo ante litteram. Si calava in fondo al pozzo, nel secchio, la bottiglia (di solito vi era stabilmente, in villeggiatura estiva, anche un panetto di burro) e talvolta accadeva che il secchio andasse perso. Nema problema: col lüf**** si scandagliava in profondità -devotamente sgranando rosari di kankeri- e agganciatolo, lo si ritraeva col prezioso carico, insperatamente ancora più fresco di quando era stazionante a pelo d'acqua.
****lüf, in lingua lupo: istromento arzigogoloso fatto di uncini plurimi (vedi foto) atti a scandagliare palombaramente il fondo del pozzo per agganciare, artigliandolo come un lupo, il reperto perduto.
Curioso modo di dire, targato grigiorosso: èl pàar tiràat sü cùl lüf, ovvero dato il volto butterato di chicchesia, celiando, veniva siffattamente schernito lo sventurato dall'epidermide vulcanizzata, ipotizzando il suo recupero da una caduta nel pozzo con l'utilizzo di detto istromento arzigogoloso che, nel torbido, ne aveva ghermito proprio il volto, lasciandone indelebili alcuni souvenirs esteticamente vistosi e non confacenti i canoni botticelleschi della bellezza.
Di alcuni piatti very slurp sopracitati, sopra il titolo, ci sono le foto...
#1 Salàm & Fìic. Si affetta il salame, si coglie il fico, si pappa il tutto in rigorosa presenza di pane, vino, amici. Senza l'ultimo vitale ingrediente, cambia il goderne.
#2 Peperoni col grana. Affettasi peperone, grattuggiasi grana, benedicasi di olio bono, pepasi ad abbundantiam, mescolasi, rimescolasi e ririmescolasi, attendesi la formazione di una cremina (ci vorrà un'ora) e ammanniscasi. Puotesi altresì fare l'istèss con le zucchine tagliate a monetine $otti£i$$im€.
#3 Nervètt & fasulàane. Si possono facilmente trovare i nervetti alla Piccola, in Via Dante, ancora più facilmente possiamo farci venire i nervi telefonando ad un call center per penotare una visita o con maggiore efficacia di raggiungere l'obbiettivo di farceli saltare, transitare speditamente davanti ad un autovelox ed attendere gioiosamente, via posta raccomandata*, la foto mossa e costosa dell'indimenticabile momento immortalato ad imperituta memoria.
*posta raccomandata: ad aumentare la forza centripeta delle gonadi, abitualmente provvede il postino, lasciandoti un grazioso scontrino, dove mendacemente, vieni avvisato che non eri in casa mentre c'eri eccome, in modo da attendere altri giorni e poi recarti in posta a fare la fila per diventare più povero, snocciolando kankeri e fecalomi millanta.
#4/5 Pulèenta e pistàada. Polenta, ovvero mèi chè nièent, en español: mais que nada.
Pistàada, lardo cun ài e perdèsèm (per i franzosi, aux fines herbes) a metà mattina in tutte le cascine echeggiava il tramestìo dei coltelli sul tagliere che pestavano il lardo, finiva poi nelle minestre, sulla polenta, senza sapere nulla di colesterolo e affini, dati gli esercizi ginnici tendenti ad inficiarne gli effetti, tipo spalare letame e zappare campi molto in auge nei tempi andati.
Ora il lardo è demonizzato ed io ho visto una, non dico cosa, toglierlo dal prosciutto, ordinando al contempo, patatine fritte. Di persone così ce ne vorrebbero dieci, peccato che siano molte di più.
#6/7 frutta (farimbu... làan o maribu... o fanbur...) cotta nel vin brulé. Si fa prendere bollore al vino speziato, sfacciatamente dolcificato con "la" miele, si cala la frutta che può essere rappresentata anche dalla ciliegia, dal fico, dalla pera, dalla pesca (ma non dalla caccia) si spegne e si sgozzoviglia sia calda, sia fredda, sia come sia. Così sia.
Altro gnam estivo era pane e anguria (notare, please, che a Cremona è anguria, lemma disambiguante, allorquando altrove è melone o cocomera, generando in noi, dai globuli grigiorossi, il dilemma se cocomera è cetriola o melone la Via Altobello Melone)
Altra cremonesitudineria estiva, la bujàca. Ricordo personale di parecchi capelli grigi fa. Rammento.
Location: un canale qualsiasi dove si faceva il bagno durante la villeggiatura, lontana due pedalate da casa, occupando i posti lasciati fortunatamente liberi da tafani e zanzare.
Bujàca: il mangiare patate e rustìin (pannocchia di granoturco giovane [young turk] ed avulsa dalla pianta piuttosto illegalmente, ovvero dè sfrüus) in campagna e dè scundiòon, sul fuoco improvvisato di sterpaglie.
Sulla fiamma era posto il fuso ad abbrustolire (uso pre-pop corn) e sotto la brace, sepolte dalla cenere, le solanacee, mentre noi ex ragazzi si sguazzava nel canale, fantasticando di essere alle Sei(y)chelles. Ancor oggi non sappiamo dove si trovino le altre cinque.
Ora sorge spontanea (poi tramonterà forzatamente?) la domanda: ubi cacchium trovo queste cose? Come ben spiegato nel titolo, a ca' mia che è un'osteria personale, solo per gli amici*, il mio giocattolo da grande.
Infatti è scritto sul biglietto da visita (che gode di buona salute e non comprendo perché sia da visita) "Fotografo dalla nascita e oste subito dopo".
*amici...
Mara Schino
Evaristo Rante
Pina Scalòp in Tingolo
Tino Spezza
Sara Cinesca
Pia Cerebbe
Tina Domat
Dina Mon
Lino Morel (non lo scansano)
Parmi G. Anna (amica di Reggi Anna)
Carlo Noncer (è introvabile)
Leo Acu
Martina Franca (è in Puglia)
Vito Rinsa
Pina Guidaal
Lina Porcel (quasi parente di Rosa Porcellino)
Rino Mato
Miss Isipi
Mara Meo
Marco Diro di Rondello
Marco Visita
Carmela A. Cerba
Massimo Riserbo
Klaus Trophobikoh
Rita Prefe (un giorno scomparve, spaRita, cambiò nome: Eva Porata)
Edy Trice
Nello Ritor
Lino Botu
Tino Appartamen
Enza Part (parente di Ivo Arr)
Tina Mogliet
Mary Tino
Rina Vet
Enza Conveni
Eva Accorg (era sempre attenta, altrimenti si perdEva)
Leo Mauso
Tina Magliet
Enza Capi
Rita Selomé
Dott. Rina
Pia Centina
Barbie Turici
Nino Aeroplà
Ivo Offens
Sara Ceno
Tina Fioren
Marina D. Carrara
Pia Dena
Rina Alge
Rita Dimag
Dina Sar (soprannominata Alice)
Enza Viol
Ivo Sbrigat
Mario Netta
Lina Ugurazione
L'osteria è la mia passione, vivendo incatenato alla libertà, non faccio mai niente che non mi piaccia, porto in tavola più che affettati, affetto, so dare il mio contributo al meretricio, viziando e coccolando i miei amici, in particolar modo gli onnivori, quelli che non si peritano innanzi a trippa e piatti splancnici, frattagliosi, interiorosi, quintoquarteschi.
Voglio un bene dell'animella a costoro e a queste slurperie.
Ho una discreta conoscenza (peccando di superbia) dei vari gnam della sfera terracquea (anche se prediligo quella terrenologica) e li ammannisco attenendomi alla loro koiné gagliardamente contadina che li accomuna tutti, esaltando la terra, la fatica, l'ingegno, la fantasia, la cultura, la storia e tutto questo mi convince sempre più del fatto e del perché la gola sia più vicina al cervello che allo stomaco.
Talvolta e quei trojai di amici miei lo sanno, basta strofinarmi ed esprimere un desiderio. Sanno accendere la miccia. Sono amicci, adoro accontentarli, mi basta l'applauso dei denti che avviene quando le papille fanno la hola.
Sono oste, ostia! L'osteria è dove avviene la disgregazione dell'io, dove ci si accomuna, dove proprio l'assenza della tovaglia fa in modo che le barriere si annullino, che l'impegno dello stare a tavola non sia solo mangiare, ma assaporare la vita, giocare a carte, discutere, litigare, dire -o scrivere, come sto facendo- cazzate, in una parola, vivere quello che si è.
Se qualcuno pensasse, alla lettera, ma questo qui è un figlio D (quin D la lettera è la lettera D) lo inviterei ad intuire la professione della mia mamma, abitualmente svolta dopo la mezzanotte.
Attempato neonato e crapulone impenitente.
commenti
Monica
16 luglio 2026 07:36
Lucio sei sempre un mito!
Lilluccio
16 luglio 2026 10:23
Facetia riempitiva (a cura di Iva Riempit)
Tra le società in pancia (un po' più sotto, a dire il vero) alla holding del brand Daria, vi figura anche il ramo editoriale erotico kamasutresco Tromba Daria.
Lilluccio
16 luglio 2026 16:02
Appena arrivato fresco fresco, lo giro subito caldo caldo...
Ancora non ho capito se il protagonista sia miglior fotografo o oste o tutte due le eccellenze abbinate. Anche in cucina, nel cremonese in questo caso, si aggira in poeta esteta. Ciao Lilluccio
Lilluccio
16 luglio 2026 18:40
Hanno mandato a me questi commenti che giro qui s8 al voloooooooooOOOOOOO!
Sempre pertinenti, tradizionali e simpatiche le tue creatività!! 👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏
Il messaggio illustrato è arrivato forte e chiaro 👍
Non sono riuscito a trovare il vocabolario cremonese per leggere attentamente il menù dell’osteria 💪
Che meraviglia, verrò promesso che verrò 🫣
Spero
Sì, ti poter essere tuo ospite per spiegazioni varie. Intanto, ti porterò la mia sublime mostarda.
L’ho appena visto…fantastico articolo come sempre 🤩
Vai avanti a fare il fotografo perché se cominci a scrivere sono kz…
Sono arrivato alla fine del tuo articolo,essendo in ufficio al fresco.adesso lo passo,ma non so se arriveranno alla fine
Un mio amico spesso diceva:
"... adesso vado a prendere una boccata d'aria..."
Poi abbiamo scoperto il nome della sua morosa 😂😂😂
Leggo sempre volentieri le tue fesserie....Sei bravissimo!Ca' tua è stupenda!
Fenomeno!!!!
Bellissima! Bravo!
Al primo funerale che faccio lo leggo... visto che gho temp 😁... prima o poi riusciamo a vederci....
Io ho un amico astemio, utile a volte ma triste…..
Dici che è quasi una rarità cremonese questo posto ?
Letto con assoluto piacere.
Non mi sono dimenticato della tua godereccia osteria
Sei fantastico Bartoli
Complimenti!bell articolo..sempre scritte con un senso!
Bella sei bravissimo!!
🍀🥂🍀ciao, sei davvero un essere speciale e rinomato👋👋👋
Mi sono sbellicata... Eri in forma splendida -vedo- quando l'hai scritto 😂
😂
Daria mi sta simpatica, le descrizioni dei piatti sono chiaramente fatte da chi non solo ne conosce i segreti in cucina, ma soprattutto i risvolti antropologici
La storia del lüf mi mancava quindi, oltre allo sbellicamento, ho anche imparato una cosa nuova. Oste, ancora un bicchiere di rosso!
Letto, tutto d'un fiato. Rutilante, eccessivo, baroccorocococheggiante, ma non mi sfugge il retrogusto tenero, meno appariscente del banchetto gongolante, ma per me la parte più bella. Bravo Lilluccio, gran bel pazzo, volevo dire pezzo.
Dirò a Tino Vermen, Lino Bardo e Nello Bru di andare a trovarti. Non so però se ritorneranno a casa loro
Hai una fantasia, spettacolare ironia e proprietà di linguaggio invidiabili!!😉Dal Bart g'he' sempre da emparar!👌