12 marzo 2026

I giochi da fiera: la piramide umana nel quartiere o in oratorio

I "giochi da fiera" sono quelli che venivano animati in particolaric ircostanze festive o durante le vacanze in campeggi estivi e nei soggiorni in colonia al mare o in montagna. In essi veniva privilegiata la gara fra i contendenti ed il conseguente agonismo dei partecipanti. Per la fiera o per la sagra veniva dato particolare rilievo all'appartenenza ad un particolare rione o gruppo della città o del paese o della parrocchia, avendo per riferimento ideale nel loro svolgimento i palii d'antica data e la loro riproposizione.

LA PIRAMIDE UMANA

Nei palii fra rioni o nelle feste dell'oratorio il "gioco della piramide" ha sempre costituto una fonte di divertimento e di coinvolgimento da parte del pubblico. La composizione delle squadre, in quanto all'età ed alla corporatura, era mista. Da una parte, infatti, servivano giovanotti robusti nella funzione di «piloni» ben posizionati a terra, alla base della piramide stessa.  Altrettanto era indispensabile la presenza di ragazzi abili ed agili a salire sui «piloni» della «costruzione umana», per creare un secondo e terzo anello superiori. Era un modo per i giovani di mostrare a tutti, e soprattutto alle ragazze, la loro forza muscolare e le loro doti acrobatiche. Per i bambini e per i ragazzi che salivano sulla piramide era invece un modo per avere un contatto, da pari a pari, col mondo dei grandi, e di es servi accolti e coinvolti. Ed era la miglior forma per mostrar appartenenza al proprio rione o gruppo di vicinato. Il gioco iniziava con i «piloni» che si disponevano a cerchio con le braccia strette alle spalle del compagno di destra e di sinistra. Quando la «base» era ben strutturata e solida, un secondo gruppo s'arrampicava cercando di mettere i piedi scalzi sulle spalle dei componenti il primo cerchio. Poi, raggiunta e verificata la stabilità del secondo cerchio, formato da un numero inferiore di ragazzi sulle spalle dei componenti il primo cerchio, s'iniziava la costruzione del terzo anello o gradone della mastaba, della piramide ancora tronca. E così, con un numero ancora minore di ragazzi, si vedeva l'arrampicata sui due piani precedenti. Scrive Mario Favari, su Il libro dei giochi dimenticati, che gli spettatori avevano di fronte uno spettacolo incredibile: chi saliva doveva aggrapparsi a schiene, colli, cinture, pantaloni, fino a giungere a mettere i piedi sui compagni del primo piano e sollevarsi (cosa non facile) in piedi sulle spalle di quelli sotto. E così avveniva anche per gli altri che iniziavano la scalata verso i gradoni posti sopra. Una volta giunti al terzo anello non rimaneva che far salire un bambino a far la parte della «piccola vedetta lombarda». Questi, se riusciva a giungere in cima a quella costruzione di corpi, alzava le braccia in segno di vittoria. Iniziava quindi il gioco un secondo gruppo, o tanti gruppi quanti erano le parti in competizio- ne. Se anche questi gruppi riuscivano nell'intento la vittoria veniva data ex aequo. Ma molto spesso non vinceva proprio nessuno perchè la piramide non reggeva allo sforzo e tutta la catasta umana finiva a ruzzoloni.

Per chi volesse esercitarsi ne «la piramide umana», consiglio di farlo in spiaggia, a Po o al mare, ma anche all'oratorio purché ci siano tutt'attorno dei materassi a disposizione.

Agostino Melega


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