23 dicembre 2023

I lucci della Vigilia della "pesèerà Marietta" e "Vansaròt e puarét" in stràada Canòon

La professoressa Lucia Zani, ricorda la Vigilia di Natale a casa sua, in via Garibotti, nella sua bella casa borghese (i suoi erano i proprietari della "Cavalli e Poli") nel suo libro "Passato remoto...ma non troppo".

"A proposito: i panettoni che mangiavano nei tempi andati non erano pasticciati e farciti come usa oggi: il panettone doveva essere rigorosamente punteggiato di uvetta e canditi; il pandoro bello asciutto; la colomba con la sua bella crosta di zucchero e mandorle. La Vigilia di Natale dovrebbe essere di magro (e digiuno) anche oggi mentre, come è risaputo, vengono preparati in molte parti, famosi cenoni. In casa mia si era osservanti a metà: a mezzogiorno si mangiava poca cosa; alla sera si preparava una cena di magro, ma raffinata e completa: c'era un primo di pastasciutta, un secondo di pesce e poi panettone, torrone, caffè col rum. Il pesce era un piatto eccellente, perchè trattavasi di orate o cefali ai ferri, cotto al fuoco del camino. In qualche caso il pesce di mare era sostituito dal pesce di fiume altrettanto nobile: il luccio lessato, arricchito da contorni vari. La "pesèera" Marietta di via del Sale lo riservava per noi, quando faceva il giro settimanale con la sua carriola. C'erano dei magnifici lucci una volta nel Po...La sera della Vigilia si giocava a tombola e poi a un vecchio gioco chiamato 'farinaccio' o 'campane a martello' e del quale, pur avendo conservato i pezzi (dadi e cartelle), né io né mio nipote riusciamo a ricostruire le regole. A fine tavola, quando venivano tolti i piatti, figlie e nipote trovavano la busta, contenente una cospicua mancia (l'unica nell'anno). Stefano ed io ci avvicendammo per anni nel leggere papiri augurali, prevalentemente scherzosi, in versi, perlopiù, o in latino maccheronico". 

C'era anche un'altra attenzione  e solidarietà, specialmente con l'avvicinarsi del Natale, verso la povera gente. Presso la Caserma Manfredini, ogni mezzogiorno veniva distribuito ai più poveri del rione, insieme a qualche pagnotta, il rancio avanzato dai soldati. Siamo negli anni Trenta e lo scritto è del dottor Alberto Colombini  cremonese conosciutissimo anche per il suo impegno politico nella Democrazia Cristiana.  Nel Natale del 1989, Colombini mandò la composizione al professor Gianfranco Taglietti. S’intitola "Vansaròt e puarèt", ‘Avanzi di cibo lasciati nel piatto e poveretti’, ed è riferita agli anni Trenta. in stràada Canòon 

Vansaròt e puarèt 

Quàan s’éeri ‘n regasèt in stràada Canòon gh’éera na cazèerma che la gh’ìiva na purtìna vezéen a la cuzìna

Quando ero un ragazzetto in strada Cannone c’era una caserma che aveva una porticina vicino alla cucina. 

Lé, a na cert’ùura de matìna, gh’éera sèemper na fìila de puarèt, cun tegàm e spurtìna, ch’ìi spetàava de vìighe en pòo de vansaròt che se nò i suldàat i gh’arès sbatìit vìa. 

Lì, a una cert’ora della mattina, c’era sempre una fila di poveretti, con tegame e sportina, che aspettavano di avere  un po’ di avanzi di cibo che, altrimenti, i soldati 

Chéesta l’éera mizéeria. El Maresciàl de la cazèerma che ‘l la sìiva, el slungàava el bróot, el sbalìiava la rasiòon cun en pòo de brancàade in pö de gnuchèt, per vìighe cuzé i vansaròt e impièener i tegàm e la spurtìna de töti i puarèt, ch’ìi spetàava lé, vezéen a la purtìna. 

Questa era miseria. Il Maresciallo della caserma che lo sapeva allungava il brodo, sbagliava (apposta) la razione con un po’ di manciate in più di gnocchetti per avere così degli avanzi e riempire i tegami e la sportina di tutti i poveretti, che aspettavano là, vicino alla portina. 

Adès, töt chéesto el se vèt pö, de puarèt ghe n’è quàazi pö! 

Adesso, tutto questo non si vede più, di poveretti non ce ne sono quasi più! 

La foto è di Ernesto Fazioli

 


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commenti


ennio serventi

24 dicembre 2023 09:58

non so se quel che chiamavamo "il rito della minèestra dei suldàat" fosse già in uso negli anni trenta del '900, sicuramente si celebrava ancora verso il 1947. A volte, non sempre ma a volte, uno dei ragazzi che abitavano al secondo piano di quella casa di via Bissolati allungava la fila di quelli che, poco più avanti, aspettavano che comparissero, nel grande vano che immetteva nel cortile della caserma, gli addetti a quella pacifica corvèe militare. Dal modo come questi portavano la grande marmitta quelli in attesa deducevano se per quel giorno la razione fosse scarsa od abbondante: se con una stanga di legno infilata fra i due manici del pentolone fosse stata portata a spalla significava che per quel giorno la minestra, o la pasta, ci sarebbe stata, in giusta misura, per tutti. La voce che il cibo distribuito fosse quello raccattato fra gli avanzi nei piatti dei soldati non circolò mai dalle nostre parti: era certamente quello che, nella pentola, era avanzato dopo la distribuzione ai militari. " I poveretti non ci sono più"? Basterebbe fare un giro alla mensa della "Caritas".