31 dicembre 2023

2023, l'annus horribilis del vino italiano

Tempo di fine anno e tempo di bilanci, anche nel mondo del vino.

E, per citare le parole dell’Osservatorio dell’UIV (Unione Italiana Vini, l’associazione che rappresenta 709 aziende, 150.000 produttori di uva, il 50% del fatturato del vino Italiano e l’85% del vino esportato), il 2023 è stata “l’annata più complicata dell’ultimo ventennio”.

I fattori di questa crisi sono molteplici, e di alcuni abbiamo già parlato. In primis le condizioni climatiche avverse, che collocano la 2023 fra le peggiori annate degli ultimi cento anni (assieme a 1948, 2007 e 2017). Abbiamo assistito, infatti, a disastrosi episodi di maltempo e anomale ondate di calore. Questi fattori hanno provocato violenti attacchi di peronospora, aggravati dalla siccità successiva, che hanno portato intere regioni a diminuire drasticamente la produzione: Molise -45%, Abruzzo -40%, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia -30%, Toscana, Lazio, Marche, Umbria e Puglia -25%. Senza dimenticare la terribile alluvione di metà maggio che ha messo in ginocchio la Romagna e che ha causato danni a volte irreversibili in molte località dell'Appennino Tosco-Emiliano. Tutti questi fattori porteranno l’Italia a scendere, dopo parecchi anni, al secondo gradino del podio come quantità di vino prodotta, scavalcati in cima dalla Francia. Il terzo posto, per dovere di cronaca, è occupato da sempre dalla Spagna.

Il secondo fattore di crisi del vino Italiano deriva dalla situazione economica internazionale, che ha visto in molti mercati internazionali registrare un segno meno, spesso con un numero in doppia cifra. Sempre l’UIV, infatti, ha comunicato i dati dei primi 12 mercati internazionali, che segnano tutti una recessione dei consumi, tra i quali Stati Uniti -12%, UK -3%, Svizzera -10%, Canada -20%, Giappone -16%, Norvegia -13%, Australia -16%. Ma è soprattutto l’Est del Mondo a preoccupare, con la Cina che registra un -27%, Sud Corea -40% e Giappone -6%, minando così tante recenti certezze, che vedevano in questa parte del Mondo un nuovo Eden del vino Italiano, e che invece si è letteralmente e completamente arrestata. E, paradosso dei paradossi, l’unico mercato mondiale che mostra un segno positivo, addirittura un +45%, è quello della Russia, alla faccia delle sanzioni che dovrebbero colpirla a causa della guerra con l'Ucraina.

In mezzo a questo quadro non certo idilliaco, è esplosa anche la questione etichettatura. Il regolamento Europeo 2021/2017, convertito nella Legge Europea 132/94 ha infatti esteso al vino l’obbligo di etichettatura con indicazione degli elementi nutritivi, degli ingredienti e degli allergeni, come è ormai da anni obbligatorio per tutti i prodotti alimentari confezionati. E così dal 8 dicembre scorso, è diventato obbligatorio scrivere, nella retro etichetta dei vini prodotti prima di tale data, le informazioni sopra citate. Ma in Italia, lo sappiamo, siamo maestri nel complicare le cose e così, quando sembrava si fosse trovato l’accordo per la corretta indicazione degli stessi (che sono quasi sempre rappresentati da un qr code che rimanda ad una pagina web con l’elenco di tutte le informazioni obbligatorie), ecco che l’UE ha leggermente cambiato le carte in tavola, obbligando l’indicazione chiara in etichetta almeno della componente energia (sigla E), degli allergeni e della dicitura “Ingredienti” accanto al qr code. Che tradotto significa circa 100 milioni di etichette già pronte da mandare al macero, e ritardo nella commercializzazione per i tempi tecnici di sistemazione e ristampa delle retro etichette corrette. Un danno non da poco, che ha convinto il ministro Lollobrigida a promulgare un decreto (il 7 dicembre, il giorno prima dell'entrata in vigore!) che proroga di tre mesi, al 8 marzo, l’adeguamento alla suddetta legge Europea. Insomma: il solito pasticciaccio brutto all’Italiana, dove a venir penalizzati sono ancora, e sempre, i consumatori.

Non bastasse tutto questo, ci si è messa anche la televisione pubblica a giocare il carico, con la tristemente nota inchiesta di Report di Rai 3, andata in onda il 17 dicembre, dal titolo “Piccoli Chimici”. In questa inchiesta, realizzata con ignorante superficialità e colpevole faziosità, e della quale ahimè Report promette una seconda parte, si è tracciato un quadro del mondo del vino Italiano cosparso di mistificatori, farabutti, delinquenti e sofisticatori.

Sia chiaro: queste figure sono presenti nel mondo del vino, così come in tutti gli altri ambiti della vita sociale ed economica Italiana, ma da qui a dire che tutti i vignaioli e i produttori Italiani siano così, ce ne vuole. Così come, onestamente, faccio fatica a capire a chi giova colpire un settore economico che vale 14 miliardi di euro e dà lavoro a 1 milione e 300.000 persone.

Ed è con questo non certo incoraggiante bagaglio che il mondo del vino Italiano si affaccia al 2024, nella speranza di ritrovare velocemente un nuovo equilibrio, fatto di informazioni chiare e trasparenti, di produttori attenti ed onesti, e di consumatori curiosi e desiderosi di conoscere una delle più grandi eccellenze alimentari Italiane.

Si sa, sognare non costa nulla, e quindi ogni tanto permettetemi di farlo.

Buon Anno a tutti i lettori di CremonaSera.

Andrea Fontana


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